Vita della Diocesi

“Un’àncora gettata in cielo”

Non solo Covid: una Chiesa in rinnovamento al soffio dello Spirito

Viene da perdersi d’animo. Anche quest’inverno 2021/22 è caratterizzato dal Covid-19. In questo tempo di pandemia chi crede, chi è in ricerca e anche chi si dichiara non credente fa appello a tutte le risorse che trova, dentro e fuori di sé, per avere fiducia e coltivare speranza. Come si pone un cristiano davanti all’attuale situazione? «In Cristo Gesù – rassicura il Vescovo Andrea – Dio ha stabilito di essere per noi, totalmente e per sempre. La fiducia cristiana è fondata e radicata in questa realtà, non in un mero sentimento o in una volontà di ottimismo dell’uomo». Un messaggio per tutti: «Chi viene a me, io non lo respingerò», dice Gesù. «Stupende parole – commenta il Vescovo –; mai Gesù ha respinto qualcuno – la cacciata dei venditori dal tempio era un gesto simbolico – né mai lo farà». E aggiunge questa sottolineatura: «C’è di più in questa attitudine di accoglienza e di amore universale: Gesù è all’unisono col volere del Padre nel non voler perdere alcuno di quanti il Padre gli ha donato». Dunque, «questa è la salda roccia sulla quale costruire la nostra casa, la nostra vita, la nostra fiducia, al di là della nostra fragilità, del nostro limite, perfino del nostro peccato». Anche di fronte alla morte – a cui la pandemia richiama costantemente con i suoi numeri che riecheggiano ogni giorno nei telegiornali e nelle nostre menti – «Gesù oggi ci ripete il desiderio del Padre: dare pienezza di vita». «Questa è una speranza immensa – osserva –fondata sulla promessa di Gesù: un’àncora gettata in Cielo. […] La morte ci spoglia di tutto, ma è esodo e Pasqua verso la vita». Mons. Andrea consegna una prospettiva di speranza anche a chi ha perso i propri cari: «Chi ha raggiunto la Casa del Padre ormai è davanti a noi, come testimone del mondo che verrà, come la sentinella di cui scrive il profeta Isaia.  Ci precede e crediamo che un giorno saremo riuniti in Cristo per aver parte alla sua resurrezione» (Omelia nella S.Messa in suffragio di Astrid Séverine Kabanga, Dogana RSM, 8.1.2022).
Chi potesse passare, anche solo per qualche momento, tra le comunità parrocchiali, religiose e associative in questi primi mesi dell’anno incontrerebbe una “Chiesa in ginocchio”. In ginocchio perché ha davanti a sé «tante difficoltà, tante prove, a cui a volte non sa come rispondere». In ginocchio soprattutto per ascoltare e invocare “il vero protagonista”: «Spirito di Dio dacci luce, donaci suggerimenti!». In ginocchio davanti alla «terra santa» che è ogni fratello. «Mettersi veramente in ascolto – confida mons. Andrea – è “devastante”, perché richiede la capacità di fare spazio dentro di sé. Poi ci si accorge che arricchisce. La virtù dell’ascolto non è una tattica da utilizzare, ma un modo di essere» (Omelia nella S.Messa di fine anno, Pennabilli, 31.12.2021). È tempo di Sinodo, non solo per i vescovi o per gli “addetti ai lavori”, ma per tutti. Il Sinodo «non è un parlamento, con maggioranze e minoranze, in cui ha ragione chi grida più forte, semmai un Cenacolo; la morale non può essere stabilita per alzata di mano, la fede non può essere “secondo me”…». «Non adottiamo la democrazia – precisa – come sistema di vita della Chiesa: la Chiesa è una fraternità». Il Sinodo è «un momento di grande spiritualità, dove tutti invochiamo lo Spirito Santo e chiediamo che ci parli. E, come diceva san Benedetto da Norcia, può essere che lo Spirito parli anche attraverso il più piccolo». Ufficialmente siamo entrati in Sinodo il 17 ottobre scorso, ma alcuni mesi sono stati dedicati per lo più alla preparazione. A qualcuno è parso che il compito del sacerdote come guida della comunità potesse in qualche modo venir meno. «No, anzi – replica mons. Andrea – chi ha il carisma del discernimento è facilitato dalla sinodalità, perché si trova davanti persone che partecipano. Si crea veramente un confronto e allora viene ancora più in evidenza il ruolo della guida». Dopo le festività natalizie sono partiti in Diocesi molti “Gruppi Sinodali”. È in atto anche un vero e proprio “censimento” da cui si potrà tracciare una mappa della sinodalità vissuta: «In realtà – precisa il Vescovo – come Diocesi siamo avanti, perché già da qualche anno avevamo cominciato a vivere la sinodalità, cioè il “camminare insieme”, il mettersi in ascolto». Il Programma pastorale diocesano è un frutto concreto del “camminare insieme” e sentirsi “Diocesi”. «Il “sì” al Signore è personale – osserva – ognuno di noi lo dice nel suo cuore, ma è bello quando questo “sì” diventa corale, quando c’è tutta una comunità che cerca di muoversi insieme. Dobbiamo essere testimoni di comunione in mezzo al mondo. Questo è il cuore stesso della missione». I Gruppi Sinodali avranno tempo di lavorare fino alla fine di marzo, ma «la loro esperienza deve diventare paradigma di tutti i nostri modi di incontrarci». «Fino ad ora – confida mons. Andrea – facevo così: mi veniva un’idea, ne parlavo con i collaboratori e ci pregavo su. Si tratta di fare esattamente il contrario: partire dalla preghiera, mettersi in atteggiamento di disponibilità, di libertà, eliminare i pregiudizi; ascoltare le persone; raccogliere le idee e decidere» (Incontro con i responsabili delle aggregazioni ecclesiali, 17.12.2021). Una piramide che si rovescia!

Paola Galvani, febbraio 2022

 

“La luce del Natale ricostruisce le nostre rovine!”

Il mistero parla. Il mistero ci interpella. Il mistero ha un “io”

«Siamo dolcemente invitati a riaprire i conti col mistero di Dio e col mistero dell’uomo». Con queste parole il Vescovo Andrea, nell’editoriale di dicembre, esortava i lettori a porsi davanti al mistero di Dio, che «nell’esperienza umana sulla terra non sarà mai pienamente posseduto». «Il fatto più eclatante – segnalava – è che questo mistero si rivolge a noi. Il mistero parla. Il mistero ci interpella. Il mistero ha un “io”». Il Vescovo mette a confronto la nascita di Gesù a Betlemme, in un giorno preciso della storia, alla nascita di ogni uomo: «C’è un racconto che sottostà a tutti i racconti della nostra vita: è il racconto della nostra nascita, un racconto che ci viene dato da coloro che ci hanno accolto, chiamato per nome e coperto di baci». «Di tale racconto – osserva – abbiamo bisogno per conoscere la nostra identità, tant’è vero che, chi non l’ha avuto, ne soffre; chi non sa nulla dei propri genitori li cerca instancabilmente, avvertendo la necessità di sentirsi persona, fin dall’inizio, chiamata per nome». Dunque, nel Natale di Gesù il nostro Natale. Inoltre, «la gioia per un bimbo che nasce a Betlemme – fa notare mons. Andrea – richiama nel Prologo del Vangelo di Giovanni la gioia e lo stupore per ciò che nasce e che è nato all’origine del mondo». «Tutto ciò che è nato ed ha cominciato ad esistere – prosegue – è da vedere nella luce del Natale: il Verbo incarnandosi viene a riprendersi ciò che è suo per rinnovarlo!». Si può dire che, mentre il Natale di Betlemme fa vivere il compleanno di Gesù, il Prologo di Giovanni presenta il compleanno del mondo, «la sua natura di mondo “sensato”, perché dovuto a colui che è il Logos, il Verbo di Dio». Da questo parallelo si può dedurre che «se partiamo da Gesù Figlio di Dio, le nostre vicende umane non sono né piccole né inutili, i nostri affanni non sono un sospiro vano, dal momento che se ne è fatto carico nascendo a Betlemme». Ma il Natale, «oltre ad essere un compleanno storico, oltre a richiamare un evento cosmico, è insieme incomparabilmente intimo e personale: Gesù si fa presente ad ogni istante della nostra concreta realtà quotidiana. Il Signore viene e sta sempre di nuovo per venire in chi lo attende e lo accoglie».
Con stupore il profeta Isaia esclama: «Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme» (Is 52,9). «Come mai – domanda mons. Vescovo – il profeta pensa che le rovine possano prorompere di gioia, quelle rovine che vediamo in noi e attorno a noi, le rovine che umiliano, le rovine del senso della vita che molte persone hanno perduto e non ritrovano, le rovine interiori dell’angoscia, della paura, della diffidenza, della tristezza?». E conclude così: «La luce del Natale ricostruisce le nostre rovine!» (Meditazione teologica sul Natale, Rimini, Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli”, 16.12.2021).
Alla Veglia per la Vita nascente, il Vescovo, commentando ancora il Prologo del Vangelo di Giovanni, sottolinea che «la nostra è una vita da, perché ricevuta, una vita con, perché proiettata nella relazione ed è una vita per, da giocare per costruire, creare, progettare». «La vita – aggiunge – non ha valore, perché la vita è un valore, perché è unica e irripetibile, insostituibile e non surrogabile» (Discorso alla Veglia per la Vita nascente, Dogana RSM, 29.11.2021).
Del valore della vita il Vescovo Andrea ha parlato anche in occasione dell’incontro con il personale sanitario e con la cittadinanza nella festa di San Luca, patrono degli operatori sanitari (posticipato al 1° dicembre), una “tavola rotonda” «ad indicare la confluenza delle diverse competenze e della complementarità dei modi di prendersi cura attorno all’unico soggetto: la persona umana. Ci sono amministratori che lavorano per il bene comune, c’è il sacerdote che testimonia come la persona sia “una”, cioè unità di corpo e anima, c’è il personale medico, infermieristico e volontario che si china quotidianamente sul malato, c’è il bioeticista che aiuta nella riflessione». In apertura dell’incontro mons. Vescovo legge la pagina di Vangelo in cui Gesù risana molte persone segnate dalla malattia. «Qualche volta – osserva – Gesù si arrabbia col male; qualche volta si commuove per la persona ferita». Le guarigioni compiute da Gesù «non sono semplicemente o solamente dettate dalla bontà e dalla compassione, ma sono un segno della regalità di Dio, del mondo rinnovato. Dio non vuole il male. Dio non chiede la rassegnazione. La malattia e il male sono un segno del peccato che è entrato nel mondo e che si deve contrastare». Pertanto, mons. Andrea esorta a «dire “no” al fatalismo, “sì” alla ricerca, allo studio, alla cura di chi è malato, a testimoniare coi fatti che non esistono vite indegne o da scartare perché non rispondono al criterio dell’utile o alle esigenze del profitto». «Perché la cura senza scienza – afferma citando le parole di papa Francesco ai membri della Biomedical University Foundation – è vana, come la scienza senza cura è sterile» (Discorso alla Tavola Rotonda per la Giornata degli operatori sanitari, Novafeltria, 1° dicembre 2021).

Paola Galvani, gennaio 2022

“Gettare la vita”

Missione, corresponsabilità e servizio

Il mese di novembre è stato caratterizzato da cambiamenti nella cura pastorale di alcune comunità. «Ogni cambiamento – commenta il Vescovo – segna sempre un punto critico, di sofferenza e di distacco, ma può diventare motivo di crescita per tutti». Il Vescovo Andrea ha accompagnato con la sua paternità sacerdoti e fedeli. Come vivere bene questi passaggi? «Con una visione di fede – risponde mons. Andrea – in particolare sul ministero sacerdotale». Un invito a riflettere su chi sia veramente il prete e su quale rapporto instaurare con lui. «Questo momento è da vivere – prosegue – aperti alla realtà della Chiesa locale e della Chiesa intera, con le sue fragilità, i suoi cammini, le sue risorse. Da parte di ognuno occorre intelligenza, responsabilità, collaborazione e servizio» (Riunione con il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Borgo Maggiore, 3.11.2021).
Il rito di immissione canonica di un nuovo parroco prevede alcune consegne solenni. Innanzitutto, la consegna delle chiavi della chiesa parrocchiale e del tabernacolo. «Ma la chiave dei cuori – precisa il Vescovo rivolgendosi ai parrocchiani – solo voi potete consegnarla al vostro parroco». Il nuovo parroco viene accompagnato dal Vescovo al fonte battesimale, «dove si nasce alla vita nuova dall’acqua e dallo Spirito Santo»; poi al confessionale, «luogo della riconciliazione e del perdono»; infine, all’altare, «simbolo di Cristo, dove egli, Cristo Gesù, si dà a noi come cibo». «Sono riti – spiega il Vescovo – che richiamano il legame che il parroco ha con il suo Vescovo e con la comunità, ma dicono anche la sacralità con cui il parroco viene affidato ai fedeli e i fedeli al parroco: un affidamento reciproco, con un vero legame pastorale, spirituale, giuridico». «Siamo tutti sotto l’azione dello Spirito Santo – rassicura il Vescovo – che crea, conforta, ispira». «L’effusione dello Spirito Santo non è un semplice “accessorio” che il Signore dona – chiarisce –; lo Spirito Santo è l’amore del Padre per il Figlio ed è l’amore del Figlio per il Padre, quindi dire che il Padre e il Figlio effondono lo Spirito su di noi certifica che noi facciamo parte della famiglia di Dio!». Mons. Andrea confida un’intuizione: «Io dico: “Vieni Spirito Santo!” e lo Spirito mi dice: “Vai!”». È la missione, l’impegno che ci sta coinvolgendo anche come Diocesi (Discorso nel conferimento della cura pastorale della parrocchia di Borgo Maggiore a don Alessandro Santini, Borgo Maggiore RSM, 14.11.2021).
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo…». Sono le parole di Gesù che precedono il suo discorso sulla fine, o meglio sul fine, della vita. Quando i discepoli chiedono a Gesù: «Quando accadrà questo?», la risposta di Gesù è: «Il Padre sa». «Non vuol dire che il Padre sa tutto – precisa il Vescovo –, perché è l’onnisciente; il Padre sa, perché è vicino a te, conosce quello che hai nel cuore, conosce tutto lo svolgimento della tua vita» (Omelia nella XXXIII domenica del Tempo Ordinario, San Marino Città, 14.11.2021).
Emblema della fiducia nel Padre che sa è la vedova povera su cui Gesù richiama l’attenzione nel suo gesto di gettare nel tesoro del tempio appena «due monetine che fanno un soldo», a rappresentare «l’amore a Dio e l’amore al prossimo, un unico amore». «Il verbo “gettare” – commenta mons. Andrea – non è disprezzo della vita, ma decisione risoluta di dare tutto senza nulla trattenere per sé», proprio come ha fatto Gesù, con piena fiducia nel Padre (Omelia nella XXXII domenica del Tempo Ordinario, #FlashdiVangelo).
Nella I domenica di Avvento ha risuonato con forza l’invito ad essere vigilanti, «perché la venuta del Regno di Dio è improvvisa, come una folgore». «Il Signore troverà in me un credente?»: domanda aperta «a cui ognuno può rispondere solo per sé». «Le difficoltà, le delusioni, le persecuzioni ci scoraggeranno, renderanno tiepida la nostra attesa?». «La preghiera perseverante – osserva mons. Andrea – è il vero antidoto all’avvilimento e al raffreddamento del nostro fervore». Ma spesso abbiamo l’impressione – prosegue – di non essere esauditi e pensiamo: “Dio mi ascolta o no?”». «Il fatto vero – conclude – è che non abbiamo capito che cos’è veramente la preghiera. Non si tratta di scansare i nostri problemi, di trovare rimedio alle nostre disgrazie, ma piuttosto di vivere con Qualcuno il nostro quotidiano, condividere con lui le nostre gioie e le nostre pene». E segnala un pericolo: «Se fossimo esauditi a modo nostro, trasformeremmo il Dio vivente in un distributore automatico e la nostra preghiera diventerebbe come una magia di cui ci serviremmo nelle nostre necessità e anche nei nostri capricci». «Ogni volta che siamo tentati dal considerare che la preghiera è inefficace – aggiunge –, dobbiamo mettere a fuoco il nostro sguardo. È la nostra fede che deve crescere per comprendere la realtà del Dio incarnato di Gesù che vive con noi e che è presente al di là del nostro sentire» (Omelia nella S.Messa con la comunità dei Servi del Paraclito, Maciano RN, 13.11.2021).

Paola Galvani, dicembre 2021

 

“A casa propria nella Chiesa”: nessuno escluso!

Finestre spalancate al vento dello Spirito Santo

Domenica 17 ottobre in ogni parrocchia, in ogni chiesa e in ogni comunità religiosa della Diocesi di San Marino-Montefeltro si è aperto il Cammino Sinodale avviato dalla CEI in sintonia con la preparazione del Sinodo Generale dei Vescovi (ottobre 2023). «Per tanti si tratta di una proposta del tutto nuova – commenta il Vescovo – per altri è un’avventura piena di incognite». L’invito di papa Francesco è a «sentirsi a casa propria nella Chiesa»; per questo chiede di osare «incontrarsi, ascoltarsi l’un l’altro e discernere quello che giova di più in questi giorni complicati». A questo proposito «è naturale provare anche un sentimento di inadeguatezza – confida il Vescovo –; eppure dobbiamo crederci e tirare fuori ciò che brilla nei nostri cuori e nei cuori di tutti». Lo Spirito Santo sarà il grande protagonista, con il suo «suggerire pensieri, ricordare quello che è nel profondo delle nostre storie, far sognare nuovi orizzonti». Per chi continua a smarcarsi dall’impegno sinodale il Vescovo aggiunge che «a volte accade che il Signore parli attraverso il fratello più piccolo e sconosciuto». Nessuno si deve sentire escluso: «Il Signore parla anche attraverso chi è in ricerca di verità e reclama autenticità».
Mons. Andrea tratteggia la Chiesa nel Cammino Sinodale con l’immagine del «cenacolo in cui le finestre spalancate immettono aria fresca e nuova nelle nostre comunità». «Forse il vento scompaginerà i nostri schemi – aggiunge – ma non dobbiamo avere paura. E conclude il suo discorso ai presbiteri, ai diaconi, ai consacrati e alle consacrate e agli operatori pastorali riuniti per la Veglia diocesana di apertura del Cammino Sinodale (sabato 16 ottobre) citando una frase del grande poeta tedesco Hölderling: «Là dove cresce il rischio, cresce anche ciò che salva»! (Veglia diocesana di apertura del Cammino Sinodale, 16 ottobre, Murata RSM).
Alla Giornata Unitaria dell’Azione Cattolica il Vescovo, commentando la celebre pagina evangelica del “giovane ricco”, rivolge a ciascuno dei partecipanti una domanda penetrante: «Che cosa ti manca?». Alla richiesta del “giovane ricco” sul «che cosa si deve fare per avere la vita eterna», Gesù risponde: «C’è una cosa che ti manca. Il fatto che tu abbia un vuoto dentro di te è provvidenziale: Dio ti ha creato con questo vuoto perché diventi occasione per cercare la vera pienezza». Il giovane aveva a cuore l’osservanza scrupolosa dei comandamenti: era il suo vanto! E tuttavia avverte che gli manca qualcosa. Mons. Andrea fa anche una precisazione: «I comandamenti sono stati dati nel contesto dell’Alleanza: ogni comandamento proclama che Dio si è fatto tuo alleato, che ti ama immensamente. Ogni comandamento osservato non è altro che la celebrazione dell’Alleanza». Gesù chiede al giovane – e ad ogni persona – una cosa molto semplice: «Seguimi. Colma quel vuoto con la mia presenza, con il mio amore». Continuando la riflessione il Vescovo osserva che «la ricchezza non è il problema. Anche la mancanza di ricchezza, del resto, può renderci ansiosi, invidiosi, iperattivi, nel tentativo di avere di più. Il problema è la mancanza di libertà. Solo quando il nostro cuore è finalmente sgombro possiamo seguire Gesù» (Omelia nella XXVIII domenica del Tempo Ordinario, 10 ottobre, Novafeltria).
Durante la celebrazione in occasione dell’Investitura degli Ecc.mi Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino, alla presenza delle Autorità civili e militari, il Vescovo invita a «costruire l’edificio solido della convivenza umana su rapporti autentici». «Non bastano le dichiarazioni di intenti – prosegue –, occorrono convinzioni profonde e scelte coraggiose e pratiche». In sintonia con l’immagine evangelica della casa, mons. Andrea evidenzia che «il buon architetto costruisce sulla salda roccia della coscienza». Sempre più di rado si parla di coscienza. Così la definizione: «La coscienza morale è una facoltà conoscitiva che dice al cuore, senza errore, se il pensare, il parlare e l’agire sono concordi ai valori assunti come anima della propria esistenza e della propria missione». Il Vescovo descrive l’azione della coscienza mediante tre metafore: la bussola, lo scrigno e la molla. «La coscienza – come la bussola che segna infallibilmente il Nord – denuncia se le scelte sono conformi o non conformi ai valori che portiamo dentro». «La coscienza – come uno scrigno che custodisce gelosamente gioielli preziosi – racchiude verità fondamentali sul bene e sul male, gli insegnamenti dei sapienti e l’etica universale. Guai ai cuori e alle intelligenze distratte, superficiali e senza contemplazione». «La coscienza – come una molla sempre in tensione – non si ferma all’esigenza minima del precetto, ma spinge al meglio, al di più, a compiti intraprendenti di bene per sé e per gli altri». E conclude: «Decisiva l’educazione della coscienza. Una coscienza ben formata non offre mai alibi all’individualismo, al disimpegno e al relativismo. La coscienza fa sentire la sua voce sul bene di tutti e di ciascuno» (Omelia nell’Insediamento dei Capitani Reggenti, 1° ottobre, San Marino Città, Basilica del Santo).

Paola Galvani, novembre 2021

 

Non è questione di numeri

La Diocesi si riconsegna allo Spirito Santo

Il mese di settembre è stato pieno di iniziative ed eventi: segno di una ripresa tanto invocata e attesa. «Le nostre chiese, pur con le necessarie precauzioni, ora sono spalancate. Altrettanto le sale di comunità per gli incontri e la catechesi. Ripartiamo. Riprendiamo. Ricominciamo. Non è questione di numeri, ma di qualità, di fervore!». Con queste parole il Vescovo Andrea ha invitato sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e tutti gli operatori pastorali alla Giornata del Mandato che si è svolta, com’è ormai consuetudine, la quarta domenica di settembre. «Un momento importante e significativo del cammino della Chiesa diocesana, che segna la ripresa dopo la pausa estiva e il lancio del nuovo Programma pastorale».
«Sullo sfondo incombe il peso delle domande suscitate dalla pandemia – aggiunge il Vescovo –, dalla quale non siamo ancora del tutto usciti. Si tratta di interrogativi presenti e ricorrenti negli incontri di questi mesi di chiese svuotate dal Covid e di pecore smarrite» (Lettera agli operatori pastorali, 7.7.2021). Alla domanda: «Di che cosa ha bisogno la nostra Chiesa in questo tempo?», il Vescovo risponde ribadendo con forza che «la nostra Chiesa deve riconsegnarsi allo Spirito Santo, anima della sua vita e della sua missione».
Forza, coraggio, abbraccio sono le tre parole che caratterizzano il Programma pastorale 2021/22 e sono rifuse nel titolo: Con la forza del suo Spirito il coraggio di abbracciare il mondo. «Dalla forza dello Spirito (non la nostra!) – spiega il Vescovo – viene il coraggio di abbracciare il mondo». Abbracciare il mondo non è «abbracciare la mondanità, ma il mondo che Dio ha tanto amato, fino al punto da dargli suo Figlio». Dunque, indica «lo stile col quale incontrare le persone e vivere la missione». Per dirla con le parole del Programma pastorale dello scorso anno, solo «un ascolto empatico, disponibile a nuovi esercizi di ascolto, consentirà di dire parole vere» (Intervento alla Giornata del Mandato, Murata RSM, 26.9.2021).
Mons. Andrea invita ad una domanda radicale: «Che cosa ci importa veramente, che le persone seguano Gesù o che seguano noi?». In concreto: «Dov’è il cuore? È a difendere le nostre istituzioni, quel che ha costruito la nostra comunità cristiana, oppure il nostro cuore è veramente nel desiderio che le persone incontrino Gesù?». E incoraggia ad «essere liberi nel cuore: che il Regno di Dio avanzi, non noi» (Omelia nella XXVI domenica del Tempo Ordinario, Lunano, 26.9.2021).
Il mese di settembre è stato caratterizzato anche dalla campagna referendaria a San Marino sulla depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Una campagna dai toni, in alcuni momenti, piuttosto accesi: «La posta in gioco è davvero alta – scrive il Vescovo in un messaggio a pochi giorni dal Referendum –, ma questo non giustifica la rissa. Ci siamo ascoltati profondamente?». Ed invita a vivere l’occasione del voto come «diritto-dovere, partecipazione al cammino della comunità, nel segreto della coscienza, in totale libertà». «Andare a votare è un gesto importante – continua –, un atto d’amore, un’opportunità per ripensare il valore della vita, dell’esserci e del non esserci, per renderci conto dello spessore di questo dono. Per sé e per gli altri». Questa la linea che propone con chiarezza: «Senza se, senza ma, senza forse, siamo per l’accoglienza della vita. E non è per difendere un principio astratto, ma per accogliere una persona: tale è il concepito, benché fragile e indifeso». Conclude, poi, il suo comunicato con un impegno concreto: «Siamo dalla parte della mamma e del futuro papà; non vogliamo che la donna sia lasciata sola né prima, né dopo la nascita del suo bimbo. Dobbiamo far sì che mai più una vita non sbocci per insicurezza, sfiducia, solitudine, mancanza di tutele o per motivi economici» (Comunicato stampa in vista del Referendum, 23.9.2021). «Per questo – afferma – cercheremo amici per riorganizzare la speranza. Tutti sono invitati».
All’indomani del Referendum mons. Andrea conferma l’invito «non con dichiarazioni o proclami, ma con un fattivo impegno: subito, sempre, con gioia». In particolare, esorta a «far circolare le testimonianze di aiuto alle donne e alle famiglie e ad esprimere vicinanza a chi ha vissuto il dramma dell’interruzione volontaria della gravidanza: uno spazio di sofferenza che ci unisce e ci provoca». Sottolinea la necessità di proseguire l’impegno in campo educativo «per un’etica della responsabilità, che non prevede scorciatoie né facili pendii, per orientare al meglio le giovani generazioni» e di assicurare sostegno e collaborazione alle associazioni pro-life. Auspica che si colga l’occasione per «l’offerta di un quadro legislativo di vero aiuto alla donna, di tutela della vita e di accoglienza dell’obiezione di coscienza» (Comunicato stampa dopo il Referendum, 27.9.2021).
«Chiunque vi darà da bere un bicchier d’acqua nel mio nome non perderà la sua ricompensa». Nell’ultima domenica del mese di settembre il Vescovo ha commentato così l’insegnamento di Gesù che educa a dare importanza ad ogni dettaglio: «Un “bicchier d’acqua” può aprire radicalmente la tua vita; sembra nulla, eppure in quel dono, in quella carezza, che ricevi e che offri, c’è tutta la persona». «Attraverso un solo tuo gesto – continua – puoi trasmettere Dio: così ti succede di essere sacramento di Dio, mezzo materiale efficace per la presenza del Signore». Il Vescovo invita, infine, ad un’attenzione: «Con un bicchiere d’acqua si può trasmettere la presenza di Dio, ma si può anche essere di scandalo, cioè di ostacolo, alla comunicazione di Dio attraverso un cattivo esempio». «È una responsabilità che fa tremare – constata –, perché a causa tua potrebbe accadere che quello che Dio vuole dire o dare non arrivi al fratello» (Omelia nella XXVI domenica del Tempo Ordinario, Lunano, 26.9.2021).

Paola Galvani, ottobre 2021