Vita della Chiesa

“Non temere”

Ecco la certezza a cui attaccare il cuore

In occasione del 33º Festival internazionale dei giovani a Medjugorje, il Santo Padre ha rivolto ai partecipanti queste parole: «La vita può essere difficile e ci sono molte cose che ci affaticano il cuore. Di fronte a tutto questo Gesù ci dice: “Venite a me e imparate da me”. Si tratta di un invito a muoversi, a non restare fermi, congelati e impauriti davanti alla vita, e ad affidarsi a Lui. La via di uscita è nella relazione, nell’alzare lo sguardo verso Colui che ci ama davvero». Invita dunque: «Prendete il suo giogo che vi farà scoprire la volontà di Dio e vi renderà partecipi del mistero della sua croce e della sua risurrezione. Nel cuore dell’estate, il Signore vi invita a fare delle vacanze con Lui, nel luogo più speciale che c’è: il Suo cuore. Lo sguardo di Dio Padre che vi ama personalmente vi accompagni ogni giorno» (2 agosto).
Il Papa ha poi esortato a seguire l’esempio di Maria, Madre di Dio e Madre nostra, festeggiata nel mese di agosto con la Solennità dell’Assunzione: «Maria infatti accoglie la benedizione di Elisabetta e risponde con il Magnificat. È un inno di lode e di esultanza per le grandi cose che il Signore ha compiuto in lei e in tutta la storia del suo popolo. Ascoltando queste parole, potremmo chiederci: la Vergine non sta forse esagerando un po’, descrivendo un mondo che non c’è? Mentre parla con Elisabetta portando Gesù in grembo, anticipa quello che suo Figlio dirà, quando proclamerà beati i poveri e gli umili. Maria oggi canta la speranza e riaccende in noi la speranza, in lei vediamo la meta del cammino: lei è la prima creatura che con tutta sé stessa, in anima e corpo, taglia vincitrice il traguardo del Cielo» (Angelus, 15 agosto).
«Perciò non bisogna affannarsi e agitarsi: la nostra storia è saldamente nelle mani di Dio. Gesù, invece, ci rassicura: non temete! Fidatevi del Padre, che desidera darvi tutto ciò che realmente vi serve. Non temere: ecco la certezza a cui attaccare il cuore!». Il Signore ci ricorda anche con la Sua Parola: «”Siate pronti”: cioè non essere distratti, non cedere alla pigrizia interiore, perché, anche nelle situazioni in cui non ce l’aspettiamo, il Signore viene» (Angelus, 7 agosto).
«Dio infatti ci sorprende sempre con la sua novità, sempre ci viene incontro, ogni giorno in una maniera speciale, per quel momento, per noi» (Udienza generale, 17 agosto).
Con l’immagine della Vergine assunta in cielo il Pontefice ha concluso nel mese di agosto il ciclo delle catechesi sulla vecchiaia. «In occidente – ricorda il Papa – la contempliamo elevata verso l’alto avvolta di luce gloriosa; in oriente è raffigurata distesa, dormiente, circondata dagli Apostoli in preghiera, mentre il Signore Risorto la porta tra le mani come una bambina». Queste due immagini mettono in luce come «nell’atto divino del ricongiungimento di Maria con Cristo Risorto non è semplicemente trascesa la normale corruzione corporale della morte umana, ma è anticipata l’assunzione corporale della vita di Dio. Noi non possiamo immaginare questa trasfigurazione della nostra corporeità mortale, ma siamo certi che essa manterrà riconoscibili i nostri volti e ci consentirà di rimanere umani nel cielo di Dio. Ci consentirà di partecipare, con sublime emozione, all’infinita e felice esuberanza dell’atto creatore di Dio, di cui vivremo in prima persona tutte le interminabili avventure. Analogamente a quanto è accaduto a Gesù: il Risorto è sempre Gesù: non perde la sua umanità, il suo vissuto, e neppure la sua corporeità. Il Signore mostra le ferite che hanno sigillato il suo sacrificio; ma non sono più le brutture dell’avvilimento dolorosamente patito, ormai sono la prova indelebile del suo amore fedele sino alla fine. La Madre del Signore e Madre nostra, che ci ha preceduti in Paradiso, ci restituisca la trepidazione dell’attesa» (Udienza generale, 24 agosto).
«Lei, che ha seguito Gesù fino alla croce, ci aiuti a misurare la nostra vita su di Lui, per entrare nella vita piena ed eterna» (Angelus, 21 agosto).

Monache dell’Adorazione Perpetua
Pietrarubbia, settembre 2022

“Desiderio Desideravi”

Nuova lettera Apostolica del Papa sulla liturgia

Il Santo Padre ha rivolta una Lettera Apostolica a tutto il Popolo di Dio dal titolo: Desiderio desideravi, «per condividere alcune riflessioni sulla Liturgia, dimensione fondamentale per la vita della Chiesa». Si apre con le parole evangeliche: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione” (Lc 22,15). «Pietro e gli altri stanno a quella mensa, inconsapevoli eppure necessari, attratti dal desiderio ardente che Gesù ha di mangiare quella Pasqua con loro. Tuttavia, il suo infinito desiderio di ristabilire quella comunione con noi non si potrà saziare finché ogni uomo, di ogni tribù, lingua, popolo e nazione non avrà mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue: per questo quella stessa Cena sarà resa presente, fino al suo ritorno, nella celebrazione dell’Eucaristia. Possiamo anche non esserne consapevoli, ma ogni volta che andiamo a Messa la ragione prima è perché siamo attratti dal suo desiderio di noi. Per certo ogni nostra comunione al Corpo e al Sangue di Cristo è stata da Lui desiderata nell’ultima Cena».
«La potenza salvifica del sacrificio di Gesù, di ogni sua parola, di ogni suo gesto, sguardo, sentimento ci raggiunge nella celebrazione dei sacramenti. Infatti l’incontro con Dio non è frutto di una individuale ricerca interiore di Lui ma è un evento donato: possiamo incontrare Dio per il fatto nuovo dell’incarnazione che nell’ultima Cena arriva fino all’estremo di desiderare di essere mangiato da noi. Come ci può accadere la sventura di sottrarci al fascino della bellezza di questo dono?».
«Scrive Guardini: “L’uomo deve diventare nuovamente capace di simboli”. La forza del simbolo non consiste nel rimandare ad un concetto astratto ma nel contenere ed esprimere nella sua concretezza ciò che significa». «La Liturgia è fatta di cose: pane, vino, olio, acqua, profumo, fuoco, stoffa, colori, silenzi, gesti… Tutta la creazione è manifestazione dell’amore di Dio».
«Non si tratta dunque di dover seguire un galateo liturgico: si tratta piuttosto di una “disciplina” che, se osservata con autenticità, ci forma: sono gesti e parole che mettono ordine dentro il nostro mondo interiore facendoci vivere sentimenti, atteggiamenti, comportamenti». Ed «ogni gesto e ogni parola contiene un’azione precisa che è sempre nuova perché incontra un istante sempre nuovo della nostra vita» (Lettera Apostolica, 29 giugno).
In occasione del X Incontro Mondiale delle Famiglie, il Santo Padre ha esortato le giovani coppie a «non rimpiangere la vita di prima, la libertà di prima, con le sue ingannevoli illusioni». «Il Sacramento del Matrimonio – sottolinea il Papa – è un dono meraviglioso, che ha in sé la potenza dell’amore divino: forte, duraturo, fedele, capace di riprendersi dopo ogni fallimento o fragilità». Ha poi invitato a vivere «una dinamica di accoglienza, perché anzitutto i coniugi si sono accolti l’un l’altro». Ha dunque concluso esortando: «Cari amici, ogni vostra famiglia ha una missione da compiere nel mondo, una testimonianza da dare. Per questo vi propongo di farvi questa domanda: qual è la parola che il Signore vuole dire con la nostra vita alle persone che incontriamo?» (Roma, 22 giugno).
«La nostra epoca e la nostra cultura, che mostrano una preoccupante tendenza a considerare la nascita di un figlio come una semplice questione di produzione e di riproduzione biologica dell’essere umano, coltivano poi il mito dell’eterna giovinezza come l’ossessione – disperata – di una carne incorruttibile» (Udienza, 8 giugno).
«Invece, fragilità è sinonimo di preziosità. Così, in questo nostro tempo, in cui il tecnicismo e il consumismo tendono a fare di noi dei fruitori e dei consumatori, la crisi può diventare momento propizio per evangelizzare nuovamente il senso dell’uomo, della vita, del mondo; per recuperare la centralità della persona come la creatura che in Cristo è immagine e somiglianza del Creatore. Questa è la verità grande di cui siamo portatori e che abbiamo il dovere di testimoniare e trasmettere» (Roma, 1° giugno).

Monache dell’Adorazione Perpetua
Pietrarubbia, luglio-agosto 2022

Come una stella nel cuore di Dio

Vocazione e sinodalità

Nel messaggio in occasione della 59a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, il Papa ha desiderato riflettere sull’ampio significato della “vocazione”, nel contesto di una Chiesa sinodale. Ha perciò dichiarato: «La sinodalità, il camminare insieme, è una vocazione fondamentale per la Chiesa, e solo in questo orizzonte è possibile scoprire e valorizzare le diverse vocazioni, i carismi e i ministeri». «Si attribuiscono a Michelangelo Buonarroti queste parole: “Ogni blocco di pietra ha al suo interno una statua ed è compito dello scultore scoprirla”. Se questo può essere lo sguardo dell’artista, molto più Dio ci guarda così: in quella ragazza di Nazareth ha visto la Madre di Dio; nel pescatore Simone figlio di Giona ha visto Pietro, la roccia sulla quale edificare la sua Chiesa». «Sempre il suo sguardo d’amore ci raggiunge, ci tocca, ci libera e ci trasforma facendoci diventare persone nuove». «Questa è la dinamica di ogni vocazione: siamo raggiunti dallo sguardo di Dio, che ci chiama». «Così, l’arte del divino Scultore ci fa uscire da noi stessi, perché si stagli in noi quel capolavoro che siamo chiamati a essere». «Mettiamoci allora in ascolto della Parola, – esorta il Papa – per aprirci alla vocazione che Dio ci affida! E impariamo ad ascoltare anche i fratelli e le sorelle nella fede, perché nei loro consigli e nel loro esempio può nascondersi l’iniziativa di Dio, che ci indica strade sempre nuove da percorrere». «Lasciamoci toccare da questo sguardo e lasciamoci portare da Lui oltre noi stessi! La nostra vita cambia, quando accogliamo questo sguardo. Tutto diventa un dialogo vocazionale, tra noi e il Signore, ma anche tra noi e gli altri. Un dialogo che, vissuto in profondità, ci fa diventare sempre più quelli che siamo. Siamo come le tessere di un mosaico, belle già se prese ad una ad una, ma che solo insieme compongono un’immagine. Brilliamo, ciascuno e ciascuna, come una stella nel cuore di Dio e nel firmamento dell’universo, ma siamo chiamati a comporre delle costellazioni che orientino e rischiarino il cammino dell’umanità, a partire dall’ambiente in cui viviamo. Questo è il mistero della Chiesa» (8 maggio).
Allo stesso tempo, «può succedere, per stanchezza, delusione, magari per pigrizia, di scordarci del Signore e di trascurare le grandi scelte che abbiamo fatto, per accontentarci di qualcos’altro. Ma, così facendo, ci si ritrova delusi: era proprio la delusione che aveva Pietro, con le reti vuote, quando tornò a pescare dopo la Resurrezione di Gesù». «Fratelli e sorelle, – incita il Santo Padre – quando nella vita abbiamo le reti vuote, non è tempo di piangerci addosso, di svagarci, di tornare a vecchi passatempi. È tempo di ripartire con Gesù, è tempo di trovare il coraggio di ricominciare, è tempo di riprendere il largo con Gesù» (Regina Cæli, 1° maggio).
«All’inizio del nostro essere cristiani non ci sono le dottrine e le opere, ma lo stupore di scoprirsi amati, prima di ogni nostra risposta. Mentre il mondo vuole spesso convincerci che abbiamo valore solo se produciamo dei risultati, il Vangelo ci ricorda la verità della vita: siamo amati. E questo è il nostro valore: siamo amati. Così ha scritto un maestro spirituale del nostro tempo: “Prima ancora che qualsiasi essere umano ci vedesse, siamo stati visti dagli amorevoli occhi di Dio. Prima ancora che qualcuno ci sentisse piangere o ridere, siamo stati ascoltati dal nostro Dio che è tutto orecchie per noi. Prima ancora che qualcuno in questo mondo ci parlasse, la voce dell’amore eterno già ci parlava” (H. Nouwen, Sentirsi amati). Lui ci ha amato per primo, Lui ci ha aspettato. Lui ci ama, Lui continua ad amarci. E questa è la nostra identità: amati da Dio. Questa è la nostra forza: amati da Dio». Allo stesso modo, «la santità non è fatta di pochi gesti eroici, ma di tanto amore quotidiano. Così come Lui mi ha amato, così io posso amare (…). Ognuno di noi infatti è chiamato alla santità, a una santità unica e irripetibile» (Santa Messa di Canonizzazione, 15 maggio).

Monache dell’Adorazione Perpetua
Pietrarubbia, giugno 2022

Non abbiate paura!

Il Papa incontra gli adolescenti

«Presso la croce di Gesù ci sono Maria e Giovanni. Tutto sembra perduto, tutto sembra finito per sempre. Eppure, l’ora di Gesù – che nel Vangelo di Giovanni è l’ora della morte sulla croce – non rappresenta la conclusione della storia, ma segna l’inizio di una vita nuova: è il tempo della Chiesa che nasce». Il Papa ha così esortato la comunità maltese, in occasione del suo ultimo viaggio apostolico: «Per rinnovare la nostra fede e la missione della comunità, siamo chiamati a ritornare a quell’inizio, alla Chiesa nascente che vediamo presso la croce in Maria e Giovanni. Ma che cosa significa ritornare a quell’inizio? Anzitutto, si tratta di riscoprire l’essenziale della fede». «Abbiamo bisogno di una fede che si fonda e si rinnova nell’incontro personale con Cristo, nell’ascolto quotidiano della sua Parola, nella partecipazione attiva alla vita della Chiesa. La crisi della fede, l’apatia della pratica credente soprattutto nel dopo-pandemia e l’indifferenza di tanti giovani rispetto alla presenza di Dio non sono questioni che dobbiamo “addolcire”, pensando che tutto sommato un certo spirito religioso resista ancora, no! Occorre vigilare perché le pratiche religiose non si riducano alla ripetizione di un repertorio del passato, ma esprimano una fede viva, aperta, che diffonda la gioia del Vangelo» (Viaggio Apostolico a Malta, Santuario Nazionale di “Ta’ Pinu” a Gozo; 2 aprile).
«Anche nella nostra religiosità – aggiunge il Santo Padre – possono insinuarsi il tarlo dell’ipocrisia e il vizio di puntare il dito. Come verificare allora se siamo discepoli alla scuola del Maestro? Dal nostro sguardo, da come guardiamo al prossimo e da come guardiamo a noi stessi» (Malta; Floriana, 3 aprile).
Sottolinea il Pontefice: «Meglio una fede imperfetta ma umile, che sempre ritorna a Gesù, di una fede forte ma presuntuosa, che rende orgogliosi e arroganti» (Regina Cæli, 24 aprile).
Salutando poi i giovani maltesi, li ha incoraggiati nel cammino di fede affermando: «Cari amici giovani, condivido con voi la cosa più bella della vita. Sapete qual è? È la gioia di spendersi nell’amore, che ci fa liberi. Ma questa gioia ha un nome: Gesù. Vi auguro la bellezza di innamorarvi di Gesù che crede in voi, sogna con voi, ama le vostre vite e non vi deluderà mai» (3 aprile).
Anche in occasione dell’incontro con i giovani adolescenti, a cui la nostra Diocesi ha partecipato con la presenza di numerosi ragazzi, il Papa ha esclamato: «Buttatevi nella vita! Cercate qualcuno che vi accompagni. Ma non abbiate paura della vita, per favore! Abbiate paura della morte, della morte dell’anima, della morte del futuro, della chiusura del cuore: ma della vita, no!». Ha poi aggiunto: «Le paure vanno dette, le paure si devono esprimere per poterle così cacciare via. Vanno messe alla luce. E quando le paure, che sono nelle tenebre, vanno nella luce, scoppia la verità» (Piazza San Pietro, 18 aprile).
«Il Signore – sottolinea il Papa – sa che i timori sono i nostri nemici quotidiani. Sa pure che le nostre paure nascono dalla grande paura, la paura della morte: paura di svanire, di perdere le persone care, di star male e non farcela più… Ma a Pasqua Gesù ha vinto la morte. Nessun altro, dunque, può dirci in modo più convincente: “Non temere”, “non avere paura”. Il Signore lo dice proprio lì, accanto al sepolcro da cui è uscito vittorioso. Ci invita così a uscire dalle tombe delle nostre paure». «Ma come fare, possiamo dire, a combattere la paura? Ci aiuta la seconda cosa che Gesù dice alle donne: “Andate ad annunciare”. La paura ci chiude sempre in noi stessi; Gesù, invece, ci fa uscire e ci manda agli altri» (Regina Cæli, 18 aprile).
«Attraverso una Confessione, le parole di una persona, una consolazione dello Spirito, un avvenimento inaspettato e sorprendente… in vari modi Dio si premura di farci sentire l’abbraccio della sua misericordia, una gioia che nasce dal ricevere il perdono e la pace» (Santa Messa, Domenica della Divina Misericordia; 24 aprile).

Monache dell’Adorazione Perpetua
Pietrarubbia, maggio 2022

Una guerra disumana e sacrilega

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

In occasione dell’inizio della Quaresima, il Santo Padre ha evidenziato quanto essa sia «un periodo in cui Dio vuole svegliarci dal letargo interiore, da questa sonnolenza che non lascia esprimere lo Spirito» (Angelus, 13 marzo).
«La Quaresima è infatti tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario dove nessun atto di amore, per quanto piccolo, e nessuna generosa fatica andranno perduti. Non stanchiamoci, dunque, di estirpare il male dalla nostra vita. Il digiuno corporale a cui ci chiama la Quaresima fortifichi il nostro spirito per il combattimento contro il peccato. Non stanchiamoci di chiedere perdono nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione. Non stanchiamoci di combattere contro la concupiscenza, quella fragilità che spinge all’egoismo e ad ogni male» (Messaggio per la Quaresima, 24 febbraio).
Infatti «ogni cambiamento fecondo, positivo, deve incominciare da noi stessi» (Angelus, 27 febbraio), lottando «contro le seduzioni del male, per imparare a scegliere la vera libertà». «E per favore – esorta il Papa -: con il male, niente compromessi! Con il diavolo, niente dialogo!» (Angelus, 6 marzo).
«Restituiamo il primato alla grazia e chiediamo il dono di capire che la Riconciliazione non è anzitutto un nostro passo verso Dio, ma il suo abbraccio che ci avvolge, ci stupisce, ci commuove» (Celebrazione penitenziale, 25 marzo).
La Quaresima illumina anche questo tempo drammatico, segnato dall’esplodere di una «guerra straziante che sta devastando l’Ucraina» (13 marzo), definita dal Santo Padre «un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità», «una crudeltà, disumana e sacrilega (…) perché va contro la sacralità della vita umana, soprattutto contro la vita umana indifesa, che va rispettata e protetta, non eliminata, e che viene prima di qualsiasi strategia!» (Angelus, 20 marzo).
Ha poi sottolineato: «In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime. Non si tratta solo di un’operazione militare, ma di guerra» (6 marzo).
Rivolge dunque un accorato appello: «In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro! Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome» (13 marzo); e invita a non dimenticare «le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia». Esorta poi i fedeli a non abbandonare la preghiera: «anzi – dice il Papa – supplichiamo Dio più intensamente!» (27 febbraio).
Infatti, come accadde a Gesù, «la trasfigurazione nasce dalla preghiera. Pregare è trasformare la realtà. È una missione attiva, un’intercessione continua. Non è distanza dal mondo, ma cambiamento del mondo» (Santa Messa, 12 marzo).
Ringrazia poi sentitamente «le giornaliste e i giornalisti che per garantire l’informazione mettono a rischio la propria vita» (6 marzo), aggiungendo: «Mi consola sapere che alla popolazione rimasta sotto le bombe non manca la vicinanza dei Pastori, che in questi giorni tragici stanno vivendo il Vangelo della carità e della fraternità» (20 marzo).
Il Santo Padre ha anche fatto sapere che nel mese di marzo «sono andati in Ucraina due Cardinali: il Cardinale Krajewski, e il Cardinale Czerny. Questa presenza dei due Cardinali – precisa il Pontefice – è la presenza non solo del Papa, ma di tutto il popolo cristiano» (6 marzo).
Ha rivolto infine un appello: «Invito ogni comunità e ogni fedele a unirsi a me venerdì 25 marzo, Solennità dell’Annunciazione, nel compiere un solenne Atto di consacrazione dell’umanità, specialmente della Russia e dell’Ucraina, al Cuore immacolato di Maria, affinché Lei, la Regina della pace, ottenga al mondo la pace (20 marzo).
«Dio ha cambiato la storia bussando al Cuore di Maria – ci ha detto il Papa – ed oggi anche noi, rinnovati dal perdono, bussiamo a quel Cuore. In unione con i Vescovi e i fedeli del mondo, desidero solennemente portare al Cuore Immacolato di Maria tutto ciò che stiamo vivendo» (25 marzo).

Monache dell’Adorazione Perpetua
Pietrarubbia, aprile 2022