Un assist geniale per un nuovo modello di pastorale

Gruppi Sinodali aperti, diffusi, capillari e “dal basso” Ho sentenziato: «Il sistema cristianità non esiste più, ma non è finito il cristianesimo!». In effetti cristianità e cristianesimo sono due realtà diverse. Un collega, molto presente sulla questione dell’impegno sociale dei cattolici, ha giudicato troppo sbrigativa la mia affermazione: «I cristiani devono cercare nuove vie per permeare la società civile dei propri valori promuovendo leggi e istituzioni specifiche e concrete, proprio perché il cristianesimo non è finito». Accolgo la precisazione, mentre sto condividendo uno spazio di confronto in un “Gruppo Sinodale”. In questo momento storico è sempre più chiaro il dovere di mettersi in ascolto della realtà (nel Programma Pastorale Diocesano è stata indicata una triplice direzione dell’ascolto: ascoltare il grido dell’umanità, delle giovani generazioni, del pianeta). L’orizzonte è molto vasto, ci supera, ci fa sentire inadeguati. Ma non siamo dispensati dall’informarci, dal riflettere e dal prendere posizione come credenti sulle grandi questioni dell’attualità: dall’accoglienza della vita alla cura degli anziani, dalla giustizia sociale alle migrazioni, dalla questione clima alla crisi demografica, fino alla emergenza educativa. Chi viveva in un sistema cristiano poteva delegare alla vita collettiva molto del lavoro personale che avrebbe dovuto fare come singolo o come nucleo famigliare. Chi non è consapevole dei cambiamenti strutturali avvenuti rischia di orientarsi secondo riferimenti che non esistono più. Altro rischio: limitarsi a ripetere cose pensate da altri, rinunciando ad un pensiero originale, libero e profetico (controcorrente); non necessariamente uniforme, ma aperto al dialogo, radicato nel magistero sociale della Chiesa, espressione di...

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