Chi l’ha detto che il presepio è bello? (Dicembre 2019)

Mentre il nostro mensile arriva in buchetta, i lettori stanno allestendo il presepio. Forse, a causa dei ritardi postali, è già bell’e fatto. Lo si ammira nei dettagli: luci, ombre di angeli che svolazzano sullo sfondo, effetti speciali, cambio dalla notte al giorno… Ci sono presepi con pastorelli che camminano, con spaccalegna e massaie che lavorano, con stradine che scendono verso la capanna, fiancheggiando laghetti e corsi d’acqua: acqua vera! Coraggiosi i tentativi di chi prova a imitare i presepi napoletani. Avete mai visto quelli conservati a Capo di Monte (importante museo di Napoli; ndr)? «Una meraviglia», esclamano i visitatori e i turisti. L’attenzione ovviamente va alla grotta o alla capanna: c’è il bambinello, ci sono la mamma in estasi e san Giuseppe premuroso custode. Immancabile il sottofondo di musiche natalizie o il suono tenue di un carillon… Ma chi l’ha detto che il presepio è bello? La grotta o la capanna, in verità, sono un riparo di fortuna. Per Maria di Nazaret e Giuseppe l’artigiano non c’è posto all’albergo. Maria e Giuseppe sono lontani da casa per adempiere ad un’osservanza imposta da un potere straniero. Cosa possono offrire al neonato? Soltanto disagi, nostalgia per la lontananza, assenza di appoggi. L’intuizione dei primi presepi francescani ha reso bene quell’atmosfera di precarietà e di sofferenza, ricorrendo perfino ad elementi di per sé estranei al racconto evangelico: la notte, il freddo, la compagnia di qualche animale, un ambiente umano poco raccomandabile (pastori). Guardando i presepi non dovremmo perdere di vista la realtà:...

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