Costruire Comunità attorno alla fede pasquale

Prime note della “Sinfonia del nuovo Mondo”. Nella cattedrale splende una luce accecante: è la notte di Pasqua. Ti avvolge una polifonia di Alleluia. L’organo, dopo i giorni del silenzio, intona “ripieni” di vittoria. Condivido con i presenti l’estasi di una notte di misteri svelati, di simboli, di canti e di emozioni. Lascio la cattedrale ed entro ben coperto nell’oscurità della notte. Piove. Attraverso la piazza. Da una via secondaria sale un chiacchiericcio sommesso: decine di giovani stazionano davanti al bar stracolmo di gente: prima tappa verso i luoghi del sabato sera. Per loro la notte di Pasqua passa così. Sarebbe logico deviare, attaccar bottone con quei ragazzi e raccontare la novità: Gesù è Risorto! Il contrasto è stridente. Preoccupazione di essere importuno ed invadente? Fretta per il rientro (l’ora è tarda)? Timore delle reazioni? Fatto sta che passo oltre, muto e poi, quasi subito, deluso dalla mia timida prudenza. Dov’è la forza della Pasqua? Quanto grande il convincimento della novità cristiana? Quale peso ha la verità dell’incontro col Risorto? Sarebbe bastato entrare in quel bar, ordinare un punch e dire a tutti: «Buona Pasqua!». Le statistiche assicurano che il 98% degli italiani è battezzato, ma molti si trovano cristiani senza aver mai deciso di diventarlo. È evidente: la maggior parte non “pratica”. Non è detto che chi non pratica sia meno sensibile ai valori, meno raffinato moralmente, meno dedito al prossimo. Ma essere cristiano è semplicemente un’altra cosa; mette in una responsabilità diversa. Un indice abbastanza significativo è la diversità con cui viene celebrato il Natale rispetto alla Pasqua, ambedue feste centrali del cristianesimo. La partecipazione della gente è sbilanciata, però, sul Natale: chiese stracolme per la Messa di Mezzanotte, poche persone alla Veglia pasquale; «Natale coi tuoi», sentenzia il proverbio, «Pasqua con chi vuoi». Il Natale – si dice – col suo messaggio di pace, di bontà, con le sue melodie pastorali e le tradizioni famigliari, è sentito da tutti. Le tv, senza imbarazzo, sovrabbondano di richiami natalizi (complice la pubblicità), ma tralasciano riferimenti al Festeggiato. Eppure, è la Pasqua il centro teologico e temporale della fede cristiana. «Se Cristo non è risorto vana è la nostra fede», già lo dicevano i primi cristiani (cfr. 1Cor 15,17). La Veglia pasquale è il momento più alto e significativo per il cammino di una comunità cristiana. È «la grande notte» nella quale i cristiani si connettono con la travolgente epica di Israele: liberazione dalla schiavitù, passaggio del mar Rosso, esodo verso la terra promessa, esperienza di un Dio presente che non sta “sopra”, ma “davanti” ai cammini di liberazione. Nella notte di Pasqua si apre un nuovo passaggio; si rivive il compimento delle promesse di salvezza. Gesù, dopo aver dato la sua vita sulla croce per amore, risorge; entrato nella vita nuova la comunica a chi l’accoglie: suonano le prime note della “sinfonia del nuovo mondo”. L’antico esodo si prolunga nella decisione di chi “fa il passaggio” ed entra nella novità di vita, la stessa di Gesù. Gesù risorto, nella più solenne delle sue apparizioni davanti a testimoni oculari, dice: «Battezzate» (cfr. Mt 28,19), un gesto che nella sua semplicità significa tutto questo e racchiude una potenza misteriosa. Ma la maggior parte di noi ne sa poco o nulla. Si chiede il Battesimo per il neonato forse per fedeltà ad una consuetudine, forse per un rito beneaugurante, forse per una festa di famiglia per il nuovo arrivato. Riti con l’acqua sono presenti in tante tradizioni religiose. L’acqua è il più ancestrale dei simboli: vita, estinzione della sete, purificazione. Ma Gesù ha dato un significato totalmente nuovo al Battesimo. Giovanni Battista vi allude con parole forti e misteriose: «Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in spirito santo e fuoco» (Lc 3,16). Per questo la comunità cristiana mette ogni impegno per rinnovare la decisione di appartenere a Cristo e di accogliere in pieno la Pasqua nella propria vita. Rivolgo a tutti un invito cordiale a riconsiderare il dono ricevuto già un tempo per la premura dei genitori nel solco di una tradizione viva: il Battesimo. Veglia, Battesimo, esistenza cristiana: costruire comunità attorno alla fede pasquale.
✠ Andrea Turazzi