Vita della Diocesi

“Un mese tutto vocazionale”

Uscire: un’ascesi e una mistica

Si parla spesso della fede cristiana come di un “incontro”. Si può rintracciare nella propria vita «un momento in cui questo “incontro” ci ha stupito, commosso, forse turbato, anche convertito». Si tratta di «una voce soave, discreta, un’emozione interiore che, purtroppo, forse abbiamo rimosso ed è stata soverchiata da tante altre voci, situazioni, rinvii…». «Balza evidente – osserva mons. Turazzi, commentando un versetto del profeta Osea (“Ecco, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”) – la richiesta del Signore di una piena confidenza, di un’intima relazione, di un’amicizia con la sua creatura». «Qui va collocato – prosegue – il nostro essere cristiani; non in una dottrina, non in una serie di precetti e neppure nell’osservanza dei riti. Questo, purtroppo, non è compreso da tutti» (Omelia nella celebrazione eucaristica per la festa di Santa Veronica Giuliani, Mercatello sul Metauro, 9 luglio 2019).

Nel mese di luglio l’USTAL ha organizzato il tradizionale pellegrinaggio diocesano a Loreto: «Un itinerario di preghiera e di convivialità, di riflessione e di incontri spontanei». Un aspetto significativo è stato quello della “popolarità”: «Ci siamo percepiti come un popolo – testimonia mons. Turazzi – bambini con le loro famiglie, sacerdoti, laici e religiose, giovani ed adulti che si sono fatti vicini alle persone con disabilità o difficoltà di salute, popolo di Dio riunito insieme, con semplicità di rapporti, con tanta amicizia… e anche tanta allegria» (Omelia durante il pellegrinaggio diocesano con l’USTAL, Loreto, 26 luglio 2019).

Si può vedere il periodo che va dall’1 agosto alla metà di settembre come una sorta di “pellegrinaggio ideale”: dalla festa di san Leone alla festa di san Marino, fondatori e patroni della Diocesi; dalla Giornata per la Custodia del Creato – compito e gioia di ogni cristiano «che crede nella Creazione, crede che non siamo un agglomerato di elementi primordiali che si sono condensati, ma che ci sia un progetto» – alla professione solenne di suor Giulia Cenerini, originaria di Pennabilli, e all’ordinazione sacerdotale di don Luca Bernardi, sammarinese. «Dunque, un mese tutto vocazionale!», conclude mons. Turazzi. Nella liturgia della prima tappa di questo “pellegrinaggio ideale”, la festa di san Leone, la vicenda storica e credente di san Leone viene giustapposta a quella di Abramo. «Dalle parole del Signore ad Abram – “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò” – nasce quell’embrione di popolo che poi è cresciuto nella storia facendo incontrare la propria fede con le circostanze della vita. Quel popolo siamo noi! Chiediamo d’essere fedeli alla nostra vocazione; di aggiungere un’altra pagina a questa storia di fede» (Omelia nella festa di San Leone, Pennabilli, 1 agosto 2019).

L’omelia del Vescovo durante la celebrazione eucaristica a San Leo verte tutta sul verbo “uscire”. «Nascere è uscire dal grembo materno. La nostra vita è un continuo lasciare, un continuo uscire da situazioni per assumerne di nuove». Papa Francesco chiede spesso che la Chiesa sia “in uscita”. «Perché una Chiesa sia “in uscita” – afferma mons. Vescovo – occorre che io per primo vada oltre me verso l’altro. Dipende da me: prendere coraggio, superare timidezze, gettare ponti». Questo superamento di se stessi approda nel sociale: «Occorre saper cogliere i punti critici, attenti agli avvenimenti; prepararsi a dare un contributo sui grandi temi di società, temi sui quali, un tempo, il pensiero di tutti era convergente. Non crociate, ma presenza testimoniante». Confida, infine, una preoccupazione: si sta creando una sorta di contrapposizione fra “cattolici pro immigrati” da una parte e “cattolici contro l’aborto” dall’altra: «una semplificazione, una deriva politica, quando non è addirittura strumentalizzazione. Non dobbiamo permettere questa separazione, ma realizzare un’unica fedeltà» (Omelia nella solennità di San Leone, San Leo, 1 agosto 2019).

Una nota positiva da sottolineare: «Sono qui a testimoniare il buon rapporto che la Chiesa locale ha con le istituzioni, nella distinzione di ruoli, ma tutti a servizio delle persone. Vorrei smentire l’idea – prosegue – che la politica sia una cosa “sporca”. La politica è una delle forme più grandi della carità, perché è per il bene dell’altro». «La mia città, il mio paese, la mia nazione mi appartengono. Mi appartiene l’umanità. Sono miei i profughi; sono miei fratelli quanti sono in ricerca o sono delusi e soli… ». E conclude: «Da qui la necessità della partecipazione da parte di tutti, con l’invito in modo particolare ai giovani» (Discorso all’Udienza con i Capitani Reggenti dell’Azione Cattolica Giovani e Movimento Studentesco nazionali, San Marino, 28 luglio 2019).

Ancora sul verbo “uscire”: «Uscire fa riferimento ad un’ascesi e ad una mistica». L’ascesi richiede di «andare con equipaggiamento adeguato, anzitutto con la Parola di Dio, senza lagnarci della nostra povertà, con un reale distacco dai soldi, dal desiderio di apparire, da ogni tipo di maschera, con la castità del cuore (il distacco che non strumentalizza l’altro)». Per mistica il Vescovo invita a considerare la “mistica della fraternità”: lo stupore di sentirci figli dell’unico Padre e, pertanto, di vedere in ogni persona un fratello. «Sembra una contraddizione in termini – spiega mons. Turazzi – perché la mistica fa pensare alla contemplazione di cose sublimi. Invece la fraternità dice la concretezza del camminare insieme. Ebbene, queste due cose si combinano tra loro». Come è possibile? Passando «da uno sguardo orizzontale, sugli avvenimenti, ad uno sguardo verticale, secondo lo sguardo di Dio, chiedendosi che cosa lui ci stia dicendo o chiedendo». Parla, infine, della “mistica della croce”: Gesù, in uscita da sé, perde tutto, gli amici, il posto in sinagoga, gli “Osanna” della folla, perfino il sentimento della prossimità col Padre… Secondo la Lettera agli Ebrei, Gesù ha pregato «con forti grida e lacrime» davanti alla sua passione, «ed è stato esaudito» (Ebr 5,7). «Non ha chiesto di non soffrire e di non morire – precisa il Vescovo – ma di vivere da figlio la croce, per questo è stato esaudito» (Omelia nella solennità di san Leone, San Leo, 1 agosto 2019). Che san Leone e san Marino ci aiutino ad affrontare con lo spirito di Gesù le grandi prove di oggi!

Paola Galvani, settembre 2019

“Nel pieno splendore della Pasqua”

La Chiesa. La scuola. Lo sport

«Siamo nel pieno splendore della Pasqua: in ogni angolo della Diocesi è risuonato l’annuncio della risurrezione con maggiore consapevolezza e con fede rinnovata in Colui che fa nuove tutte le cose… Anche grazie a voi!» (Lettera di invito all’Assemblea diocesana di verifica, 18 maggio 2019). Con queste parole il Vescovo Andrea si è rivolto a presbiteri, diaconi, religiose e religiosi, membri dei Consigli parrocchiali, catechisti, operatori pastorali e fedeli tutti della Diocesi di San Marino-Montefeltro in occasione dell’Assemblea diocesana di verifica di fine anno che si è tenuta a Pennabilli, centro Diocesi, la vigilia di Pentecoste (8 giugno). La “giornata di verifica”, improntata fin dalla sua prima edizione (2015) al “Magnificat”, cioè al rendimento di grazie al Signore «che è stato presente nelle nostre comunità, ci ha sorretto nelle fatiche, ci ha accompagnato nella via della testimonianza», quest’anno si è arricchita della riflessione e del confronto su cinque aree tematiche molto concrete: la realtà dei Consigli parrocchiali (sinodalità e discernimento); la proposta di itinerari formativi (soprattutto per gli adulti); la parrocchia come “grembo” (generatività della parrocchia); la celebrazione della Pasqua e della Pasqua settimanale (i passi compiuti); esperienze in libertà sul cammino dell’anno. Dunque, un «momento di Cenacolo: condivisione, franchezza, fraternità» che si è prolungato nella cena, mettendo in condivisione i «cinque pani e due pesci» che ciascuno ha portato, e nella grande invocazione allo Spirito Santo sulla Chiesa diocesana. «Momenti come questi ci fanno sentire Chiesa – unita e in cammino – a servizio della nostra gente» – confida mons. Andrea al termine della celebrazione.

Con questo spirito di servizio alla sua gente, durante l’omelia tenuta alla celebrazione del Corpus Domini a San Marino, il Vescovo ha voluto dire una parola di orientamento per questi «anni difficili, segnati da una crisi economica progressiva e da un’esposizione mediatica che imbruttisce il volto del Paese, caratterizzata da una litigiosità e conflittualità interna profondamente divisiva sul piano sociale»: «Al di là di appartenenze o schieramenti politici la Chiesa è disponibile al confronto, chiara nella sostanza delle cose, a partire dal terreno comune della ragionevolezza e di un umanesimo basato su valori permanenti (perché si fondano sull’uomo, che è sempre il medesimo)». «Non vorrei che si dicesse che la Chiesa ha taciuto – precisa –, che è stata timida nella difesa della vita. Siamo di quelli che, non importa se minoranza in Europa e persino in Repubblica, non si rassegnano alle legislazioni contro la vita. Vogliamo essere quelli del “pane di vita”» (Omelia nella Celebrazione Eucaristica del Corpus Domini, Basilica del Santo Marino, 20 giugno 2019).

In questo inizio d’estate la Repubblica di San Marino è stata sede della Fase Finale degli Europei di Calcio Under 21. Un’occasione di incontro tra nazioni nel segno della pace: «Sport e pace sono un binomio fecondo», riscontra mons. Turazzi. «Mi sento tra amici, anzitutto per la mia antica passione per il calcio, poi per i valori dello sport ai quali tutti teniamo, valori che mi piace chiamare con il loro nome: lealtà, coraggio, sacrificio, accoglienza dell’altro come concorrente e mai come nemico…»: saluta così il Vescovo gli invitati al Gala di Inaugurazione. E prosegue: «Il mio incoraggiamento va soprattutto verso coloro che fanno lo sport per lo sport (salute, agonismo, amicizia), fuori sia da improbabili sogni di gloria, sia da vantaggi economici» (Messaggio al Gala di inaugurazione degli Europei di Calcio Under 21, Teatro Titano RSM, 20 giugno 2019).

C’è una novità nella scuola sammarinese: scaturisce dall’applicazione del recente Accordo tra Repubblica di San Marino e Santa Sede per l’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado: un rilancio dell’Insegnamento di Religione Cattolica (IRC), con programmi rinnovati, nuove mete e attenzione alle nuove sfide. Per chi sceglie di non avvalersi dell’IRC, dal prossimo anno scolastico è data la possibilità di un’ora alternativa per rispondere alle esigenze di una società pluralista. «È riduttivo presentare l’Accordo semplicemente come introduzione di un’ora di lezione alternativa – spiega mons. Turazzi –; tutti, indipendentemente dal Credo professato, o non professato, devono essere messi in condizione di capire ed apprezzare la dimensione religiosa dell’umano, insieme agli splendori delle sue creazioni musicali, artistiche, giuridiche, sociali, comprese le sue fragilità e patologie, sempre possibili». «Non è catechismo (insegnamento dentro un cammino di fede all’interno della comunità cristiana) – precisa il Vescovo rivolgendosi alle famiglie degli studenti di San Marino – ma incontro con la grande tradizione spirituale, storica, artistica del nostro popolo». «L’IRC – conclude – risponde all’esigenza che i ragazzi e i giovani hanno, particolarmente oggi, di allargare il cuore sulla misura di valori spirituali e di un umanesimo aperto all’Assoluto» (Lettera alle famiglie e agli studenti della Repubblica di San Marino, 7 giugno 2019).

Ormai è diventata tradizione: è la “Giornata diocesana dei giovani consacrati”, di quanti sono partiti da questa Diocesi per lavorare nella «vigna del Signore» e di quanti sono venuti qui da altrove. Alcuni di questi giovani sono ancora in formazione, altri muovono i primi passi nel servizio e nell’impegno di preghiera e pastorale. Sabato 15 giugno a Pennabilli c’erano circa 35 giovani consacrati. Al vederli uniti e pieni di gioia «Veniva da dire: “Signore, ma tu ci sei proprio!”»: così il Vescovo Andrea agli anniversari di professione religiosa delle suore Maestre Pie dell’Addolorata. «Non dobbiamo mai dimenticare – ribadisce – che ogni consacrato, ma anche ogni battezzato, è una prova della esistenza di Dio, un Dio che è vivo, che seduce».

Paola Galvani, luglio-agosto 2019

“Ricordati: risorgerai!”

Il dialogo. Il padre misericordioso. La Pasqua

Si è svolto a San Marino il 15 e 16 marzo il 4° Forum del Dialogo. Non un convegno a tesi, ma una vera e propria “piazza” in cui ascoltare, discutere e porsi domande su problemi di attualità. Il tema di quest’anno: “Dialogo con i nostri tempi: problemi, opportunità, prospettive”, con le domande correlate: «Perché tanta povertà? Perché e da dove arriva l’emigrazione? Dov’è la felicità?», ha suscitato molto interesse. Il Vescovo, mons. Turazzi, si è rivolto così ai partecipanti al termine dei lavori: «Esco da questo Forum con delle domande. Le giro ai presenti, ma vorrei diventassero una traccia di lavoro per i miei collaboratori e per la mia comunità. Credo che questo sia un complimento per il Forum, che ha lo scopo di suscitare domande, esprimere confronti, lasciare inquieti». In particolare, il Vescovo Andrea, sul tema dell’emigrazione, ha dichiarato: «Più si è poveri meno si emigra. A dispetto di quanto si crede, si emigra quando si intravvedono già possibilità di sviluppo e risorse; non solo risorse economiche, ma anche culturali e sociali. Dobbiamo augurarci che cessino le migrazioni forzate, non la mobilità umana liberamente scelta e vantaggiosa per tutti» (Intervento al 4° Forum del dialogo, Domagnano 15.03.2019).

Nel cuore del periodo quaresimale la nota “parabola del figliuol prodigo” – meglio indicata come “parabola del Padre misericordioso”, visto che «tutte le linee narrative portano a lui» – ha stimolato una profonda riflessione su Dio. Il figlio più giovane se ne va di casa in cerca «di se stesso e della sua felicità». «Il padre lo lascia andare: ama la libertà del figlio, la provoca, la festeggia e… la patisce», commenta mons. Turazzi. Ad un certo punto quel figlio si accorge che «le cose sulle quali si è buttato hanno un fondo e che il fondo è vuoto». Rientra in sé e torna a casa, «non per amore ma per fame, per non morire». «Il padre fa tutto da solo – fa notare mons. Vescovo sottolineando i verbi del perdono paterno (scruta l’orizzonte, vede, corre incontro, si commuove, si getta al collo del figlio, lo bacia) –; quello del figlio non è vero pentimento, ma al padre basta un cenno, un passo, un alzar di sguardo». Anche la reazione del figlio maggiore mette in luce un atteggiamento sbagliato nei confronti del padre. «C’è un contrasto fra il suo cuore infelice e la festa che tracima dalla casa. […] Il genere di perfezione vissuta dal figlio maggiore è fatta di osservanze meticolose, austerità forzata, virtù obtorto collo». Entrambi i figli, dunque, si sbagliano sul padre: «Lo pensano più padrone che padre, più autorità che autorevolezza, più uno spione che uno che ha cura». Conclude mons. Turazzi: «Qui c’è un padre che non è giusto: è di più, è amore incondizionato, eccedente!» (Omelia nella celebrazione per l’Insediamento dei Capitani Reggenti, San Marino Città, 01.04.2019).

Il tema del Padre ritorna anche durante la Festa del perdono con i giovani, in occasione delle “24 ore per il Signore”. Mons. Vescovo racconta la vicenda di Giuseppe, il figlio di Giacobbe, spogliato di tutto e venduto ai mercanti d’Oriente dai fratelli, gelosi di lui. Giuseppe è, fra i personaggi della Bibbia, quello che piange di più (piange ben sette volte in poche righe di racconto). Si tratta per lo più di lacrime di gioia, di riconoscenza, di commozione. Ma l’ultimo pianto di Giuseppe è un pianto di dolore, allorché i suoi fratelli non credono che lui li abbia veramente perdonati. «Non so se il Signore piange – conclude il Vescovo Andrea – ma vedo nelle lacrime di Giuseppe quelle del Signore quando ci sottraiamo alla sua misericordia perché non crediamo al suo perdono» (Omelia nella Festa del perdono, Borgo Maggiore, 29.03.2019). Per questo invita i giovani a non disperare quando, rientrando in se stessi, vedranno limiti, peccati, fragilità. «Il cuore di Dio è molto più grande del nostro» (cfr. 1Gv 3,20).

Mons. Turazzi è stato invitato, nella prossimità della Pasqua, ad un incontro col personale della Banca Centrale di San Marino. Nel suo intervento ha fatto riferimento all’Enciclica Caritas in Veritate che, nel riflettere sulla crisi del 2008, affermava: «Quando prevale l’assolutizzazione della tecnica, si realizza una confusione tra fini e mezzi, l’imprenditore considererà come unico criterio d’azione il massimo profitto della produzione; il politico, il consolidamento del potere; lo scienziato, il risultato delle sue scoperte» (Benedetto XVI, Caritas in Veritate, n. 71). Poi, Mons. Turazzi ha sottolineato un tema che gli è caro e che torna spesso nei suoi interventi, la dimensione relazionale: «La dimensione relazionale è fondamentale per la finanza. La qualità della relazione decide la qualità della finanza, perché è un patto fiduciario fra persone, fra chi risparmia e chi investe. Per cui la finanza non dovrebbe, se non eccezionalmente, essere affidata a meccanismi impersonali» (Caritas in Veritate, n. 34). Nel cuore di quest’anno interamente dedicato ad una rinnovata consapevolezza della risurrezione il Vescovo fa dono ad ogni comunità di un poster contenente la sinossi dei racconti pasquali. La consegna del dono è stata accompagnata da queste parole: «L’annuncio di Gesù Risorto risuoni di bocca in bocca e squarci le oscurità del nostro tempo. La Quaresima, iniziata con l’austera ma necessaria ammonizione: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, si chiude con una parola piena di speranza: “Ricordati: risorgerai! Alleluia!”». Come è possibile la risurrezione? «Noi passiamo da morte a vita quando amiamo i fratelli» (cfr. 1Gv 3,14). «A volte basta poco per amare, ma bisogna che si sblocchi il cuore – esemplifica mons. Vescovo – : c’è il gesto grande di una mamma che dà la vita al suo bimbo, c’è il momento di intimità di due sposi, c’è la compagnia fra due amici, c’è un sacerdote che dice la Messa… Ma basta anche molto meno: uno sguardo, un sorriso, il portare insieme un carico pesante… » (Omelia nella S. Messa con la Comunità Terapeutica APG23, Maiolo, 6.04.2019). Questo l’augurio pasquale per tutti!

Paola Galvani, maggio 2019

“Con la potenza della Risurrezione”

La relazione. La sofferenza. La fecondità

Nei primi mesi dell’anno il Vescovo Andrea ha vissuto l’ultima parte della sua prima Visita Pastorale. Nell’incontro con i gruppi parrocchiali spesso ha rivolto ad ognuno la domanda: «Qual è per te il versetto più bello del Vangelo, quello che ti ha colpito di più?». «È stato molto bello vedere come ognuno avesse una parola che è diventata il leit motive della sua vita. Una parola da ricordare, ma soprattutto da vivere» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Monte Grimano Terme, 3 febbraio 2019).

Più volte nelle parrocchie è ritornato l’invito ad aver cura dei rapporti: «Vorrei che ciascuno di voi si prendesse cura di un “grappolo” di persone. Non contano le parole, conta il cuore. Circondiamo il nostro “grappolo” di persone con atti d’amore, abbiamone cura, preghiamo ogni giorno per le persone che ci sono affidate» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Fratte, 10 febbraio 2019).

Ad aver cura della relazione si impara da Gesù: «Gesù vive la relazione trinitaria: Dio è amore perché relazione di tre Persone che vivono l’una per l’altra, anzi trovano la pienezza del loro essere nell’altro» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Monte Cerignone, 3 marzo 2019).

Per vivere bene i rapporti esiste una “regola d’oro” che è trasversale a tutte le religioni: «Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te». «Nel Vangelo di Luca è detta in un modo diverso – sottolinea mons. Vescovo – sorprendente, perché detto in positivo: “Quello che tu desideri sia fatto a te, fallo agli altri”. È rivoluzionario! Viene introdotto il desiderio come fondamento dell’etica. Quello che tu desideri per te, fallo per l’altro: dignità del desiderio, del sogno» (Omelia al Convegno diocesano Giovani AC, Domagnano, 24 febbraio 2019).

Nel Vangelo di Giovanni c’è una frase che stupisce ancora di più: «Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Gv 13,34). «Gesù non ha detto, come sarebbe stato logico pensare secondo una reciprocità verticale: “Amatemi, come io ho amato voi”, ma “Amatevi…”. Strana grammatica!» (Omelia nella S. Messa di chiusura della Visita Pastorale, Monte Cerignone, 3 marzo 2019).

«Amare, come lo intende Gesù, non è da confondere con le reazioni istintive e incontrollabili che ci abitano, che noi chiamiamo sentimenti, emozioni, inclinazioni», dice il Vescovo Andrea ai giovani riuniti al Convegno diocesano promosso dall’Azione Cattolica. «Quando Gesù dice “amate”, propone una scelta. Dentro di noi possiamo avvertire sentimento e scelta come opposti e perfino sollevare la questione della sincerità. C’è più sincerità nei sentimenti o nella scelta?». Domanda per andare in profondità. «Credo che la posizione di Gesù – risponde mons. Turazzi – sia per la scelta. È con la decisione che noi possiamo cambiare le cose. Ciò non significa che i sentimenti non siano importanti. Questo accade, ad esempio, nel fidanzamento. C’è la scintilla iniziale, che è l’innamoramento, poi si arriva ad una scelta che si rinnova, sostenuta dal sentimento. E la scelta viene sempre più in rilievo, ma cresce anche il sentimento». «La parola diventa difficile quando si rivolge a voi e a tutti quelli che sono visitati dalla sofferenza». Con queste parole il Vescovo apre il messaggio per gli ammalati, consegnato all’USTAL-UNITALSI e all’Ufficio diocesano per la Pastorale Sanitaria, nella festa della Madonna di Lourdes, l’11 febbraio. Ne ha incontrati molti durante la Visita Pastorale, accompagnato dai parroci nelle case. «Voglio, anzitutto, dirvi – prosegue – il “grazie” della nostra comunità diocesana. Noi viviamo della preghiera e dell’offerta della vostra sofferenza unita a quella di Gesù». «Gesù non ha soppresso la sofferenza – precisa il Vescovo –, non ne ha neppur svelato interamente il mistero: l’ha presa su di sé ed in questo ci ha donato la certezza che essa ha un senso e può essere offerta per amore. Questa è la scienza cristiana della sofferenza, la sola che doni pace» (Messaggio per la Giornata Mondiale del malato, 11 febbraio 2019).

Il 6 marzo, nel solenne ingresso nella Quaresima, il Vescovo Andrea invita a credere «con tutte le forze, con tutta la persuasione che viene dall’essere comunità, che la potenza della risurrezione sta operando dentro di noi, come un lievito, per rinnovarci e trasformarci». E conclude la celebrazione dando l’appuntamento alla Veglia pasquale, «il momento più alto e significativo per il nostro cammino come comunità cristiana». Da alcuni anni in Diocesi si vive con particolare attenzione la preparazione alla Giornata Internazionale della donna con una Veglia di riflessione e di preghiera. Questo momento viene organizzato dall’Ufficio diocesano di Pastorale Sociale con la collaborazione di una comunità religiosa femminile. Quest’anno la celebrazione si è svolta a Serravalle con il contributo delle Suore Francescane Missionarie d’Assisi. «Questa sera abbiamo voluto prolungare il grido di gioia di Adamo quando fu posto di fronte ad Eva: “Questa volta sì, essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa” (cfr. Gen 2,23)». Con queste parole il Vescovo ha portato il suo saluto alla comunità diocesana in preghiera. «Le Scritture sono piene di buone notizie che provengono dalla donna – prosegue – basti pensare quando, “alle prime di luci dell’alba”, le donne sono state le prime messaggere, le prime che hanno avuto il coraggio di tornare al sepolcro e hanno potuto constatare la sorpresa: “È risorto!” (Mc 16,6)». La Giornata Internazionale della donna ha anche una valenza penitenziale, «perché il mondo non ha sempre riconosciuto e rispettato la donna. Spesso la donna è stata discriminata, oggetto di abusi, vittima di una cultura che l’ha resa subalterna al potere dell’uomo». Mons. Vescovo invita anche alla preghiera «perché le famiglie siano coraggiose e sempre più aperte alla vita». Il tema scelto dall’Ufficio per il 2019, “Quale fecondità?”, provoca tutti, donne e uomini, laici e consacrati, coppie e “single”. Come Maria invitati a dire il proprio “eccomi”. «Quando saremo davanti al Signore – conclude mons. Turazzi – e metteremo davanti a lui le nostre mani, non si scandalizzerà se saranno un po’ sporche, ma sarà severo se troverà le nostre mani vuote, se non avranno imparato ad allargarsi, ad essere feconde» (Discorso alla Veglia per la Giornata Internazionale della donna, Serravalle, 7 marzo 2019).

Paola Galvani, aprile 2019

“Luci che si vedono da lontano”

Il dialogo. I giovani. La vita consacrata

La festa del Battesimo di Gesù è l’occasione per fare uno scatto avanti nell’itinerario del programma che la Diocesi si è data per i prossimi due anni (2018-2020): dall’annuncio della risurrezione di Gesù al Battesimo. «Le statistiche assicurano che in Italia il 98% degli italiani è battezzato. Ma molti si ritrovano cristiani senza aver mai deciso di diventarlo. Non è che chi non pratica o non pensa al suo Battesimo sia una persona meno sensibile ai valori, meno raffinata moralmente, meno dedita al prossimo. Ma essere cristiani è semplicemente un’altra cosa. l’essere cristiani ci situa in una responsabilità diversa» (Omelia nella festa del Battesimo di Gesù, 13.01.2019, Talamello). Sul Battesimo è incentrata la nuova Lettera Pastorale del Vescovo Andrea: Un fiume e i suoi ruscelli, che i parroci porteranno nelle case insieme alla benedizione in occasione della Pasqua. Nella settimana dal 18 al 25 gennaio sale da tutte le chiese la preghiera per l’unità. «Fate tutto quello che lui vi dirà», dice Maria. «Ut omnes unum sint», dice Gesù. «E noi?», chiede il Vescovo. «Anche noi siamo all’opera nel cantiere per fare un mondo unito» (Omelia nella II domenica del Tempo Ordinario, 20.1.2019, Pennabilli).

Papa Francesco, nel Viaggio Apostolico negli Emirati Arabi, compie un passo importante per «scrivere insieme una pagina di dialogo e percorrere sentieri di pace». «l’idea che è passata è rivoluzionaria – commenta mons. Vescovo –: se Dio è l’Onnipotente, come noi crediamo, e può fare quello che vuole, sembra verosimile che abbia voluto congegnare l’umanità in modo tale che ci fosse un cammino privilegiato, il cristianesimo, ma, nonostante questo, abbia previsto che ci fossero altri cammini verso di lui. Ad esempio, ha consentito che a seimila chilometri più a Est ci fosse Siddharta Gautama, detto il Buddha, che in Cina ci fosse Confucio, che nell’estremo occidente ci fossero i grandi imperi Aztechi e Maya. Una cosa è certa: Dio ha messo nel cuore di ognuno una scintilla di luce. Ed è questo il motivo del dialogo. Non cerchiamo il dialogo come tattica o tecnica per accostare il prossimo, ma perché siamo convinti che c’è qualcosa di positivo in ognuno. Dialogare significa far emergere il positivo (Riunione del Consiglio Pastorale Parrocchiale durante la Visita Pastorale, 6.2.2019, Fratte).

In occasione della festa di san Giovanni Bosco il Vescovo si è idealmente presentato a don Bosco con tanto di tablet per un’audace e simpatica intervista. «Don Bosco, dove ti posso trovare?». Don Bosco: «In chiesa… Sono qui, perché qui sbocciano i miei sogni. È qui che ho pensato all’oratorio dei ragazzi e sono venuti in centinaia. Ho pensato non solo ai ragazzi di oggi, ma anche a quelli di domani. A quelli del Piemonte, ma anche a quelli della Repubblica di San Marino!». Don Bosco vede ogni ragazzo come una conchiglia che racchiude una perla di inestimabile valore. «Si guardi bene l’educatore, l’animatore, il leader dal «disprezzare anche uno solo di questi piccoli». «Gesù ci ha detto – continua don Bosco nel dialogo immaginato – che “i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre”, fanno parte del consiglio ristretto di Dio (anche Dio ha un consiglio!)”. Gli angeli dei bambini possono essere nostri avvocati difensori o, al contrario, i nostri accusatori». L’intervista tocca anche il tema delicato degli abusi, di cui tanto si parla oggi nel mondo. «Che ne pensi, Don Bosco, degli adulti, a volte sono parenti, allenatori, maestri, qualche volta persino dei sacerdoti, che non hanno rispetto dei ragazzi e delle ragazzine?». «Quanto dolore. Quanta sofferenza, soprattutto per chi è stato vittima di molestie e di mancanze di rispetto. E quanta vergogna per la comunità cristiana che al suo interno si è trovata crimini che più di altri smentiscono il Vangelo». «Però non basta la condanna – prosegue don Bosco – occorrono la prevenzione e la cura di chi è stato vittima, occorrono risposte che guardino avanti, al futuro, che assicurino un cambiamento radicale di mentalità, perché la sicurezza dei bambini e dei ragazzi ha la priorità assoluta» (Omelia nella III domenica del Tempo Ordinario, 27.1.2019, Murata RSM).

Per compiere i primi passi in questo cambio di mentalità il Vescovo ha chiamato a raccolta tutta la Chiesa di San Marino-Montefeltro invitandola ad una risposta corale alla Lettera che il Santo Padre Francesco ha indirizzato al Popolo di Dio: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (20.08.2019). Poi, incoraggia i catechisti, gli animatori dei gruppi e gli educatori: «Ringrazio tutti per il servizio che svolgete accanto alle famiglie e alle istituzioni educative. Vi esorto a proseguire in serenità, trasparenza e responsabilità». Quest’anno la Giornata della Vita Consacrata, sabato 2 febbraio, si è svolta nella parrocchia di Monte Grimano Terme, dove il Vescovo si trovava in Visita Pastorale. «È la festa della Presentazione del Signore: Maria e Giuseppe portano il bambino primogenito al tempio ed è quanto vedono gli occhi di due anziani, Simeone e Anna. Lo Spirito Santo illumina il loro sguardo interiore e gli permette di vedere in questo bambino (un bambino come tutti gli altri), il Signore che viene nel suo tempio e la Salvezza preparata per tutti i popoli». «Potremmo dire – rivela mons. Andrea – che “quei due” vedono l’invisibile, la verità nascosta in quell’evento. È per questo che noi diciamo che sono profeti, come è profetica la Chiesa, del resto, quando rivela il dono di Dio, il mistero di salvezza, negli avvenimenti del tempo presente». Poi, rivolgendosi ai consacrati: «Vedendo voi siamo profondamente assicurati che Cristo è morto e risorto per noi. Lo dite con la vostra vita, una vita interamente spesa per questo. […] Voi siete, come le candele, luce dell’Infinito che brilla nei nostri borghi, nelle nostre contrade. E una luce, anche se piccola, si vede da lontano». Questo l’augurio del Vescovo: «Non fateci mancare mai questa gioia con la vostra vita: traspaia in voi e illumini la nostra Chiesa e tutte le genti» (Omelia nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio, 2.2.2019, Monte Grimano Terme).

Paola Galvani, marzo 2019