Un fiume e i suoi ruscelli

Riscoperta della fecondità del Battesimo. Il Vescovo, come di consuetudine, scrive una Lettera in vista della Pasqua. È indirizzata a tutti e raggiungerà, attraverso le parrocchie, tutte le famiglie. Si tratta di una delle forme di esercizio e di comunicazione dell’autorità episcopale tra le più diffuse, profondamente radicata, fin dalle origini della Chiesa, nella tradizione cattolica. L’occasione è solitamente la Quaresima. Il modello è quello delle Lettere Pasquali che, a partire dal terzo secolo, i vescovi indirizzavano annualmente alle comunità per informarle dell’imminenza della Pasqua, degli obblighi quaresimali ed insieme trattare temi di attualità. La Lettera Pasquale del Vescovo Andrea non si presenta come un “programma pastorale”, ha un tono colloquiale, volutamente vicino ai destinatari che poco o nulla sanno di strategie pastorali, ma hanno bisogno di una proposta di riflessione. Tuttavia, la Lettera non è avulsa dal cammino che le comunità stanno percorrendo insieme, incentrato sull’«essenziale cristiano» e la sua celebrazione nel Battesimo. La Lettera sarà un ottimo strumento per chi vuole prepararsi seriamente alla Veglia pasquale. Pubblichiamo il saluto iniziale che apre la Lettera Pasquale del Vescovo Andrea.
Cari amici,
anche in questi tempi di comunicazioni digitali conserva intatta la sua suggestione il prendere in mano carta e penna. Mi sembra che i pensieri siano più calibrati e inzuppati di affetto mentre le parole si fissano pian piano sulla carta. In cima alla lettera ho voluto mettere un versetto del Salmo 46: «Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio». l’immagine della città evoca il nostro vivere insieme, il costituirci in società (nessun uomo è un’isola): intreccio di relazioni a volte gioioso, altre volte minacciato dai nostri egoismi. Il fiume – ammetto di avere in sovraimpressione lo scorrere maestoso del Po, fiume della mia infanzia e dei miei giochi – è simbolo di vita, linfa indispensabile per la pianura, come le arterie nel corpo umano. l’acqua scaturita dalla sorgente scorre come una benedizione e porta gioia. Ho meditato a lungo su queste metafore e non ho esitato a ricondurle al mistero di un Cuore che non riesce a trattenere l’amore e che lo effonde con abbondanza. Il grande fiume, come una cascata, si frantuma in mille rivoli, fino a raggiungere, inatteso e gratuito, la mia persona e quella dei miei fratelli: è l’onda del Battesimo. Ed è questo l’argomento della mia lettera. Chi si aspettasse un piccolo trattato resterà deluso. Chi immaginasse di sfogliare un programma pastorale, cerchi altrove. Una lettera è… una lettera! La scrivo alla gente di San Marino e del Montefeltro cercando di collegare insieme tre parole: Pasqua, Battesimo, esistenza cristiana. Lo faccio con semplicità, con un linguaggio famigliare. A qualcuno il tema parrà troppo teologico, troppo astratto, troppo a margine del quotidiano: una sorta di parete di sesto grado superiore. Chi può scalare così in verticale? In effetti, altri sono gli argomenti in discussione in questi giorni: politica, etica pubblica, cultura. Temi reperibili su qualsiasi canale tv e giornale. Questa mia lettera è indirizzata ai battezzati, che sono la stragrande maggioranza della popolazione. Alcuni di loro hanno dimenticato questo evento dell’infanzia; sono rimaste solo una vecchia foto, una catenina al collo o una dedica. A qualcuno, invece, il Battesimo evocherà la ricerca, talvolta affannosa, dei certificati necessari per la Cresima, per il Matrimonio o altro. La lettera è indirizzata anche a chi non ha ricevuto il Battesimo perché proveniente da altra cultura o perché i suoi genitori hanno preferito così. Sarei onorato se volessero dare un’occhiata a queste pagine, che potrebbero diventare una prima infarinatura sull’argomento e chissà… l’avvio di un dialogo intorno al Dio di Gesù Cristo. Un altro destinatario, improbabile ma non impossibile, potrebbe essere chi ha chiesto lo “sbattezzo”. Ho preso in considerazione anche quest’eventualità. A questo amico vorrei dire anzitutto che la sua decisione non me lo fa sentire meno rispettabile e che la sua richiesta ripropone l’attualità dell’argomento e rende tutti più pensosi. E questa è una buona cosa. Sono sicuro che la lettura di queste pagine accenderà in tanti la curiosità e la voglia di saperne di più del Battesimo, così necessario e, ahimè, così dimenticato. I cristiani sanno che il Cuore da cui è sgorgata quell’acqua è il Cuore del Crocifisso, trafitto e risorto (cfr. Gv 7,37-39); l’onda che si fa ruscello è la grazia di cui vive chi si lascia bagnare; la vita nuova che riprende colore ed energia è l’esistenza cristiana. Ciascuno dei setti brevi capitoli della lettera è aperto da un’esperienza e chiuso da qualche proposta concreta e da passi dell’esortazione apostolica di papa Francesco Gaudete et Exsultate sulla santità, che altro non è che la grazia battesimale. Quando scrivo del Battesimo penso al Battesimo dei bambini, ma il significato e gli effetti sono gli stessi per il Battesimo degli adulti, sempre più frequente. Spiego la necessità di questo sacramento, che è soltanto dono, senza alcun prerequisito, per la vita cristiana. Si ripercorre, poi, la liturgia del Battesimo con uno sguardo di stupore per quanto è significato dai riti. In filigrana, dalla prima all’ultima pagina della lettera, torna l’invito a scegliere consapevolmente di appartenere a Gesù, il Signore, riconoscendo piuttosto che si è stati scelti. Da parte mia la gioia di ripetere insieme a tanti fratelli e sorelle: «Signore, ti seguirò dovunque tu vada».
Pennabilli, 25 gennaio 2019 Festa della Conversione di san Paolo
+ Andrea Turazzi
Vescovo di San Marino-Montefeltro