Vita della Diocesi

“Malati di umanità… ma fatti per il cielo”

La preghiera: segno di responsabilità, solidarietà e di partecipazione

«Sulla strada che sale al Vescovado si è reso necessario il taglio di alcuni alberi. Qualche giorno dopo, guardando dalla finestra, i tronchi tagliati apparivano velati da una rugiada luccicante. Era la linfa che le radici continuavano a far salire dalla profondità. Mi è stato anticipato che, tra poco, spunteranno attorno germogli e virgulti… Per me è stata una metafora del mistero pasquale: amando fino al dono di sé, fiorisce attorno la vita» (Lettera ai presbiteri per la Pasqua, 10.4.2020). Il Vescovo Andrea esprime con questa immagine la potenza della Risurrezione, quest’anno celebrata dalla maggior parte delle persone nelle proprie case, in famiglia, anziché attorno all’altare. Quando andrà in stampa il “Montefeltro” sarà iniziata da qualche giorno la cosiddetta “fase 2”: «Tempo di ascolto, di condivisione e di proposte educative». insieme al risveglio della natura, rifiorisce la vita nelle relazioni e nelle attività. «Fase rischiosissima. Ma noi, per la carità e l’amore reciproco, cercheremo di osservare tutte le precauzioni: «Purificare le relazioni prossime per guadagnare il senso profondo delle relazioni universali». Il Vescovo invita, in più occasioni, ad «osare la speranza». Dopo mesi di “digiuno eucaristico” finalmente è possibile partecipare – seppure in numero contingentato – alle celebrazioni. Non solo tempo di protocolli e regolamenti: il Vescovo vuole accompagnare la comunicazione con riflessioni e contenuti. «“La Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa”: un richiamo utile, necessario e bello per la nostra meditazione ed anche per le scelte pastorali a cui siamo chiamati». Con queste parole si rivolge ai presbiteri della diocesi di san Marino-Montefeltro. «Unico è il corpo di Cristo – continua –: corpo eucaristico e corpo mistico. Impensabile la comunità dei discepoli del signore senza l’Eucaristia; impensabile la celebrazione dell’Eucaristia a prescindere dalla comunità». Immancabile il collegamento al sacramento del Battesimo: «L’Eucaristia compie l’opera che il Battesimo ha iniziato: “Fummo battezzati in un solo spirito per formare un solo corpo” (1cor 12,13)». Mons. Vescovo sottolinea anche gli altri effetti del sacramento dell’Eucaristia: «L’Eucaristia aumenta la carità verso Dio e verso il prossimo, custodisce e accresce la grazia, purifica dal peccato, dà forza nella lotta per il bene, prepara il nostro corpo al suo destino di resurrezione…». «Gesù viene in mezzo ai suoi – prosegue – si fa Egli stesso alimento ed ognuno unendosi a lui si trova per ciò stesso unito a tutti coloro che, come lui, lo ricevono. Il capo fa l’unità del corpo» (Lettera a presbiteri, religiosi e diaconi per la ripresa delle celebrazioni con la presenza dei fedeli, 5.5.2020). Se il santo Padre telefonasse al nostro Vescovo per chiedere come vede, in questo periodo, la diocesi a lui affidata, le sue prime parole sarebbero: «Santo Padre, la mia diocesi è inginocchiata… c’è molta preghiera; pregano i piccoli e gli adulti, pregano i consacrati e i laici, pregano gli affezionati e le persone che non sono solite andare in chiesa». «Dovrei anche dirgli – aggiunge – che c’è chi chiede: “Prego tanto, ma dov’è il miracolo? Dov’è la fine di questo momento così tribolato?”». Mons. Andrea risponde a tali domande con una provocazione: «E se fosse Dio a farci domande in quello che sta accadendo?». «Sono domande alle quali l’uomo non sa rispondere, perché non può», constata con franchezza. «L’uomo è con le spalle al muro. Solo dio conosce il segreto del creato». E conclude: «allora l’uomo scopre che le domande che Dio gli rivolge hanno il fine di farlo incontrare con lui, avvolto nel suo mistero. Dio parla con l’uomo e lo porta gradualmente alla conoscenza di sé e di lui, attraverso le esperienze della vita» (Editoriale maggio 2020). In sintesi: «La preghiera ci mette nella verità, nella nostra condizione di creature, segnata dal limite, dalla fragilità, per cui siamo malati di umanità. Umanità richiama “umiltà”, dalla parola “humus”, cioè terra: siamo fatti di terra». Inoltre, «la preghiera ci mette davanti a Dio – continua –, al suo grande mistero, e ci fa sentire il battito della vita nuova che dischiude l’involucro che la tiene prigioniera». Infine, «la preghiera ci fa pensare al paradiso, al cielo. Siamo “terra plasmata” per il dono della “vita nuova”: siamo fatti per il cielo» (Omelia nella II domenica di Pasqua, san Marino città, 19.4.2020). In diocesi si è soliti celebrare la festa del Lavoro con il rito della s. Messa in diverse aziende. Quest’anno così particolare si è scelto di celebrarla in una ditta un po’ speciale, la Radio Televisione sammarinese (RTV), necessariamente attiva anche nei giorni della pandemia. Il Vescovo ha aperto la celebrazione con una riflessione sul lavoro: «il lavoro, benché costi fatica e sudore, ancorché debba misurarsi con la resistenza che gli fa la natura, nonostante l’attrito della materia che non si lascia piegare facilmente, è per l’uomo possibilità di trasformazione del mondo, di modificazione della realtà, di esplorazione in ogni campo». «Dio disse – così le parole della Genesi – facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla faccia della terra». «Sì, nel lavoro, nell’iniziativa, nell’impresa – commenta mons. Vescovo –, l’uomo esprime uno dei profili che lo rendono “a somiglianza di Dio”, gran lavoratore!». «Festa del Lavoro, sì – conclude – ma anche di intensa preghiera. L’intensità della preghiera è segno di responsabilità, solidarietà e partecipazione» (Omelia nella celebrazione per la Festa del Lavoro, san Marino città, 1.5.2020).

Paola Galvani, giugno 2020

“Uniti si fa più luce”

L’interdipendenza della famiglia umana

«È una Pasqua diversa, celebrata a porte chiuse, senza il concorso dei fedeli e in tono dimesso. Per la celebrazione più laica è una Pasqua senza lo scambio di abbracci e strette di mano, senza grigliate sulla spiaggia e gite fuori porta. Si celebra nella propria casa, trincerati a dispetto di una primavera che non si è mai vista così scintillante. Per quasi tutti, una Pasqua senza Messa, senza poter nutrirsi dell’Eucaristia» (Omelia nella Veglia Pasquale, Pennabilli, 11.4.2020). Con queste parole il Vescovo Andrea apre la Veglia pasquale, momento culminante dell’anno liturgico e pastorale, in una cattedrale vuota di popolo ma piena della luce del Signore Risorto.
Nei difficili giorni della Quaresima mons. Andrea è tornato più volte sul tema del “digiuno eucaristico”. Un digiuno imposto e che fa soffrire, ma purtroppo «una triste necessità in tante regioni del mondo in cui mancano i sacerdoti o non vi sono le condizioni per celebrare la Messa»; «penso sommessamente – confida – anche ai cristiani che, per la loro condizione di vita familiare, non possono ricevere l’Eucaristia, pur desiderandola fino alle lacrime». Quasi sempre questa richiesta esprime un desiderio che è frutto di una vita spirituale intensa. Ma il Vescovo invita la comunità cristiana a considerare le altre vie per adorare Dio «in spirito e verità» e per esprimere fraternità solidale. «il signore è realmente presente con il suo spirito – precisa – tra coloro che sono riuniti nel suo Nome: “dove due o più sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). È presente nella Parola e nutre costantemente chi la legge e la medita. Il Signore vivo – continua – si fa prossimo nel povero: “avevo fame, mi hai dato da mangiare…” (cfr. Mt 25,31-46), ha la sua dimora in chi osserva i suoi comandamenti ed è presente nel desiderio stesso dei sacramenti» (Omelia nella Solennità del Venerdì Bello, Pennabilli, 20.3.2020).
Durante la celebrazione del Giovedì santo, in cui si celebra l’istituzione dell’Eucaristia, mons. Vescovo ha parlato dei tre elementi che valorizzano il pio esercizio della comunione spirituale. «La comunione spirituale è una professione di fede nell’Eucaristia. Con essa si esprime un desiderio che è già una forma della presenza del signore, perché è lui che lo suscita. in essa c’è lo spazio per il colloquio “a tu per tu” con il Signore». «Siamo un popolo che si raduna in santa assemblea, la Chiesa – rimarca –; siamo una famiglia che si riunisce allo spezzare del pane, ma siamo anche l’amico che si intrattiene con l’amico, lo sposo che incontra la sposa». E conclude: «La presenza del Signore è un dono, non un diritto. Forse questo digiuno, che fa tanto soffrire, ce lo ricorda». E invita a prepararsi al momento in cui si potrà finalmente accorrere all’Eucaristia: «sarà come fare la Prima comunione!» (Omelia nella S. Messa “in Coena Domini”, Pennabilli, 9.4.2020).
Pur in forma ridotta, si è svolta regolarmente la cerimonia per l’insediamento nella Repubblica di san Marino dei nuovi capitani Reggenti. Mons. Vescovo ha consegnato loro la metafora del “rotolo di pergamena sigillato” che viene passato, come in una staffetta, dai capitani Reggenti uscenti ai nuovi. Una chiamata “al buio”, «a svolgere un altro segmento dello stesso rotolo senza sapere cosa contiene». «Chi è costituito in autorità – continua il Vescovo nel suo discorso a Palazzo Pubblico – diviene punto di riferimento: a lui si chiede anzitutto di essere presente, reperibile, disponibile. Poi, di essere luce: brillare, non tanto di luce propria, ma della luce delle nostre tradizioni civili, giuridiche, ideali. inoltre, all’autorità si chiede di dare sicurezza». Riferendosi all’attuale emergenza sanitaria, mons. Vescovo esprime la richiesta di una “fattiva collaborazione”: «scienza, politica, economia e chiesa sono chiamate a misurarsi, ciascuno per la sua parte, con il dramma presente nel rispetto dei propri ambiti e nella ricerca del vero bene di ogni persona». «L’anima del nostro popolo sammarinese e le sue radici – prosegue – sono una sintesi, forse unica, sicuramente originale, di come la dimensione religiosa e la dimensione civile possano coesistere, dando vita ad una comunità capace di esprimere, in forza di questa sintesi, il massimo di rispetto della persona e di democrazia». E conclude con una raccomandazione: «Pensare, decidere, agire sempre secondo coscienza, illuminata, retta e serena» (Discorso all’insediamento dei Capitani Reggenti, San Marino, 1.4.2020).
Nel cammino della Quaresima, il Vescovo Andrea ha esteso a tutti l’invito ad avere una mentalità di luce: «Gesù ci ha illuminati: è accaduto nel Battesimo». «In virtù del Battesimo siamo sorgenti di luce». Rivolge, poi, una proposta per questi giorni: «Vorrei fossimo uniti tra noi: uniti facciamo più luce, con le parole dell’amicizia, dell’incoraggiamento, della speranza» (Omelia nella IV domenica di Quaresima, san Marino, 22.3.2020).
Durante la riflessione sul Vangelo della domenica di Pasqua mons. Andrea ha approfondito il significato che si dà al termine “vita eterna”. Spesso la si riduce da un punto di vista “quantitativo”, pensando al prolungamento della vita nell’aldilà. In verità, nella scelta della parola greca per dire “vita” (zoe), prevale la connotazione “qualitativa”: «La vita eterna è la vita che ha le qualità di Dio, senza termine di tempo, ma soprattutto piena e ricca di senso, anche quando deve attraversare l’oscurità, la sofferenza, la croce». In questo tempo, abbiamo sperimentato sulla nostra pelle «l’interdipendenza della famiglia umana, di tutti i popoli. E Gesù è qui con noi. Questa è la vita eterna, la vita nella risurrezione. Chiamiamola “vita nuova”» (Omelia nella domenica di Pasqua, San Marino 12.4.2020).

Paola Galvani, maggio 2020

“Alzatevi e siate senza paura”

L’antivirus della fraternità.

«Alzatevi e siate senza paura». È la parola che Gesù dice ai discepoli spaventati di fronte alla Trasfigurazione, seconda tappa domenicale del cammino di Quaresima. Una parola che è bello sentir risuonare nei giorni difficili per la diffusione del “Coronavirus”. «L’epidemia da “Coronavirus” – commenta mons. Andrea in suo Messaggio alla diocesi – rende evidente, da una parte, la nostra fragilità, ma ci spinge, dall’altra, a tirar fuori il meglio di noi: l’ingegno, la solidarietà, la creatività». «Ho visto in questi giorni – prosegue – la dedizione e l’impegno di tante persone per il bene della comunità, credenti e non credenti (amministratori, medici, infermieri, volontari della Protezione civile, ecc.). Tutti uniti: l’antivirus della fraternità». Un antivirus per tutti, tenendo conto che «la fede è dono – precisa mons. Andrea –, ma anche decisione e coraggio. Decisione che il credente prende, a ragion veduta, coraggio che lo rende forte» (Messaggio alla Diocesi in occasione dell’emergenza Coronavirus, 5 marzo 2020).

La Trasfigurazione avviene mentre Gesù sale a Gerusalemme. «Egli sa quello che gli sta per accadere: la tortura, il processo, la crocifissione… Ed è proprio “in quel mentre” – sottolinea il Vescovo, chiedendo scusa per la scorrettezza grammaticale – che Gesù è trasfigurato». «Vale anche per noi – conclude –: in Gesù risorto che trasforma la nostra vita dobbiamo saper vedere luce anche nei momenti di buio, salvezza nei momenti di prova, il positivo che affiora sul negativo» (Omelia nella II domenica di Quaresima, Domagnano RSM, 8 marzo 2020).

Il 1º febbraio si è vissuto in diocesi un momento intenso di luce e di unità: la solenne consacrazione di una giovane donna, Raffaella Rossi, nell’Ordo Virginum. «Raffaella sposa il Risorto che l’ha chiamata e le dischiude davanti una vita piena di senso, un orizzonte di amori allargati, ma non meno intensi, e le fa sperimentare una nuova forma di fecondità, femminilità nell’amore». Con queste parole il Vescovo Andrea apre l’omelia durante il rito di consacrazione. «La verginità consacrata – prosegue – è risposta a quel desiderio di donare tutto al Signore che ha avuto la sua anticipazione nella risposta della Vergine di Nazaret e nel suo “sì”. Il Dio che ha bussato alla casa di Nazaret si è unito alla nostra carne nel momento in cui una creatura fragile come quella di Maria ha detto un “sì” libero, totale. Lì Dio è diventato uomo e l’uomo ha ricevuto la possibilità di diventare Dio». Continuando la riflessione il Vescovo ha spiegato che l’istante in cui nasce la Chiesa va cercato proprio nel “sì” di Maria, nell’incarnazione, dove il divino si fonde con l’umano. «E la Chiesa riparte, si rigenera al sussurro di ogni “sì”: il “sì” di Maria, il “sì” di Raffaella, ma anche il nostro “sì”. Ed è il “sì” totale della Chiesa»: ecco perché quello che si è celebrato nella cattedrale di San Leo è stato un momento di profonda ecclesialità. Uno dei motivi espressi dal Vescovo è che «interpreta l’esigenza della missione a cui siamo fortemente richiamati per le necessità di questo tempo e per l’invito che ci rivolge papa Francesco. Ci dev’essere nella Chiesa chi, ispirato da Dio, prega per gli altri, “al posto di” quelli che non pregano e “a vantaggio di” quelli che non riescono a pregare. La preghiera salva, l’amore può tutto; la gioia e la bellezza comprese in questa consacrazione evangelizzano» (Omelia nella Consacrazione di Raffaella Rossi nell’Ordo Virginum, 1 febbraio 2020).

Mons. Turazzi invita a «dare un carattere missionario e solidale alla Quaresima, tempo di austerità e di promesse», richiamando le parole del profeta: «Dice il Signore: non è piuttosto questo il digiuno che voglio, dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri senza tetto, vestire uno che vedi nudo? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora» (cfr. Is 58,6-8). In greco ci sono due parole per esprimere la parola “tempo”: krónos è lo scorrere delle lancette dell’orologio, l’allungarsi delle ombre verso sera e lo splendore in pieno giorno; per kairós si intende il tempo come grazia, come tempo fortunato. La Quaresima è un tempo favorevole, kairós, tempo prezioso per la conversione. «Per noi convertirci – spiega mons. Andrea – significa non tanto avere consapevolezza del nostro peccato (abbiamo già questa consapevolezza e ci fa soffrire), ma soprattutto prendere consapevolezza della bontà del Signore» (Omelia nel Mercoledì delle Ceneri, Sede di San Marino Rtv, 26 febbraio 2020).

«Mi propongo di ripetere ogni giorno l’annuncio più bello e robusto che ci sia: ho ricevuto uno spirito da figlio!», afferma con entusiasmo il Vescovo Andrea. «Non tutti siamo padri o madri, fratelli o sorelle, mariti o mogli – continua –, ma tutti siamo figli. Se esistiamo è perché qualcuno ci ha generati. Una esperienza ovvia e per questo dimenticata. Veniamo dai nostri genitori e, in ultimo, da Dio che ha messo in noi – unici fra tutte le creature – il suo stesso Respiro». «Dio è Padre – conclude –, noi suoi figli, “e lo siamo realmente” (1Gv 3,1). Da qui discende l’antropologia della nostra inviolabile dignità e della comune dipendenza filiale: dipendenza che dona vita, fa crescere e conduce alla felicità». «È il Dio di cui ci parla Gesù – aggiunge mons. Vescovo –, il Dio che Gesù ha sempre presente (cfr. Gv 11,42). Le tentazioni, «l’inganno del credere che bastino alla nostra vita e al nostro futuro un pezzo di pane, un po’ di potere e di successo, per cancellare la nostra fame di cielo e di bellezza», si vincono «camminando con l’abbraccio forte del Padre» (Omelia nella I domenica di Quaresima, Pennabilli, 1 marzo 2020). Così si arriva alla Pasqua, «compimento della promessa di cieli nuovi e terra nuova».

Paola Galvani, aprile 2020

“Che sarà di noi?”

L’annuncio del Vangelo: c’è speranza, c’è futuro, c’è domani.

«Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta» (Lc 21,6). Nella liturgia riecheggia il tema della “fine del mondo”. «Anche Gesù ha provato la struggente esperienza della “fine”», svela mons. Vescovo. «Senza pensare alla fine totale – prosegue – molti di noi, nella vita, hanno vissuto episodi che sono come la “fine del mondo”; basti pensare ai genitori che hanno l’impressione di aver fallito nel dare un’educazione ai loro figli o alla condizione di chi rimane solo col suo amore ferito, infranto». «Gesù, tuttavia – conclude – ci ha insegnato che Dio resta fedele alla sua alleanza e dà compimento alle sue promesse nel modo più corrispondente, addirittura sovrabbondante, che possiamo immaginare». Come vivere, allora, la nostra “fine del mondo”? «Scegliendo Gesù come roccia che non crolla mai», risponde il Vescovo Andrea (Omelia nella XXXIII domenica del Tempo Ordinario, San Leo, 17 novembre 2019).

«Sette miliardi di persone sulla faccia della terra si interrogano su questo: “Che sarà della nostra vita? Che sarà del nostro futuro?”». Con queste parole il Vescovo interpella la platea di giovani dell’Azione Cattolica diocesana, riunita a Pennabilli per una giornata di spiritualità. «Tenete presente – continua nella provocazione – che la stragrande maggioranza dell’umanità (non considerando noi europei) muore molto giovane (l’età media nel Kivu è di venticinque anni…). Quando si dice che Gesù ci salva, non vi sembri inattuale, perché è risposta alla domanda fondamentale che ciascuno di noi ha nel cuore: “Che sarà di me?”». A che cosa serve la Chiesa per l’umanità? A dare risposta a questa inquietudine. «L’annuncio del Vangelo è che c’è speranza, c’è futuro, c’è domani. La relazione con Gesù, che dice al “buon ladrone”: “Oggi sarai con me in paradiso”, porta a dire che c’è salvezza nella morte e nel presente. Il paradiso esiste ed è essere con lui, anzi per lui: “Oggi sarai per me, vivrai per me e io vivrò per te e vivremo sempre così”». «Se siamo in relazione con Gesù – conclude – siamo già con un piede di qua e con un piede di là…» (Omelia nella XXXIV domenica del Tempo Ordinario, Pennabilli, 24 novembre 2019).

Questa consapevolezza di essere destinati al Regno non distoglie dal vivere il presente, anzi dal vivere con impegno e fedeltà ogni attimo della vita. Per questo, come pastore, il Vescovo Andrea interviene, prima dell’inizio della campagna elettorale per le elezioni politiche nella Repubblica di San Marino, per invitare ogni persona a dare il proprio contributo al servizio del bene comune. «Tutti siamo chiamati ad una grande responsabilità: la crisi economica è solo un aspetto, più drammatica quella valoriale che attraversa relazioni, famiglie, giustizia e coscienze». Il Vescovo invita a superare la sfiducia e la diffidenza nei confronti della politica, quasi svuotata della sua alta missione: «L’esempio di chi scende in campo incoraggia ad uscire da ogni forma di chiusura e indifferenza. Politica è anche confronto, scontro, passione. Peggio è l’egoismo, secondo la celebre frase di don Lorenzo Milani: “Affrontare i problemi da soli è l’egoismo, sortirne insieme è la politica”. Se confronto, scontro e passione devono esserci, non scadano mai in mancanza di rispetto, chiusura nella trincea del proprio interesse, o inimicizia. Avversari sì, nemici mai!». Le proposte che il Vescovo sente come più urgenti, riguardano la famiglia, la vita, l’educazione, la scuola, l’università. «Siano prioritarie – auspica mons. Turazzi – le scelte in favore dei più deboli, di chi ha bisogno di solidarietà, di lavoro e di assistenza sociale». Un appuntamento unitario per la Diocesi, ormai da diversi anni, è la Veglia di preghiera per la vita nascente. «È una promessa che abbiamo fatto a papa Benedetto XVI: avere in considerazione, rispetto, onore, la vita nascente. È nostro compito sensibilizzare il nostro popolo alla sua generosa accoglienza». Con queste parole mons. Vescovo invita le comunità religiose e parrocchiali, gli operatori pastorali, i membri di gruppi, associazioni e movimenti a partecipare alla Veglia, celebrata in contemporanea nei tre vicariati. Invitate speciali le mamme in “dolce attesa” insieme ai futuri papà. La preghiera è stata articolata sulle tre parole: grazie, perdono, eccomi. «Grazie – precisa – per tutte quelle persone, donne e uomini, che vivono maternità e paternità in modo sorprendente, spendendosi, mettendosi a servizio dei fratelli, dei più piccoli, impegnandosi per la causa del Vangelo, per il servizio alla Chiesa, facendosi braccia, mani e cuore del Signore». «Perdono per l’olocausto di una moltitudine di bambini e di bambine a cui non è permesso di nascere, perché indesiderati o perché malati». E conclude: «Rinnoviamo il nostro impegno per scelte, progetti, testimonianze in favore della vita. Che il Signore ci dia il coraggio e il proponimento del buon samaritano che sa chinarsi sulle difficoltà e, sorretti dal suo aiuto, diciamo: “Eccomi”» (Omelia nella Veglia per la vita nascente, Dogana, 9 dicembre 2019).

Il tema della vita viene festeggiato in Diocesi nei primi giorni dell’Avvento perché ha un legame particolare con il Natale. «Dobbiamo ammetterlo, davanti al Natale rimaniamo senza parole», proclama il Vescovo durante la celebrazione eucaristica con i dirigenti e i lavoratori della “Valpharma” di Serravalle. «Intuiamo che qui batte il palpito di quello che noi chiamiamo il cristianesimo – prosegue –; in tutte le altre religioni Iddio è sempre accompagnato da teofanie, opere spettacolari… Invece noi contempliamo un Dio che si fa bambino, che nasce nella paglia. Dio si mette nelle mie mani, nelle vostre mani. Dio rimpicciolisce per farci crescere con la fiducia che lui ha in noi». E conclude: «Di fronte a questo non viene tanto da chiedermi se credo in Dio, ma piuttosto: “Fino a che punto Dio crede in me?”». Buon Natale! (Omelia nella S. Messa alla Valpharma, Serravalle, 10 dicembre 2019).

Paola Galvani, gennaio 2020

“Figli della risurrezione”

Un’appartenenza per amore, nell’amore, d’amore

«Che miracolo la risurrezione di Cristo, ma, a dire il vero, mi sembra più un miracolo la sua morte». Con queste parole il Vescovo si rivolge ai partecipanti al Convegno liturgico-pastorale “La nascita dell’uomo nuovo”. «Trovo ovvio che il Figlio di Dio non venga ingoiato dalla morte e che risplenda vincitore nella sua potenza, ma non trovo ovvio che lui, il Figlio di Dio fatto uomo, passi veramente nella morte. Questo è un miracolo per me. Morte e vita in Gesù sono un unico mistero». «Ebbene – conclude – noi abbiamo disponibile questo mistero: Gesù Risorto è in mezzo a noi e si rende disponibile nel sacramento nel quale dona la sua vittoria, in cui egli prende su di sé la nostra mortalità e apre il traguardo della risurrezione: il Battesimo» (Convegno liturgico-pastorale, Valdragone RSM, 27 ottobre 2019).

«I vescovi, successori degli apostoli, sono soprattutto testimoni della risurrezione». Di per sé – precisa il Vescovo durante la S. Messa per i vescovi e i sacerdoti defunti – non sono maestri di una dottrina, di una filosofia, ma annunciatori di un fatto, un fatto che diventa, poi, la loro dottrina». Il Vescovo Andrea, ripercorrendo la Costituzione Apostolica Lumen Gentium, sottolinea che «ogni vescovo, si potrebbe dire, imprime qualcosa della propria fisionomia alla Chiesa che gli è stata affidata». Poi, cita San Giovanni Paolo II: «Se Dio mi ha chiamato con queste idee, ciò è avvenuto affinché abbiano risonanza nel mio ministero». «Ma c’è anche un’altra verità – aggiunge mons. Andrea – per la proprietà transitiva: ciascun vescovo riceve tanto dal suo gregge. Potrei raccontare tante testimonianze personali di quanto ho ricevuto in questi anni, quanta luce, quanta affezione, quante idee, quanti propositi, anche quante battaglie…» (Omelia nella S. Messa in suffragio dei Vescovi e dei sacerdoti defunti, Pennabilli, 8 novembre 2019).

Come sarà la vita da risorti? «A chi, come i Sadducei (movimento politico-culturale-religioso del tempo di Gesù), ritiene che la risurrezione sarebbe stata la continuazione, un po’ migliorata, della condizione terrena, Gesù risponde che la vita di risurrezione è una novità nella quale tutto è trasformato, tutto è nuovo, e anche la realtà del matrimonio, in un certo senso, è superata». «Essendo gli uomini immortali, il che non significa asessuati – prosegue mons. Turazzi – non hanno più bisogno di contrarre matrimonio per la procreazione». Ciò, nel passato, ha provocato una certa svalutazione della sessualità e del matrimonio. «Si tendeva, infatti, – chiarisce mons. Andrea – ad identificare la vita di risurrezione con uno stato di vita angelico». «Ma l’essere come angeli non significa – precisa – che la natura dell’uomo venga trasformata nella natura degli angeli. L’uomo risorto non è disumanizzato: noi risorgeremo maschi e femmine davanti a Dio». Ciò che dice Gesù degli uomini, «non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio» (Lc 20,36), è il superamento del rapporto sessuale in un futuro in cui la vita è piena e l’uomo ormai è immortale. Non occorre più che l’uomo e la donna si uniscano per attuare «un braccio di ferro con la morte: la morte è sconfitta dalla vita nuova che nasce». Il Vescovo Andrea conclude la meditazione sulla risurrezione specificando che «non apparteniamo ad altri che a Dio, fin da questa terra». Pertanto, «nessuno ha diritto di dire alla donna “la prendo”, “la voglio”, “la uso”, “la possiedo”». «Se c’è un’appartenenza all’altro (è bello appartenere a qualcuno!) – prosegue – non è un’appartenenza di dominio e di possesso, ma un’appartenenza per amore, nell’amore, d’amore». Un messaggio importante per la nostra società in cui accadono tanti episodi di prepotenza e violenza sulle donne, in cui prevale una cultura che tende a dissociare il corpo dalla persona, una cultura in cui la sessualità, talvolta, viene vissuta senza relazioni autentiche (Omelia XXXII domenica del Tempo Ordinario, Scavolino, 10 novembre 2019).

«Riconosco la preziosità delle donne nella vita e nella missione della Chiesa: nella catechesi, nella carità, nella liturgia, nella evangelizzazione», afferma di nuovo al Convegno liturgico-pastorale. «Vedo le donne accompagnare gli eventi della morte e risurrezione di Cristo. Il Signore ha affidato alle donne l’inizio della vita nuova, come aveva affidato loro la vita nel suo momento più bisognoso di cure». Ad esempio, «sono le donne che compiono le ultime carezze al corpo di Gesù e la preparazione degli aromi. Invece, per Giuseppe di Arimatea e per Nicodemo, il seppellimento era definitivo: ci han messo una pietra sopra!» (Convegno liturgico-pastorale, Valdragone RSM, 27 ottobre 2019).

«L’emulazione come risorsa educativa». Questo il tema della “Settimana dell’educazione” che anche quest’anno la Diocesi ha organizzato per confrontarsi con le realtà educative, in special modo la scuola e lo sport, esprimendo autentica vicinanza, pur nel rispetto dei ruoli, sostegno e collaborazione. «Fin da quando si è piccoli si tende ad imitare, prima di tutto i genitori e i maestri, poi il confronto avviene con i coetanei e si guarda ai campioni dello sport, ai personaggi della tv, ai compagni più grandi». Con queste parole il Vescovo spiega la scelta della tematica di quest’anno. «Ma l’emulazione – esprime con una certa preoccupazione – da risorsa (imitando s’impara) può diventare pericolo». Occorre saper distinguere i modelli positivi da quelli negativi. «Essere se stessi o la copia di qualcuno?», chiede ai ragazzi delle scuole superiori di Novafeltria. «Conosco personalmente diversi di voi – racconta –, ma so per certo che ognuno è un capolavoro, un pezzo originale, unico e sorprendente. Alcuni fanno fatica a crederci e si rassegnano a copiare, anziché tirar fuori il meglio di sé». Conclude, poi, con questo invito: «Abbiamo bisogno della tua originalità: è la miglior forma di protesta per cambiare e migliorare la nostra società» (Messaggio agli studenti per l’inizio dell’anno scolastico, 18 settembre 2019).

Paola Galvani, dicembre 2019