Si riparte!

Essere speranza in un mondo ferito «Sarà mai come prima?». È una domanda che ci rende pensosi con l’epidemia che ha scosso l’Italia e l’intero pianeta. In effetti, si è spezzato l’equilibrio del vivere quotidiano. Sono davanti a noi i drammi di tante famiglie, i tentativi della medicina di fronte ad un male che ha colpito senza preavviso, la crisi sociale ed economica che ne è conseguita. Continuiamo a seguire con apprensione i bollettini sull’espandersi del contagio. Grandi eventi nazionali ed internazionali sono entrati in stand by. Il dibattito si fa sempre più acceso sul da farsi fra opposte opinioni: superficialità imperdonabili e allarmismi paralizzanti. L’epidemia ha sconvolto l’equilibrio mondiale, ma ha modificato anche rapporti e dinamiche interpersonali. Davanti alla coscienza collettiva s’è aperto uno spartiacque tra il “prima” e il “dopo” Coronavirus. Si parla del “prima” senza precisare, ma tutti capiscono l’allusione alle abitudini, alle iniziative e ai riti venuti a mancare d’un colpo. Tutte cose che si facevano con ovvietà. Nel “dopo” la mancanza di quelle cose ne svela l’importanza. Ci si rende conto del valore delle piccole gioie e di quei “niente” che costituiscono il quotidiano, come il gusto di stringere la mano, di scambiare senza precauzioni due chiacchiere sul pianerottolo, di sostare all’edicola o al bar per un caffè. Quando la crisi sarà passata (ma quando?) è probabile che si torni a dimenticare la fragilità della nostra esistenza e si ricada nelle vecchie abitudini. La crisi sanitaria ha rimescolato le carte e modificato relazioni e stili...

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