Vita della Diocesi

“Con la potenza della Risurrezione”

La relazione. La sofferenza. La fecondità

Nei primi mesi dell’anno il Vescovo Andrea ha vissuto l’ultima parte della sua prima Visita Pastorale. Nell’incontro con i gruppi parrocchiali spesso ha rivolto ad ognuno la domanda: «Qual è per te il versetto più bello del Vangelo, quello che ti ha colpito di più?». «È stato molto bello vedere come ognuno avesse una parola che è diventata il leit motive della sua vita. Una parola da ricordare, ma soprattutto da vivere» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Monte Grimano Terme, 3 febbraio 2019).

Più volte nelle parrocchie è ritornato l’invito ad aver cura dei rapporti: «Vorrei che ciascuno di voi si prendesse cura di un “grappolo” di persone. Non contano le parole, conta il cuore. Circondiamo il nostro “grappolo” di persone con atti d’amore, abbiamone cura, preghiamo ogni giorno per le persone che ci sono affidate» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Fratte, 10 febbraio 2019).

Ad aver cura della relazione si impara da Gesù: «Gesù vive la relazione trinitaria: Dio è amore perché relazione di tre Persone che vivono l’una per l’altra, anzi trovano la pienezza del loro essere nell’altro» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Monte Cerignone, 3 marzo 2019).

Per vivere bene i rapporti esiste una “regola d’oro” che è trasversale a tutte le religioni: «Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te». «Nel Vangelo di Luca è detta in un modo diverso – sottolinea mons. Vescovo – sorprendente, perché detto in positivo: “Quello che tu desideri sia fatto a te, fallo agli altri”. È rivoluzionario! Viene introdotto il desiderio come fondamento dell’etica. Quello che tu desideri per te, fallo per l’altro: dignità del desiderio, del sogno» (Omelia al Convegno diocesano Giovani AC, Domagnano, 24 febbraio 2019).

Nel Vangelo di Giovanni c’è una frase che stupisce ancora di più: «Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Gv 13,34). «Gesù non ha detto, come sarebbe stato logico pensare secondo una reciprocità verticale: “Amatemi, come io ho amato voi”, ma “Amatevi…”. Strana grammatica!» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Monte Cerignone, 3 marzo 2019).

«Amare, come lo intende Gesù, non è da confondere con le reazioni istintive e incontrollabili che ci abitano, che noi chiamiamo sentimenti, emozioni, inclinazioni», dice il Vescovo Andrea ai giovani riuniti al Convegno diocesano promosso dall’Azione Cattolica. «Quando Gesù dice “amate”, propone una scelta. Dentro di noi possiamo avvertire sentimento e scelta come opposti e perfino sollevare la questione della sincerità. C’è più sincerità nei sentimenti o nella scelta?». Domanda per andare in profondità. «Credo che la posizione di Gesù – risponde mons. Turazzi – sia per la scelta. È con la decisione che noi possiamo cambiare le cose. Ciò non significa che i sentimenti non siano importanti. Questo accade, ad esempio, nel fidanzamento. C’è la scintilla iniziale, che è l’innamoramento, poi si arriva ad una scelta che si rinnova, sostenuta dal sentimento. E la scelta viene sempre più in rilievo, ma cresce anche il sentimento». «La parola diventa difficile quando si rivolge a voi e a tutti quelli che sono visitati dalla sofferenza». Con queste parole il Vescovo apre il messaggio per gli ammalati, consegnato all’USTAL-UNITALSI e all’Ufficio diocesano per la Pastorale Sanitaria, nella festa della Madonna di Lourdes, l’11 febbraio. Ne ha incontrati molti durante la Visita Pastorale, accompagnato dai parroci nelle case. «Voglio, anzitutto, dirvi – prosegue – il “grazie” della nostra comunità diocesana. Noi viviamo della preghiera e dell’offerta della vostra sofferenza unita a quella di Gesù». «Gesù non ha soppresso la sofferenza – precisa il Vescovo –, non ne ha neppur svelato interamente il mistero: l’ha presa su di sé ed in questo ci ha donato la certezza che essa ha un senso e può essere offerta per amore. Questa è la scienza cristiana della sofferenza, la sola che doni pace» (Messaggio per la Giornata Mondiale del malato, 11 febbraio 2019).

Il 6 marzo, nel solenne ingresso nella Quaresima, il Vescovo Andrea invita a credere «con tutte le forze, con tutta la persuasione che viene dall’essere comunità, che la potenza della risurrezione sta operando dentro di noi, come un lievito, per rinnovarci e trasformarci». E conclude la celebrazione dando l’appuntamento alla Veglia pasquale, «il momento più alto e significativo per il nostro cammino come comunità cristiana». Da alcuni anni in Diocesi si vive con particolare attenzione la preparazione alla Giornata Internazionale della donna con una Veglia di riflessione e di preghiera. Questo momento viene organizzato dall’Ufficio diocesano di Pastorale Sociale con la collaborazione di una comunità religiosa femminile. Quest’anno la celebrazione si è svolta a Serravalle con il contributo delle Suore Francescane Missionarie d’Assisi. «Questa sera abbiamo voluto prolungare il grido di gioia di Adamo quando fu posto di fronte ad Eva: “Questa volta sì, essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa” (cfr. Gen 2,23)». Con queste parole il Vescovo ha portato il suo saluto alla comunità diocesana in preghiera. «Le Scritture sono piene di buone notizie che provengono dalla donna – prosegue – basti pensare quando, “alle prime di luci dell’alba”, le donne sono state le prime messaggere, le prime che hanno avuto il coraggio di tornare al sepolcro e hanno potuto constatare la sorpresa: “È risorto!” (Mc 16,6)». La Giornata Internazionale della donna ha anche una valenza penitenziale, «perché il mondo non ha sempre riconosciuto e rispettato la donna. Spesso la donna è stata discriminata, oggetto di abusi, vittima di una cultura che l’ha resa subalterna al potere dell’uomo». Mons. Vescovo invita anche alla preghiera «perché le famiglie siano coraggiose e sempre più aperte alla vita». Il tema scelto dall’Ufficio per il 2019, “Quale fecondità?”, provoca tutti, donne e uomini, laici e consacrati, coppie e “single”. Come Maria invitati a dire il proprio “eccomi”. «Quando saremo davanti al Signore – conclude mons. Turazzi – e metteremo davanti a lui le nostre mani, non si scandalizzerà se saranno un po’ sporche, ma sarà severo se troverà le nostre mani vuote, se non avranno imparato ad allargarsi, ad essere feconde» (Discorso alla Veglia per la Giornata Internazionale della donna, Serravalle, 7 marzo 2019).

Paola Galvani, aprile 2019

“Luci che si vedono da lontano”

Il dialogo. I giovani. La vita consacrata

La festa del Battesimo di Gesù è l’occasione per fare uno scatto avanti nell’itinerario del programma che la Diocesi si è data per i prossimi due anni (2018-2020): dall’annuncio della risurrezione di Gesù al Battesimo. «Le statistiche assicurano che in Italia il 98% degli italiani è battezzato. Ma molti si ritrovano cristiani senza aver mai deciso di diventarlo. Non è che chi non pratica o non pensa al suo Battesimo sia una persona meno sensibile ai valori, meno raffinata moralmente, meno dedita al prossimo. Ma essere cristiani è semplicemente un’altra cosa. l’essere cristiani ci situa in una responsabilità diversa» (Omelia nella festa del Battesimo di Gesù, 13.01.2019, Talamello). Sul Battesimo è incentrata la nuova Lettera Pastorale del Vescovo Andrea: Un fiume e i suoi ruscelli, che i parroci porteranno nelle case insieme alla benedizione in occasione della Pasqua. Nella settimana dal 18 al 25 gennaio sale da tutte le chiese la preghiera per l’unità. «Fate tutto quello che lui vi dirà», dice Maria. «Ut omnes unum sint», dice Gesù. «E noi?», chiede il Vescovo. «Anche noi siamo all’opera nel cantiere per fare un mondo unito» (Omelia nella II domenica del Tempo Ordinario, 20.1.2019, Pennabilli).

Papa Francesco, nel Viaggio Apostolico negli Emirati Arabi, compie un passo importante per «scrivere insieme una pagina di dialogo e percorrere sentieri di pace». «l’idea che è passata è rivoluzionaria – commenta mons. Vescovo –: se Dio è l’Onnipotente, come noi crediamo, e può fare quello che vuole, sembra verosimile che abbia voluto congegnare l’umanità in modo tale che ci fosse un cammino privilegiato, il cristianesimo, ma, nonostante questo, abbia previsto che ci fossero altri cammini verso di lui. Ad esempio, ha consentito che a seimila chilometri più a Est ci fosse Siddharta Gautama, detto il Buddha, che in Cina ci fosse Confucio, che nell’estremo occidente ci fossero i grandi imperi Aztechi e Maya. Una cosa è certa: Dio ha messo nel cuore di ognuno una scintilla di luce. Ed è questo il motivo del dialogo. Non cerchiamo il dialogo come tattica o tecnica per accostare il prossimo, ma perché siamo convinti che c’è qualcosa di positivo in ognuno. Dialogare significa far emergere il positivo (Riunione del Consiglio Pastorale Parrocchiale durante la Visita Pastorale, 6.2.2019, Fratte).

In occasione della festa di san Giovanni Bosco il Vescovo si è idealmente presentato a don Bosco con tanto di tablet per un’audace e simpatica intervista. «Don Bosco, dove ti posso trovare?». Don Bosco: «In chiesa… Sono qui, perché qui sbocciano i miei sogni. È qui che ho pensato all’oratorio dei ragazzi e sono venuti in centinaia. Ho pensato non solo ai ragazzi di oggi, ma anche a quelli di domani. A quelli del Piemonte, ma anche a quelli della Repubblica di San Marino!». Don Bosco vede ogni ragazzo come una conchiglia che racchiude una perla di inestimabile valore. «Si guardi bene l’educatore, l’animatore, il leader dal «disprezzare anche uno solo di questi piccoli». «Gesù ci ha detto – continua don Bosco nel dialogo immaginato – che “i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre”, fanno parte del consiglio ristretto di Dio (anche Dio ha un consiglio!)”. Gli angeli dei bambini possono essere nostri avvocati difensori o, al contrario, i nostri accusatori». L’intervista tocca anche il tema delicato degli abusi, di cui tanto si parla oggi nel mondo. «Che ne pensi, Don Bosco, degli adulti, a volte sono parenti, allenatori, maestri, qualche volta persino dei sacerdoti, che non hanno rispetto dei ragazzi e delle ragazzine?». «Quanto dolore. Quanta sofferenza, soprattutto per chi è stato vittima di molestie e di mancanze di rispetto. E quanta vergogna per la comunità cristiana che al suo interno si è trovata crimini che più di altri smentiscono il Vangelo». «Però non basta la condanna – prosegue don Bosco – occorrono la prevenzione e la cura di chi è stato vittima, occorrono risposte che guardino avanti, al futuro, che assicurino un cambiamento radicale di mentalità, perché la sicurezza dei bambini e dei ragazzi ha la priorità assoluta» (Omelia nella III domenica del Tempo Ordinario, 27.1.2019, Murata RSM).

Per compiere i primi passi in questo cambio di mentalità il Vescovo ha chiamato a raccolta tutta la Chiesa di San Marino-Montefeltro invitandola ad una risposta corale alla Lettera che il Santo Padre Francesco ha indirizzato al Popolo di Dio: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (20.08.2019). Poi, incoraggia i catechisti, gli animatori dei gruppi e gli educatori: «Ringrazio tutti per il servizio che svolgete accanto alle famiglie e alle istituzioni educative. Vi esorto a proseguire in serenità, trasparenza e responsabilità». Quest’anno la Giornata della Vita Consacrata, sabato 2 febbraio, si è svolta nella parrocchia di Monte Grimano Terme, dove il Vescovo si trovava in Visita Pastorale. «È la festa della Presentazione del Signore: Maria e Giuseppe portano il bambino primogenito al tempio ed è quanto vedono gli occhi di due anziani, Simeone e Anna. Lo Spirito Santo illumina il loro sguardo interiore e gli permette di vedere in questo bambino (un bambino come tutti gli altri), il Signore che viene nel suo tempio e la Salvezza preparata per tutti i popoli». «Potremmo dire – rivela mons. Andrea – che “quei due” vedono l’invisibile, la verità nascosta in quell’evento. È per questo che noi diciamo che sono profeti, come è profetica la Chiesa, del resto, quando rivela il dono di Dio, il mistero di salvezza, negli avvenimenti del tempo presente». Poi, rivolgendosi ai consacrati: «Vedendo voi siamo profondamente assicurati che Cristo è morto e risorto per noi. Lo dite con la vostra vita, una vita interamente spesa per questo. […] Voi siete, come le candele, luce dell’Infinito che brilla nei nostri borghi, nelle nostre contrade. E una luce, anche se piccola, si vede da lontano». Questo l’augurio del Vescovo: «Non fateci mancare mai questa gioia con la vostra vita: traspaia in voi e illumini la nostra Chiesa e tutte le genti» (Omelia nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio, 2.2.2019, Monte Grimano Terme).

Paola Galvani, marzo 2019

“Famiglia, culla di Dio”

L’infanzia. La famiglia. La Parola
Il Tempo di Natale è stato l’occasione per affermare con forza la gioia per la vita che inizia: «Quando nasce un bambino è il mondo che rinasce e respira con lui per la prima volta. Ogni nascita è una tregua: un nuovo sguardo sul mondo, ahimè, spesso in lotta» (Messaggio per il Natale, 21 dicembre 2018). Con queste parole il Vescovo Andrea apre il suo Messaggio di Natale per la diocesi. Il collegamento ai giorni difficili che stiamo vivendo si inserisce spontaneo: «Nel Bambino di Betlemme, Gesù, Figlio di Dio, vediamo l’infanzia da proteggere la giovane famiglia sulla strada, l’annuncio della gioia che viene da dentro». «Il Natale confligge con tante situazioni – riscontra mons. Turazzi –; anzitutto confligge con il Natale comune: cenoni, regali, viaggi, ecc. Sia ben chiaro: non ho nulla contro le luci e contro i pranzi famigliari. Il problema è che si festeggia senza il Festeggiato». «Poi – prosegue – il Natale di Gesù confligge con una certa forma di religiosità, precisamente quella che da Dio si aspetta fortuna, salute, successo. Ma Gesù non è Babbo Natale. […] “Sappiate che quando vivete momenti di tensione, siete bastonati dalla vita, vi sentite in uno stato di confusione, io vi sono vicino, sono l’Emmanuele”». Infine, «il Natale confligge anche con una teologia sbagliata dell’incarnazione. A volte si dice: “La Parola di Dio deve essere incarnata nella realtà della mia vita”. Sforzo encomiabile, ma teologicamente scorretto, perché […] se crediamo che la realtà è creata dalla Parola di Dio non dobbiamo applicare un bel niente alla realtà, semmai tirar fuori dalla realtà la Parola per farla nostra. Se applicare sa di sforzo, scoprire sa di stupore, di meraviglia. È Natale!» (Omelia nel Natale del Signore, Messa della notte, San Leo 25 dicembre 2018).

«Voglio dirvi – confida il Vescovo in visita al Presepio Vivente a Montegiardino – quel che mi colpisce del presepio. La prima cosa è il vedere che tutti i personaggi – pastori, magi, viandanti, casalinghe, pecorelle – convergono verso la stalla della Natività». Vengono alla mente le parole di Gesù: “Innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32)». «La seconda cosa che mi colpisce – riprende il Vescovo nella sua sosta prolungata davanti al presepio – è la Sacra Famiglia. I pastori sono guidati dagli angeli, i magi dalla stella, ma chi porge il Bambino sono Maria e Giuseppe. Gesù non lo si incontra solo, ma in una famiglia, che lo ha accolto e custodito» (Messaggio di saluto in occasione del Presepio Vivente, Montegiardino RSM, 6 gennaio 2019).

Ritorna il tema della famiglia, molto caro al Vescovo Andrea. «Famiglia, culla di Dio: molto più di uno slogan suggestivo. Nella Bibbia la rivelazione di Dio si intreccia spesso con storie di famiglie. Anzi, la Bibbia stessa, come un album, è piena di immagini che testimoniano le storie di Dio con le famiglie, da quella di Abramo fino a quella di Maria e Giuseppe». Ma, precisa mons. Andrea, «anche la mia famiglia, come ogni famiglia, con le sue debolezze e le sue crisi, è un luogo privilegiato nel quale il Signore rinnova il dono della sua presenza» (Omelia nella festa della Santa Famiglia, Ferrara, 30 dicembre 2018).

Ogni anno, il 1°gennaio, solennità di Maria SS.ma Madre di Dio, il Vescovo rivolge un invito particolare agli Amministratori e ai Governanti a partecipare alla celebrazione della Giornata Mondiale della Pace. Al termine della celebrazione il Vescovo consegna solennemente alle Autorità il Messaggio di Papa Francesco per la Pace. Quest’anno, dopo essersi soffermato sul compito di Maria di unire Cielo e terra, mons. Vescovo si rivolge agli Amministratori con queste parole: «Unire attese e realtà, aspettative e realizzazioni, non è forse, in qualche modo, il compito di politici, amministratori e quanti si spendono per il bene comune?». «Voglio pensare alla vostra come ad una missione – prosegue il Vescovo –, una risposta ad una chiamata, una vocazione». Per questo invita i politici presenti a «riconsiderare l’ispirazione iniziale che li ha spinti a questo servizio, a ripensarne i motivi ed eventualmente a rafforzarli o purificarli, e a rispondere con rinnovato entusiasmo alla chiamata». Poi, a tutti dice: «Siamo qui a pregare per la pace, non perché non ci sia più niente da fare e non sia rimasta che questa “risorsa estrema”, ma perché la preghiera rafforza i nostri propositi di costruttori di pace». Il Messaggio per la Pace quest’anno è intitolato: «La buona politica è al servizio della pace». «Un sogno?», chiede mons. Turazzi. «I politici autentici sono persone che sanno sognare – precisa – e sognano coi piedi ben piantati per terra. Sognano, perché hanno ideali, fanno progetti, prefigurano il futuro. Coi piedi per terra, perché nel servizio al bene comune e alla pace non c’è posto per le promesse impossibili da mantenere, per i numeri manipolati ad arte, per “la malizia” di progetti insostenibili. Il bravo politico è […] immerso nel presente senza esserne travolto, visionario eppure guidato dalla ragione, pragmatico ma con il coraggio della sfida» (Omelia nella Giornata Mondiale per la Pace, San Marino Città, 1 gennaio 2019).

Torna poi a richiamare l’attenzione sull’infanzia nella Solennità dell’Epifania, Giornata dell’Infanzia Missionaria: «L’Epifania è una festa missionaria. In ogni comunità si invitano persino i bambini ad aprirsi ad una prospettiva missionaria. L’Epifania è anche festa dei bambini, contro tutti gli Erode di turno che vedono i bambini come clienti interessati o, peggio, gli Erode che violano la loro purezza. In questo giorno diciamo ai bambini che li amiamo davvero, li rispettiamo, li ascoltiamo e vorremmo far loro il dono più grande: l’amicizia di Gesù!».

Paola Galvani, febbraio 2019

Famiglia. Fedeltà alla vita. Lavoro.

La Solennità di Cristo Re dell’Universo è stata scelta, opportunamente e provvidenzialmente, per la liturgia di conferimento dei ministeri istituiti e straordinari. Mentre, in tutta la Chiesa, da una parte all’altra del mondo, risuona l’acclamazione: «Gesù, nostro Re!», il Vescovo Andrea provoca i fedeli ad entrare in un rapporto personale con Gesù: «In questo momento, Gesù, fissando negli occhi ciascuno di noi, domanda: “Chi sono io, veramente, per te, oltre le frasi fatte, le liturgie convenzionali e gli slanci? Se mi elimini dalla tua vita, speri di regnare più tranquillamente nel tuo piccolo feudo, oppure senti la mia regalità come una tua possibile liberazione?”». Dopo questo primo momento di verità dentro se stessi, il Vescovo precisa qual è la regalità di Gesù. «Il mio regno non è di questo mondo (Gv 18,36)», dice Gesù. «Questo non significa che Cristo è Re di un altro mondo, ma che è Re in altro modo. […] Il suo primo trono fu una mangiatoia, l’ultimo una croce. E da questa non ha voluto scendere. La regalità di Gesù rivela quanto Dio ami l’uomo. Il suo è il regno dell’amore, l’amore che serve l’altro, che lava i suoi piedi, che fascia le sue ferite, che sostiene nel laborioso cammino. Il regno di Dio è lo spazio dove non solo Gesù ma tutti possiamo essere re, perché liberi di amare, ossia di rendere felice l’altro». Con queste parole, poi, si rivolge ai candidati ai ministeri: «Cari amici, care amiche, stiamo per accogliere e benedire il vostro desiderio di corrispondere a quella che vi è sembrata un’intima chiamata del Signore: “Vuoi regnare con me, cioè servire?”» (Omelia nella XXXIV domenica del Tempo Ordinario, Pennabilli, 25.XI.2018).

Continua la Visita Pastorale del Vescovo Andrea nelle parrocchie della Val Foglia. Settimane ricche di incontri con le famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, con i giovani e con gli ammalati. Vivace e significativo “l’incontro di accoglienza” di tutte le famiglie nella parrocchia di Lunano. «Dico sette cose sulla famiglia (sarebbero molte di più): 1. La famiglia è cellula fondamentale del vivere sociale. 2. È diritto di ogni bambino nascere in una famiglia. 3. La famiglia è una indiscutibile risorsa economica. In una famiglia ci si appoggia gli uni agli altri, ad esempio condividendo le spese. 4. La famiglia è un sostegno per chi è fragile. 5. La famiglia ha il compito della trasmissione dei valori. I valori fondamentali non si imparano sui libri o su Google, si trasmettono con la vita. Il più grande filosofo non vale quanto una mamma, quanto un papà. 6. La famiglia è convivenza delle diversità. In famiglia le diversità si combinano: maschio/femmina, chi ha un’opinione politica e chi ne ha un’altra, chi va in chiesa e chi non ci va… 7. La famiglia è un’invenzione divina. L’uomo e la donna lasciano la loro casa per essere una carne sola e fondare una nuova famiglia (cfr. Gn 2,24)». La Visita Pastorale è opportunità concreta di vivere da “Chiesa in uscita” e di imparare ad “avere l’odore delle pecore”, come dice il Santo Padre. Nelle fabbriche Mons. Vescovo invita alla riflessione sul perché si va a lavorare: il motivo principale sembra il denaro, ma, andando a ritroso nelle motivazioni, si scopre che si va per amore. Inoltre, «Dio ha voluto che l’uomo fosse impresario con lui, quando ha detto: “Ecco la terra, soggiogatela… riempitela (cfr. Gn 1,28)”». Ai ragazzi, mons. Andrea ha rivolto un invito apparentemente semplice: «Fate atti d’amore». «Come si fa a misurare la gradazione d’amore? Qual è il termometro?», chiedono i ragazzi. «È il sacrificio. Ma, se si ama, non si sente il sacrificio», replica il Vescovo. Ai giovani e alle giovani famiglie che chiedono che la Chiesa si aggiorni risponde: «Ci sono cose che la Chiesa non può cambiare, perché le ha dette Gesù. Gesù ha detto che sarà presente nel pane consacrato, la Chiesa non può dire che è solo un simbolo. Gesù ha detto che dobbiamo perdonare settanta volte sette; anche se si fa fatica a perdonare, non possiamo non avere la tensione al perdono. Così quando ha detto che il matrimonio è indissolubile e che ci si sposa tra uomo e donna, non possiamo pensare diversamente seguendo le mode. È il mondo che deve innalzarsi, non la Chiesa smentirsi» (Omelia nella I domenica di Avvento, Lunano, 2.XII.2018).

Lunedì 10 dicembre, in contemporanea in tre luoghi della Diocesi, si è tenuta una Veglia di preghiera per la vita nascente. «Veglia: un atteggiamento spirituale che ben si addice a questo tempo di Avvento. Luci nella notte: perché il cammino è spesso avvolto dall’oscurità. Queste le nostre luci: la Parola di Dio, i profeti, i testimoni. Ecco una veglia per la vita nascente: quando nasce un bambino si accende una luce. Noi vegliamo, questa sera, per fare festa alla vita, per innalzare inni alla vita! Vogliamo benedire ogni grembo carico di vita» (Veglia di preghiera per la vita nascente, 10.XII.2018).

E proprio alla meditazione di una di queste luci, la Parola di Dio sollecita la pagina di Vangelo della II domenica di Avvento. «La Parola continua a scendere con abbondanza su ciascuno di voi – con queste parole mons. Turazzi si rivolge ai fedeli della parrocchia di Mercatale – e «come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza aver fecondato la terra» (Is 55,10), così è di questa parola che opera in voi che credete». Continuando la riflessione il Vescovo invita ad «ascoltare, custodire, vivere la Parola», a «credere alla Parola, accettandone le sfide, senza indietreggiare di fronte alle sue proposte» e a «studiare la Parola» nei diversi momenti formativi che la parrocchia offre. «La Parola di Dio – prosegue il Vescovo – scende su ciascuno anche nella celebrazione dei Sacramenti. Penso al sacramento della Confessione. La Parola di Dio ci offre uno sfondo sul quale distendere la Confessione, uno sfondo di speranza, di amore, di misericordia del Signore. La Parola di Dio ci dice di non temere e ci dà una griglia per fare la revisione di vita o esame di coscienza» (Omelia nella II domenica di Avvento, Mercatale, 9.XII.2018).

La Visita Pastorale è anche occasione per riflettere sulla missione del Vescovo. Una catechista racconta che un bambino ha detto con i suoi a casa: «Oggi ho capito chi è il vescovo: è l’amico di Gesù». «Quel bambino mi ha molto incoraggiato», confida il Vescovo Andrea. «È vero – prosegue – il vescovo ha una particolare intimità con Gesù. E cosa deve dire quando gira per il Montefeltro? Siate più buoni? Deve dire solo questo: Gesù è risorto ed è vivo in mezzo a noi» (Omelia nella I domenica di Avvento, Lunano, 2.XII.2018).

Paola Galvani, gennaio 2019

Risurrezione. Servizio. Santità

Mons. Vescovo prende spunto dalla richiesta rivolta a Gesù da Giacomo e da Giovanni (cfr. Mc 10,37) per spiegare l’autorità: «Autorità come servizio. Dio si pone non sopra, ma davanti. Gesù si pone ai nostri piedi e li lava. Il padrone fa paura, il servo no. Il padrone esige e pretende per sé, il servo si impegna e vive per un altro. Il padrone si serve degli altri, Gesù fa sua la nostra causa. Il padrone giudica e castiga, Gesù perdona e soccorre. Il padrone vuol vedere i frutti, il Signore è seminatore. Autorità che fa crescere. Fa sì che ognuno dia il meglio di sé, sa vedere il positivo e promuove. Autorità come dono di sé. “Il figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la sua vita”». Così conclude il Vescovo: «Ora comprendiamo il senso evangelico del “potere”: il potere di amare» (Omelia nella XXIX domenica del Tempo Ordinario, 21 ottobre 2018).

È con questo “potere” che si va incontro ai fratelli. «Le analisi, le precauzioni, i “distinguo” non indeboliscano l’attenzione verso le persone concrete in povertà»: con queste parole il Vescovo Andrea si rivolge alle comunità durante la II Giornata Mondiale dei Poveri. Il Vescovo chiede che «l’approccio politico alle varie forme di povertà sia accompagnato anche da un serio discernimento personale», in modo che «l’attenzione ai poveri diventi una dimensione costante del cammino di fede e un tema severo per l’esame di coscienza: “Che posto occupa il grido del povero nella mia vita?”». Domanda ripresa dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata sintetizzato con il versetto del Salmo 34: «Questo povero grida e il Signore lo ascolta». L’augurio di mons. Andrea è che «tutti i giorni siano sempre più ascolto e sempre più risposta a quel grido» (Messaggio del Vescovo per la Giornata Mondiale dei Poveri, 18 novembre 2018).

Il tema del grido ritorna nell’omelia per le Esequie del sacerdote diocesano don Pietro Brisigotti: «Nella Lettera ai Romani – commenta mons. Andrea – sono presentati tre gridi: il grido della natura sottoposta alla caducità; il grido degli uomini che aspettano l’adozione a figli e il grido dello Spirito Santo, con gemiti inesprimibili, che viene in aiuto alla nostra debolezza». Ma c’è un grido che «li riassume tutti e tutti li raccoglie: il grido di Gesù sulla croce. In lui è risucchiata ogni povertà, ma il Signore lo ascolta, accetta il suo sacrificio e lo fa risorgere». «La risurrezione – ritorna il tema del programma pastorale 2018/19 – è conseguenza del fiducioso abbandono di Gesù al Padre. Proprio in quello che sembrava il momento della sconfitta, della dissoluzione, della morte totale, ci fu un’irruzione straordinaria di forza creatrice. Nella risurrezione Gesù è diventato “il vivente” (cfr. Lc 24,5); da lui promana la vita nuova per tutta la creazione, per tutta l’umanità!» (Omelia nelle Esequie di don Pietro Brisigotti, 8 novembre 2018).

Come non ricordare il grido del cieco di Gerico, un povero «ai margini della strada, ai margini della società, ai margini della vita». «La gente attorno a lui ha tre reazioni», così esemplifica Mons. Vescovo. «La prima è la reazione di quelli che gli passano davanti indifferenti. Tra loro ci sono gli apostoli, i discepoli, le donne e tanta gente affascinata da Gesù, ma incapace di stupirsi, di commuoversi per quel cieco che sta ai margini della strada e che grida». La seconda reazione è quella di chi si accorge che il cieco grida, ma gli ingiunge di tacere per non disturbare. «Il cieco ai margini della strada è l’uomo di oggi», spiega mons. Turazzi. Non dobbiamo impedire che sbocci e si apra. C’è una gradualità nella vita cristiana, un cammino da compiere. Chi va dietro a Gesù sia persona che non giudica, che non condanna, che non mette subito davanti regole, ma che incoraggia». Il terzo tipo di reazione è quello di chi va dal cieco e dice: «Coraggio, alzati, ti chiama! (Mc 10,49)» (Omelia nella XXX domenica del Tempo Ordinario, Frontino, 28 ottobre 2018).

La festa di Tutti i Santi è stata occasione per riflettere sulla santità: «Possiamo tutti diventare santi e dobbiamo coltivare questo desiderio», questo l’incoraggiamento del Vescovo Andrea. «La santità – prosegue – non va cercata in modelli ideali, astratti, sovrumani. Ci sono santi difficilmente imitabili, come San Francesco d’Assisi o come San Pietro d’Alcantara; essi sono icone, modelli di cui dobbiamo imitare lo spirito, più che modi di fare. […] I santi sono persone che, anche tra imperfezioni e cadute, hanno continuato a credere e a fidarsi. Per questo sono piaciuti al Signore». Riferendosi all’urna esposta nella Cattedrale di Pennabilli, contenente le reliquie dei santi e dei martiri, afferma che «tanti sono i santi canonizzati. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco ne hanno canonizzati molti: bisogna aggiungere pagine al Messale! Questo è un segno fortissimo in un momento in cui la Chiesa sta soffrendo per scandali ed esempi cattivi. Poi ci sono milioni di santi che non vengono canonizzati, non diventano famosi» (Omelia nella Solennità di Tutti i Santi, Pennabilli, 1 novembre 2018).

Domenica 21 ottobre, nella parrocchia dei Santi Pietro, Marino e Leone in San Marino Città, il Vescovo ha consegnato solennemente a don Marco Mazzanti, nuovo parroco, due chiavi. «Le chiavi sono simbolo di potere. Ma si tratta del potere come lo intende Gesù: servizio e dono di sé». «La prima chiave è quella della vostra chiesa – così il Vescovo si rivolge alla comunità – il luogo a voi più caro, la casa che tutti raduna». «Abbi cura di tutti – prosegue rivolgendosi a don Marco – facendoti aiutare dai Consigli Pastorale e degli Affari Economici per il discernimento comunitario». La seconda chiave è «quella del Tabernacolo. Insieme con la Parola, l’Eucaristia vi fa comunità, vi fa famiglia. Il parroco custodisce il Tabernacolo come il cuore della Chiesa. L’Eucaristia è tutto per la Chiesa, tutto per il cristiano, perché è Gesù. Adoratela, onoratela, contemplatela insieme al vostro parroco». Infine, rivolgendosi a don Marco: «C’è una terza chiave. Non posso dartela: è la chiave che possono darti solo i tuoi parrocchiani: la chiave dei loro cuori» (Omelia nel conferimento della cura pastorale della parrocchia di San Marino Città a don Marco Mazzanti, 21 ottobre 2018).

Paola Galvani, dicembre 2018