Vita della Diocesi

“La luce del Natale ricostruisce le nostre rovine!”

Il mistero parla. Il mistero ci interpella. Il mistero ha un “io”

«Siamo dolcemente invitati a riaprire i conti col mistero di Dio e col mistero dell’uomo». Con queste parole il Vescovo Andrea, nell’editoriale di dicembre, esortava i lettori a porsi davanti al mistero di Dio, che «nell’esperienza umana sulla terra non sarà mai pienamente posseduto». «Il fatto più eclatante – segnalava – è che questo mistero si rivolge a noi. Il mistero parla. Il mistero ci interpella. Il mistero ha un “io”». Il Vescovo mette a confronto la nascita di Gesù a Betlemme, in un giorno preciso della storia, alla nascita di ogni uomo: «C’è un racconto che sottostà a tutti i racconti della nostra vita: è il racconto della nostra nascita, un racconto che ci viene dato da coloro che ci hanno accolto, chiamato per nome e coperto di baci». «Di tale racconto – osserva – abbiamo bisogno per conoscere la nostra identità, tant’è vero che, chi non l’ha avuto, ne soffre; chi non sa nulla dei propri genitori li cerca instancabilmente, avvertendo la necessità di sentirsi persona, fin dall’inizio, chiamata per nome». Dunque, nel Natale di Gesù il nostro Natale. Inoltre, «la gioia per un bimbo che nasce a Betlemme – fa notare mons. Andrea – richiama nel Prologo del Vangelo di Giovanni la gioia e lo stupore per ciò che nasce e che è nato all’origine del mondo». «Tutto ciò che è nato ed ha cominciato ad esistere – prosegue – è da vedere nella luce del Natale: il Verbo incarnandosi viene a riprendersi ciò che è suo per rinnovarlo!». Si può dire che, mentre il Natale di Betlemme fa vivere il compleanno di Gesù, il Prologo di Giovanni presenta il compleanno del mondo, «la sua natura di mondo “sensato”, perché dovuto a colui che è il Logos, il Verbo di Dio». Da questo parallelo si può dedurre che «se partiamo da Gesù Figlio di Dio, le nostre vicende umane non sono né piccole né inutili, i nostri affanni non sono un sospiro vano, dal momento che se ne è fatto carico nascendo a Betlemme». Ma il Natale, «oltre ad essere un compleanno storico, oltre a richiamare un evento cosmico, è insieme incomparabilmente intimo e personale: Gesù si fa presente ad ogni istante della nostra concreta realtà quotidiana. Il Signore viene e sta sempre di nuovo per venire in chi lo attende e lo accoglie».
Con stupore il profeta Isaia esclama: «Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme» (Is 52,9). «Come mai – domanda mons. Vescovo – il profeta pensa che le rovine possano prorompere di gioia, quelle rovine che vediamo in noi e attorno a noi, le rovine che umiliano, le rovine del senso della vita che molte persone hanno perduto e non ritrovano, le rovine interiori dell’angoscia, della paura, della diffidenza, della tristezza?». E conclude così: «La luce del Natale ricostruisce le nostre rovine!» (Meditazione teologica sul Natale, Rimini, Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli”, 16.12.2021).
Alla Veglia per la Vita nascente, il Vescovo, commentando ancora il Prologo del Vangelo di Giovanni, sottolinea che «la nostra è una vita da, perché ricevuta, una vita con, perché proiettata nella relazione ed è una vita per, da giocare per costruire, creare, progettare». «La vita – aggiunge – non ha valore, perché la vita è un valore, perché è unica e irripetibile, insostituibile e non surrogabile» (Discorso alla Veglia per la Vita nascente, Dogana RSM, 29.11.2021).
Del valore della vita il Vescovo Andrea ha parlato anche in occasione dell’incontro con il personale sanitario e con la cittadinanza nella festa di San Luca, patrono degli operatori sanitari (posticipato al 1° dicembre), una “tavola rotonda” «ad indicare la confluenza delle diverse competenze e della complementarità dei modi di prendersi cura attorno all’unico soggetto: la persona umana. Ci sono amministratori che lavorano per il bene comune, c’è il sacerdote che testimonia come la persona sia “una”, cioè unità di corpo e anima, c’è il personale medico, infermieristico e volontario che si china quotidianamente sul malato, c’è il bioeticista che aiuta nella riflessione». In apertura dell’incontro mons. Vescovo legge la pagina di Vangelo in cui Gesù risana molte persone segnate dalla malattia. «Qualche volta – osserva – Gesù si arrabbia col male; qualche volta si commuove per la persona ferita». Le guarigioni compiute da Gesù «non sono semplicemente o solamente dettate dalla bontà e dalla compassione, ma sono un segno della regalità di Dio, del mondo rinnovato. Dio non vuole il male. Dio non chiede la rassegnazione. La malattia e il male sono un segno del peccato che è entrato nel mondo e che si deve contrastare». Pertanto, mons. Andrea esorta a «dire “no” al fatalismo, “sì” alla ricerca, allo studio, alla cura di chi è malato, a testimoniare coi fatti che non esistono vite indegne o da scartare perché non rispondono al criterio dell’utile o alle esigenze del profitto». «Perché la cura senza scienza – afferma citando le parole di papa Francesco ai membri della Biomedical University Foundation – è vana, come la scienza senza cura è sterile» (Discorso alla Tavola Rotonda per la Giornata degli operatori sanitari, Novafeltria, 1° dicembre 2021).

Paola Galvani, gennaio 2022

“Gettare la vita”

Missione, corresponsabilità e servizio

Il mese di novembre è stato caratterizzato da cambiamenti nella cura pastorale di alcune comunità. «Ogni cambiamento – commenta il Vescovo – segna sempre un punto critico, di sofferenza e di distacco, ma può diventare motivo di crescita per tutti». Il Vescovo Andrea ha accompagnato con la sua paternità sacerdoti e fedeli. Come vivere bene questi passaggi? «Con una visione di fede – risponde mons. Andrea – in particolare sul ministero sacerdotale». Un invito a riflettere su chi sia veramente il prete e su quale rapporto instaurare con lui. «Questo momento è da vivere – prosegue – aperti alla realtà della Chiesa locale e della Chiesa intera, con le sue fragilità, i suoi cammini, le sue risorse. Da parte di ognuno occorre intelligenza, responsabilità, collaborazione e servizio» (Riunione con il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Borgo Maggiore, 3.11.2021).
Il rito di immissione canonica di un nuovo parroco prevede alcune consegne solenni. Innanzitutto, la consegna delle chiavi della chiesa parrocchiale e del tabernacolo. «Ma la chiave dei cuori – precisa il Vescovo rivolgendosi ai parrocchiani – solo voi potete consegnarla al vostro parroco». Il nuovo parroco viene accompagnato dal Vescovo al fonte battesimale, «dove si nasce alla vita nuova dall’acqua e dallo Spirito Santo»; poi al confessionale, «luogo della riconciliazione e del perdono»; infine, all’altare, «simbolo di Cristo, dove egli, Cristo Gesù, si dà a noi come cibo». «Sono riti – spiega il Vescovo – che richiamano il legame che il parroco ha con il suo Vescovo e con la comunità, ma dicono anche la sacralità con cui il parroco viene affidato ai fedeli e i fedeli al parroco: un affidamento reciproco, con un vero legame pastorale, spirituale, giuridico». «Siamo tutti sotto l’azione dello Spirito Santo – rassicura il Vescovo – che crea, conforta, ispira». «L’effusione dello Spirito Santo non è un semplice “accessorio” che il Signore dona – chiarisce –; lo Spirito Santo è l’amore del Padre per il Figlio ed è l’amore del Figlio per il Padre, quindi dire che il Padre e il Figlio effondono lo Spirito su di noi certifica che noi facciamo parte della famiglia di Dio!». Mons. Andrea confida un’intuizione: «Io dico: “Vieni Spirito Santo!” e lo Spirito mi dice: “Vai!”». È la missione, l’impegno che ci sta coinvolgendo anche come Diocesi (Discorso nel conferimento della cura pastorale della parrocchia di Borgo Maggiore a don Alessandro Santini, Borgo Maggiore RSM, 14.11.2021).
«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo…». Sono le parole di Gesù che precedono il suo discorso sulla fine, o meglio sul fine, della vita. Quando i discepoli chiedono a Gesù: «Quando accadrà questo?», la risposta di Gesù è: «Il Padre sa». «Non vuol dire che il Padre sa tutto – precisa il Vescovo –, perché è l’onnisciente; il Padre sa, perché è vicino a te, conosce quello che hai nel cuore, conosce tutto lo svolgimento della tua vita» (Omelia nella XXXIII domenica del Tempo Ordinario, San Marino Città, 14.11.2021).
Emblema della fiducia nel Padre che sa è la vedova povera su cui Gesù richiama l’attenzione nel suo gesto di gettare nel tesoro del tempio appena «due monetine che fanno un soldo», a rappresentare «l’amore a Dio e l’amore al prossimo, un unico amore». «Il verbo “gettare” – commenta mons. Andrea – non è disprezzo della vita, ma decisione risoluta di dare tutto senza nulla trattenere per sé», proprio come ha fatto Gesù, con piena fiducia nel Padre (Omelia nella XXXII domenica del Tempo Ordinario, #FlashdiVangelo).
Nella I domenica di Avvento ha risuonato con forza l’invito ad essere vigilanti, «perché la venuta del Regno di Dio è improvvisa, come una folgore». «Il Signore troverà in me un credente?»: domanda aperta «a cui ognuno può rispondere solo per sé». «Le difficoltà, le delusioni, le persecuzioni ci scoraggeranno, renderanno tiepida la nostra attesa?». «La preghiera perseverante – osserva mons. Andrea – è il vero antidoto all’avvilimento e al raffreddamento del nostro fervore». Ma spesso abbiamo l’impressione – prosegue – di non essere esauditi e pensiamo: “Dio mi ascolta o no?”». «Il fatto vero – conclude – è che non abbiamo capito che cos’è veramente la preghiera. Non si tratta di scansare i nostri problemi, di trovare rimedio alle nostre disgrazie, ma piuttosto di vivere con Qualcuno il nostro quotidiano, condividere con lui le nostre gioie e le nostre pene». E segnala un pericolo: «Se fossimo esauditi a modo nostro, trasformeremmo il Dio vivente in un distributore automatico e la nostra preghiera diventerebbe come una magia di cui ci serviremmo nelle nostre necessità e anche nei nostri capricci». «Ogni volta che siamo tentati dal considerare che la preghiera è inefficace – aggiunge –, dobbiamo mettere a fuoco il nostro sguardo. È la nostra fede che deve crescere per comprendere la realtà del Dio incarnato di Gesù che vive con noi e che è presente al di là del nostro sentire» (Omelia nella S.Messa con la comunità dei Servi del Paraclito, Maciano RN, 13.11.2021).

Paola Galvani, dicembre 2021

 

“A casa propria nella Chiesa”: nessuno escluso!

Finestre spalancate al vento dello Spirito Santo

Domenica 17 ottobre in ogni parrocchia, in ogni chiesa e in ogni comunità religiosa della Diocesi di San Marino-Montefeltro si è aperto il Cammino Sinodale avviato dalla CEI in sintonia con la preparazione del Sinodo Generale dei Vescovi (ottobre 2023). «Per tanti si tratta di una proposta del tutto nuova – commenta il Vescovo – per altri è un’avventura piena di incognite». L’invito di papa Francesco è a «sentirsi a casa propria nella Chiesa»; per questo chiede di osare «incontrarsi, ascoltarsi l’un l’altro e discernere quello che giova di più in questi giorni complicati». A questo proposito «è naturale provare anche un sentimento di inadeguatezza – confida il Vescovo –; eppure dobbiamo crederci e tirare fuori ciò che brilla nei nostri cuori e nei cuori di tutti». Lo Spirito Santo sarà il grande protagonista, con il suo «suggerire pensieri, ricordare quello che è nel profondo delle nostre storie, far sognare nuovi orizzonti». Per chi continua a smarcarsi dall’impegno sinodale il Vescovo aggiunge che «a volte accade che il Signore parli attraverso il fratello più piccolo e sconosciuto». Nessuno si deve sentire escluso: «Il Signore parla anche attraverso chi è in ricerca di verità e reclama autenticità».
Mons. Andrea tratteggia la Chiesa nel Cammino Sinodale con l’immagine del «cenacolo in cui le finestre spalancate immettono aria fresca e nuova nelle nostre comunità». «Forse il vento scompaginerà i nostri schemi – aggiunge – ma non dobbiamo avere paura. E conclude il suo discorso ai presbiteri, ai diaconi, ai consacrati e alle consacrate e agli operatori pastorali riuniti per la Veglia diocesana di apertura del Cammino Sinodale (sabato 16 ottobre) citando una frase del grande poeta tedesco Hölderling: «Là dove cresce il rischio, cresce anche ciò che salva»! (Veglia diocesana di apertura del Cammino Sinodale, 16 ottobre, Murata RSM).
Alla Giornata Unitaria dell’Azione Cattolica il Vescovo, commentando la celebre pagina evangelica del “giovane ricco”, rivolge a ciascuno dei partecipanti una domanda penetrante: «Che cosa ti manca?». Alla richiesta del “giovane ricco” sul «che cosa si deve fare per avere la vita eterna», Gesù risponde: «C’è una cosa che ti manca. Il fatto che tu abbia un vuoto dentro di te è provvidenziale: Dio ti ha creato con questo vuoto perché diventi occasione per cercare la vera pienezza». Il giovane aveva a cuore l’osservanza scrupolosa dei comandamenti: era il suo vanto! E tuttavia avverte che gli manca qualcosa. Mons. Andrea fa anche una precisazione: «I comandamenti sono stati dati nel contesto dell’Alleanza: ogni comandamento proclama che Dio si è fatto tuo alleato, che ti ama immensamente. Ogni comandamento osservato non è altro che la celebrazione dell’Alleanza». Gesù chiede al giovane – e ad ogni persona – una cosa molto semplice: «Seguimi. Colma quel vuoto con la mia presenza, con il mio amore». Continuando la riflessione il Vescovo osserva che «la ricchezza non è il problema. Anche la mancanza di ricchezza, del resto, può renderci ansiosi, invidiosi, iperattivi, nel tentativo di avere di più. Il problema è la mancanza di libertà. Solo quando il nostro cuore è finalmente sgombro possiamo seguire Gesù» (Omelia nella XXVIII domenica del Tempo Ordinario, 10 ottobre, Novafeltria).
Durante la celebrazione in occasione dell’Investitura degli Ecc.mi Capitani Reggenti della Repubblica di San Marino, alla presenza delle Autorità civili e militari, il Vescovo invita a «costruire l’edificio solido della convivenza umana su rapporti autentici». «Non bastano le dichiarazioni di intenti – prosegue –, occorrono convinzioni profonde e scelte coraggiose e pratiche». In sintonia con l’immagine evangelica della casa, mons. Andrea evidenzia che «il buon architetto costruisce sulla salda roccia della coscienza». Sempre più di rado si parla di coscienza. Così la definizione: «La coscienza morale è una facoltà conoscitiva che dice al cuore, senza errore, se il pensare, il parlare e l’agire sono concordi ai valori assunti come anima della propria esistenza e della propria missione». Il Vescovo descrive l’azione della coscienza mediante tre metafore: la bussola, lo scrigno e la molla. «La coscienza – come la bussola che segna infallibilmente il Nord – denuncia se le scelte sono conformi o non conformi ai valori che portiamo dentro». «La coscienza – come uno scrigno che custodisce gelosamente gioielli preziosi – racchiude verità fondamentali sul bene e sul male, gli insegnamenti dei sapienti e l’etica universale. Guai ai cuori e alle intelligenze distratte, superficiali e senza contemplazione». «La coscienza – come una molla sempre in tensione – non si ferma all’esigenza minima del precetto, ma spinge al meglio, al di più, a compiti intraprendenti di bene per sé e per gli altri». E conclude: «Decisiva l’educazione della coscienza. Una coscienza ben formata non offre mai alibi all’individualismo, al disimpegno e al relativismo. La coscienza fa sentire la sua voce sul bene di tutti e di ciascuno» (Omelia nell’Insediamento dei Capitani Reggenti, 1° ottobre, San Marino Città, Basilica del Santo).

Paola Galvani, novembre 2021

 

Non è questione di numeri

La Diocesi si riconsegna allo Spirito Santo

Il mese di settembre è stato pieno di iniziative ed eventi: segno di una ripresa tanto invocata e attesa. «Le nostre chiese, pur con le necessarie precauzioni, ora sono spalancate. Altrettanto le sale di comunità per gli incontri e la catechesi. Ripartiamo. Riprendiamo. Ricominciamo. Non è questione di numeri, ma di qualità, di fervore!». Con queste parole il Vescovo Andrea ha invitato sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e tutti gli operatori pastorali alla Giornata del Mandato che si è svolta, com’è ormai consuetudine, la quarta domenica di settembre. «Un momento importante e significativo del cammino della Chiesa diocesana, che segna la ripresa dopo la pausa estiva e il lancio del nuovo Programma pastorale».
«Sullo sfondo incombe il peso delle domande suscitate dalla pandemia – aggiunge il Vescovo –, dalla quale non siamo ancora del tutto usciti. Si tratta di interrogativi presenti e ricorrenti negli incontri di questi mesi di chiese svuotate dal Covid e di pecore smarrite» (Lettera agli operatori pastorali, 7.7.2021). Alla domanda: «Di che cosa ha bisogno la nostra Chiesa in questo tempo?», il Vescovo risponde ribadendo con forza che «la nostra Chiesa deve riconsegnarsi allo Spirito Santo, anima della sua vita e della sua missione».
Forza, coraggio, abbraccio sono le tre parole che caratterizzano il Programma pastorale 2021/22 e sono rifuse nel titolo: Con la forza del suo Spirito il coraggio di abbracciare il mondo. «Dalla forza dello Spirito (non la nostra!) – spiega il Vescovo – viene il coraggio di abbracciare il mondo». Abbracciare il mondo non è «abbracciare la mondanità, ma il mondo che Dio ha tanto amato, fino al punto da dargli suo Figlio». Dunque, indica «lo stile col quale incontrare le persone e vivere la missione». Per dirla con le parole del Programma pastorale dello scorso anno, solo «un ascolto empatico, disponibile a nuovi esercizi di ascolto, consentirà di dire parole vere» (Intervento alla Giornata del Mandato, Murata RSM, 26.9.2021).
Mons. Andrea invita ad una domanda radicale: «Che cosa ci importa veramente, che le persone seguano Gesù o che seguano noi?». In concreto: «Dov’è il cuore? È a difendere le nostre istituzioni, quel che ha costruito la nostra comunità cristiana, oppure il nostro cuore è veramente nel desiderio che le persone incontrino Gesù?». E incoraggia ad «essere liberi nel cuore: che il Regno di Dio avanzi, non noi» (Omelia nella XXVI domenica del Tempo Ordinario, Lunano, 26.9.2021).
Il mese di settembre è stato caratterizzato anche dalla campagna referendaria a San Marino sulla depenalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Una campagna dai toni, in alcuni momenti, piuttosto accesi: «La posta in gioco è davvero alta – scrive il Vescovo in un messaggio a pochi giorni dal Referendum –, ma questo non giustifica la rissa. Ci siamo ascoltati profondamente?». Ed invita a vivere l’occasione del voto come «diritto-dovere, partecipazione al cammino della comunità, nel segreto della coscienza, in totale libertà». «Andare a votare è un gesto importante – continua –, un atto d’amore, un’opportunità per ripensare il valore della vita, dell’esserci e del non esserci, per renderci conto dello spessore di questo dono. Per sé e per gli altri». Questa la linea che propone con chiarezza: «Senza se, senza ma, senza forse, siamo per l’accoglienza della vita. E non è per difendere un principio astratto, ma per accogliere una persona: tale è il concepito, benché fragile e indifeso». Conclude, poi, il suo comunicato con un impegno concreto: «Siamo dalla parte della mamma e del futuro papà; non vogliamo che la donna sia lasciata sola né prima, né dopo la nascita del suo bimbo. Dobbiamo far sì che mai più una vita non sbocci per insicurezza, sfiducia, solitudine, mancanza di tutele o per motivi economici» (Comunicato stampa in vista del Referendum, 23.9.2021). «Per questo – afferma – cercheremo amici per riorganizzare la speranza. Tutti sono invitati».
All’indomani del Referendum mons. Andrea conferma l’invito «non con dichiarazioni o proclami, ma con un fattivo impegno: subito, sempre, con gioia». In particolare, esorta a «far circolare le testimonianze di aiuto alle donne e alle famiglie e ad esprimere vicinanza a chi ha vissuto il dramma dell’interruzione volontaria della gravidanza: uno spazio di sofferenza che ci unisce e ci provoca». Sottolinea la necessità di proseguire l’impegno in campo educativo «per un’etica della responsabilità, che non prevede scorciatoie né facili pendii, per orientare al meglio le giovani generazioni» e di assicurare sostegno e collaborazione alle associazioni pro-life. Auspica che si colga l’occasione per «l’offerta di un quadro legislativo di vero aiuto alla donna, di tutela della vita e di accoglienza dell’obiezione di coscienza» (Comunicato stampa dopo il Referendum, 27.9.2021).
«Chiunque vi darà da bere un bicchier d’acqua nel mio nome non perderà la sua ricompensa». Nell’ultima domenica del mese di settembre il Vescovo ha commentato così l’insegnamento di Gesù che educa a dare importanza ad ogni dettaglio: «Un “bicchier d’acqua” può aprire radicalmente la tua vita; sembra nulla, eppure in quel dono, in quella carezza, che ricevi e che offri, c’è tutta la persona». «Attraverso un solo tuo gesto – continua – puoi trasmettere Dio: così ti succede di essere sacramento di Dio, mezzo materiale efficace per la presenza del Signore». Il Vescovo invita, infine, ad un’attenzione: «Con un bicchiere d’acqua si può trasmettere la presenza di Dio, ma si può anche essere di scandalo, cioè di ostacolo, alla comunicazione di Dio attraverso un cattivo esempio». «È una responsabilità che fa tremare – constata –, perché a causa tua potrebbe accadere che quello che Dio vuole dire o dare non arrivi al fratello» (Omelia nella XXVI domenica del Tempo Ordinario, Lunano, 26.9.2021).

Paola Galvani, ottobre 2021

Parole alla Città

Speranza, ripresa, responsabilità, educazione

«Il Signore disse ad Abrám: “Esci dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò…”». La figura di Abramo evoca la vicenda umana e spirituale di san Leone, primo e più grande evangelizzatore del Montefeltro, festeggiato come Patrono della Diocesi il 1° agosto. «La storia di Abramo è una storia religiosa – sottolinea il Vescovo Andrea –: Dio lo chiama; Abramo risponde e diventa pellegrino in cammino verso la “terra promessa”». «La fede di Abramo – prosegue – inaugura un modo nuovo di interpretare la vita dell’uomo e la storia. Sperando contro ogni speranza (Rm 4,18), Abramo lascia tutto per il Tutto! Scopre che Dio non viene mai meno e che trovare Dio significa anche trovare la parte migliore dell’uomo». Nel giorno della festa del Patrono Leone il Vescovo, incontrando la città di San Leo e la Diocesi, attualizza la Parola di Dio sulle vicende del presente, con quattro sottolineature.
Una parola di speranza. «Tempo di crisi per noi cristiani significa tempo di speranza», speranza intesa come virtù teologale. Mons. Andrea invita ad affrontare quest’epoca di «smarrimento sul piano etico e, prima ancora, sul piano del pensiero» con la fede e il coraggio di Abramo, perché abbiamo valori perenni, «da non confondere con i nostri schemi e le rassicuranti consuetudini», «basati sulla Parola di Dio e che hanno un nome preciso: Gesù e il suo Vangelo». Il Vescovo affida a san Leo un desiderio: la ripresa della vita pastorale ordinaria «con rinnovato entusiasmo dopo le chiusure e le restrizioni, senza buttare via quello che c’è stato di bello, nonostante tutto, come i collegamenti online, le liturgie domestiche in famiglia e tra famiglie…». In concreto, «chi ha la fede più solida aiuti i più deboli, i genitori accompagnino i figli al rientro, le associazioni mostrino la vitalità e l’audacia del loro carisma». E aggiunge: «Non è questione di numeri, ma di qualità, di fervore!». Non bisogna sottovalutare i pericoli che la pandemia ancora riserva, per questo il Vescovo esorta a fare tutto il possibile: «La campagna vaccinale non deve trovare ostacoli; dopo essere stata risolta la questione della moralità, con il chiaro e autorevole pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede e con l’approvazione del Santo Padre, possiamo ribadire che è per amore dei nostri fratelli e per il bene della comunità tutta che affrontiamo questa campagna!».
Un’ultima parola del Vescovo è stata detta sulla dignità della persona e sulla libertà di parola ed educazione, tema suscitato dal dibattito intorno al disegno di legge sulla omotransfobia in discussione in questi mesi. «Il decreto – afferma mons. Andrea – non tratta solo dell’opporsi alla violenza nei confronti delle persone in ragione del loro orientamento sessuale (di per sé già previsto dalla Costituzione Italiana), ma va oltre e induce a ritenere che il solo pensare ed esprimersi diversamente rispetto alle definizioni contenute nel disegno di legge potrebbe apparire come istigazione e discriminazione, penalmente perseguibili». Il Vescovo ritiene che si sia creato «un disorientamento antropologico che confonde il principio di reciprocità uomo-donna, su cui si fondano la famiglia e l’educazione». Per superare tale confusione, mons. Vescovo richiama il Concilio Vaticano II che invita a ritenere «la persona superiore ad ogni altra considerazione» (cfr. GS 29) e il Catechismo della Chiesa Cattolica che esorta ciascuno, uomo o donna, a «riconoscere e accettare la propria identità sessuale. La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita famigliare». Mons. Vescovo, pensando alla piena realizzazione di ogni persona, ravvisa come «l’identità sessuale possa essere vissuta in pienezza anche da chi, per vari motivi, si trova ad essere single e da coloro che per il Regno dei cieli consacrano, con cuore indiviso, la loro vita alla lode di Dio, al servizio dei fratelli e alla testimonianza del mondo futuro nel quale “non c’è né giudeo né greco, né maschio né femmina, perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28)» (Omelia nella Festa di San Leone, San Leo, Cattedrale, 1° agosto 2021).
Sul tema dell’annuncio Mons. Vescovo fa notare che gli episodi pasquali del Vangelo di Marco si concludono tutti con la parola: «Non credettero». Eppure, il Signore Gesù dice agli apostoli: «Andando in tutto il mondo predicate il Vangelo ad ogni creatura». Come è possibile se non credono? «Gesù sta dicendo – commenta – che persino il dubbio può essere motore per l’annuncio missionario». «Se una parte di te è in difficoltà con la fede e stai lottando – esemplifica –, può essere che il tuo annuncio sia più vero. Se tu fossi già a posto e non avessi alcun combattimento dentro di te probabilmente faresti più fatica a metterti nei panni di chi ti ascolta. Non riusciresti ad essere vicino a chi cerca il senso della vita». E conclude: «Dubiti? Allora vai ad annunciare, perché annunciando incontrerai il Signore, che si farà presente nel tuo annuncio».
Il Vangelo di Marco si conclude con la proclamazione di una novità, che riguarda persino le relazioni con il creato e con gli altri: scacciare i demoni, parlare lingue nuove, prendere in mano serpenti… «Nessuna magia – precisa il Vescovo – si tratta semplicemente di scacciare il pensiero che non sei amato: questo è il dubbio che il diavolo può insinuare». Richiamando il tema del Programma pastorale del biennio 2020-2022, il Vescovo sottolinea che «quando parliamo di missione ci si riferisce non tanto all’attività della Chiesa nei paesi lontani, ma a quel compito di annuncio e di testimonianza che Gesù consegna ad ogni cristiano nel giorno del Battesimo e che affida alle nostre comunità». Un annuncio prima con la vita, soltanto dopo con le parole (Omelia nella Veglia di preghiera con l’USTAL-UNITALSI, Loreto, Santuario della Santa Casa, 30 luglio 2021).

Paola Galvani, settembre 2021