Vita della Diocesi

“Famiglia, culla di Dio”

L’infanzia. La famiglia. La Parola
Il Tempo di Natale è stato l’occasione per affermare con forza la gioia per la vita che inizia: «Quando nasce un bambino è il mondo che rinasce e respira con lui per la prima volta. Ogni nascita è una tregua: un nuovo sguardo sul mondo, ahimè, spesso in lotta» (Messaggio per il Natale, 21 dicembre 2018). Con queste parole il Vescovo Andrea apre il suo Messaggio di Natale per la diocesi. Il collegamento ai giorni difficili che stiamo vivendo si inserisce spontaneo: «Nel Bambino di Betlemme, Gesù, Figlio di Dio, vediamo l’infanzia da proteggere la giovane famiglia sulla strada, l’annuncio della gioia che viene da dentro». «Il Natale confligge con tante situazioni – riscontra mons. Turazzi –; anzitutto confligge con il Natale comune: cenoni, regali, viaggi, ecc. Sia ben chiaro: non ho nulla contro le luci e contro i pranzi famigliari. Il problema è che si festeggia senza il Festeggiato». «Poi – prosegue – il Natale di Gesù confligge con una certa forma di religiosità, precisamente quella che da Dio si aspetta fortuna, salute, successo. Ma Gesù non è Babbo Natale. […] “Sappiate che quando vivete momenti di tensione, siete bastonati dalla vita, vi sentite in uno stato di confusione, io vi sono vicino, sono l’Emmanuele”». Infine, «il Natale confligge anche con una teologia sbagliata dell’incarnazione. A volte si dice: “La Parola di Dio deve essere incarnata nella realtà della mia vita”. Sforzo encomiabile, ma teologicamente scorretto, perché […] se crediamo che la realtà è creata dalla Parola di Dio non dobbiamo applicare un bel niente alla realtà, semmai tirar fuori dalla realtà la Parola per farla nostra. Se applicare sa di sforzo, scoprire sa di stupore, di meraviglia. È Natale!» (Omelia nel Natale del Signore, Messa della notte, San Leo 25 dicembre 2018).

«Voglio dirvi – confida il Vescovo in visita al Presepio Vivente a Montegiardino – quel che mi colpisce del presepio. La prima cosa è il vedere che tutti i personaggi – pastori, magi, viandanti, casalinghe, pecorelle – convergono verso la stalla della Natività». Vengono alla mente le parole di Gesù: “Innalzato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32)». «La seconda cosa che mi colpisce – riprende il Vescovo nella sua sosta prolungata davanti al presepio – è la Sacra Famiglia. I pastori sono guidati dagli angeli, i magi dalla stella, ma chi porge il Bambino sono Maria e Giuseppe. Gesù non lo si incontra solo, ma in una famiglia, che lo ha accolto e custodito» (Messaggio di saluto in occasione del Presepio Vivente, Montegiardino RSM, 6 gennaio 2019).

Ritorna il tema della famiglia, molto caro al Vescovo Andrea. «Famiglia, culla di Dio: molto più di uno slogan suggestivo. Nella Bibbia la rivelazione di Dio si intreccia spesso con storie di famiglie. Anzi, la Bibbia stessa, come un album, è piena di immagini che testimoniano le storie di Dio con le famiglie, da quella di Abramo fino a quella di Maria e Giuseppe». Ma, precisa mons. Andrea, «anche la mia famiglia, come ogni famiglia, con le sue debolezze e le sue crisi, è un luogo privilegiato nel quale il Signore rinnova il dono della sua presenza» (Omelia nella festa della Santa Famiglia, Ferrara, 30 dicembre 2018).

Ogni anno, il 1°gennaio, solennità di Maria SS.ma Madre di Dio, il Vescovo rivolge un invito particolare agli Amministratori e ai Governanti a partecipare alla celebrazione della Giornata Mondiale della Pace. Al termine della celebrazione il Vescovo consegna solennemente alle Autorità il Messaggio di Papa Francesco per la Pace. Quest’anno, dopo essersi soffermato sul compito di Maria di unire Cielo e terra, mons. Vescovo si rivolge agli Amministratori con queste parole: «Unire attese e realtà, aspettative e realizzazioni, non è forse, in qualche modo, il compito di politici, amministratori e quanti si spendono per il bene comune?». «Voglio pensare alla vostra come ad una missione – prosegue il Vescovo –, una risposta ad una chiamata, una vocazione». Per questo invita i politici presenti a «riconsiderare l’ispirazione iniziale che li ha spinti a questo servizio, a ripensarne i motivi ed eventualmente a rafforzarli o purificarli, e a rispondere con rinnovato entusiasmo alla chiamata». Poi, a tutti dice: «Siamo qui a pregare per la pace, non perché non ci sia più niente da fare e non sia rimasta che questa “risorsa estrema”, ma perché la preghiera rafforza i nostri propositi di costruttori di pace». Il Messaggio per la Pace quest’anno è intitolato: «La buona politica è al servizio della pace». «Un sogno?», chiede mons. Turazzi. «I politici autentici sono persone che sanno sognare – precisa – e sognano coi piedi ben piantati per terra. Sognano, perché hanno ideali, fanno progetti, prefigurano il futuro. Coi piedi per terra, perché nel servizio al bene comune e alla pace non c’è posto per le promesse impossibili da mantenere, per i numeri manipolati ad arte, per “la malizia” di progetti insostenibili. Il bravo politico è […] immerso nel presente senza esserne travolto, visionario eppure guidato dalla ragione, pragmatico ma con il coraggio della sfida» (Omelia nella Giornata Mondiale per la Pace, San Marino Città, 1 gennaio 2019).

Torna poi a richiamare l’attenzione sull’infanzia nella Solennità dell’Epifania, Giornata dell’Infanzia Missionaria: «L’Epifania è una festa missionaria. In ogni comunità si invitano persino i bambini ad aprirsi ad una prospettiva missionaria. L’Epifania è anche festa dei bambini, contro tutti gli Erode di turno che vedono i bambini come clienti interessati o, peggio, gli Erode che violano la loro purezza. In questo giorno diciamo ai bambini che li amiamo davvero, li rispettiamo, li ascoltiamo e vorremmo far loro il dono più grande: l’amicizia di Gesù!».

Paola Galvani, febbraio 2019

Famiglia. Fedeltà alla vita. Lavoro.

La Solennità di Cristo Re dell’Universo è stata scelta, opportunamente e provvidenzialmente, per la liturgia di conferimento dei ministeri istituiti e straordinari. Mentre, in tutta la Chiesa, da una parte all’altra del mondo, risuona l’acclamazione: «Gesù, nostro Re!», il Vescovo Andrea provoca i fedeli ad entrare in un rapporto personale con Gesù: «In questo momento, Gesù, fissando negli occhi ciascuno di noi, domanda: “Chi sono io, veramente, per te, oltre le frasi fatte, le liturgie convenzionali e gli slanci? Se mi elimini dalla tua vita, speri di regnare più tranquillamente nel tuo piccolo feudo, oppure senti la mia regalità come una tua possibile liberazione?”». Dopo questo primo momento di verità dentro se stessi, il Vescovo precisa qual è la regalità di Gesù. «Il mio regno non è di questo mondo (Gv 18,36)», dice Gesù. «Questo non significa che Cristo è Re di un altro mondo, ma che è Re in altro modo. […] Il suo primo trono fu una mangiatoia, l’ultimo una croce. E da questa non ha voluto scendere. La regalità di Gesù rivela quanto Dio ami l’uomo. Il suo è il regno dell’amore, l’amore che serve l’altro, che lava i suoi piedi, che fascia le sue ferite, che sostiene nel laborioso cammino. Il regno di Dio è lo spazio dove non solo Gesù ma tutti possiamo essere re, perché liberi di amare, ossia di rendere felice l’altro». Con queste parole, poi, si rivolge ai candidati ai ministeri: «Cari amici, care amiche, stiamo per accogliere e benedire il vostro desiderio di corrispondere a quella che vi è sembrata un’intima chiamata del Signore: “Vuoi regnare con me, cioè servire?”» (Omelia nella XXXIV domenica del Tempo Ordinario, Pennabilli, 25.XI.2018).

Continua la Visita Pastorale del Vescovo Andrea nelle parrocchie della Val Foglia. Settimane ricche di incontri con le famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, con i giovani e con gli ammalati. Vivace e significativo “l’incontro di accoglienza” di tutte le famiglie nella parrocchia di Lunano. «Dico sette cose sulla famiglia (sarebbero molte di più): 1. La famiglia è cellula fondamentale del vivere sociale. 2. È diritto di ogni bambino nascere in una famiglia. 3. La famiglia è una indiscutibile risorsa economica. In una famiglia ci si appoggia gli uni agli altri, ad esempio condividendo le spese. 4. La famiglia è un sostegno per chi è fragile. 5. La famiglia ha il compito della trasmissione dei valori. I valori fondamentali non si imparano sui libri o su Google, si trasmettono con la vita. Il più grande filosofo non vale quanto una mamma, quanto un papà. 6. La famiglia è convivenza delle diversità. In famiglia le diversità si combinano: maschio/femmina, chi ha un’opinione politica e chi ne ha un’altra, chi va in chiesa e chi non ci va… 7. La famiglia è un’invenzione divina. L’uomo e la donna lasciano la loro casa per essere una carne sola e fondare una nuova famiglia (cfr. Gn 2,24)». La Visita Pastorale è opportunità concreta di vivere da “Chiesa in uscita” e di imparare ad “avere l’odore delle pecore”, come dice il Santo Padre. Nelle fabbriche Mons. Vescovo invita alla riflessione sul perché si va a lavorare: il motivo principale sembra il denaro, ma, andando a ritroso nelle motivazioni, si scopre che si va per amore. Inoltre, «Dio ha voluto che l’uomo fosse impresario con lui, quando ha detto: “Ecco la terra, soggiogatela… riempitela (cfr. Gn 1,28)”». Ai ragazzi, mons. Andrea ha rivolto un invito apparentemente semplice: «Fate atti d’amore». «Come si fa a misurare la gradazione d’amore? Qual è il termometro?», chiedono i ragazzi. «È il sacrificio. Ma, se si ama, non si sente il sacrificio», replica il Vescovo. Ai giovani e alle giovani famiglie che chiedono che la Chiesa si aggiorni risponde: «Ci sono cose che la Chiesa non può cambiare, perché le ha dette Gesù. Gesù ha detto che sarà presente nel pane consacrato, la Chiesa non può dire che è solo un simbolo. Gesù ha detto che dobbiamo perdonare settanta volte sette; anche se si fa fatica a perdonare, non possiamo non avere la tensione al perdono. Così quando ha detto che il matrimonio è indissolubile e che ci si sposa tra uomo e donna, non possiamo pensare diversamente seguendo le mode. È il mondo che deve innalzarsi, non la Chiesa smentirsi» (Omelia nella I domenica di Avvento, Lunano, 2.XII.2018).

Lunedì 10 dicembre, in contemporanea in tre luoghi della Diocesi, si è tenuta una Veglia di preghiera per la vita nascente. «Veglia: un atteggiamento spirituale che ben si addice a questo tempo di Avvento. Luci nella notte: perché il cammino è spesso avvolto dall’oscurità. Queste le nostre luci: la Parola di Dio, i profeti, i testimoni. Ecco una veglia per la vita nascente: quando nasce un bambino si accende una luce. Noi vegliamo, questa sera, per fare festa alla vita, per innalzare inni alla vita! Vogliamo benedire ogni grembo carico di vita» (Veglia di preghiera per la vita nascente, 10.XII.2018).

E proprio alla meditazione di una di queste luci, la Parola di Dio sollecita la pagina di Vangelo della II domenica di Avvento. «La Parola continua a scendere con abbondanza su ciascuno di voi – con queste parole mons. Turazzi si rivolge ai fedeli della parrocchia di Mercatale – e «come la pioggia e la neve scendono giù dal cielo e non vi ritornano senza aver fecondato la terra» (Is 55,10), così è di questa parola che opera in voi che credete». Continuando la riflessione il Vescovo invita ad «ascoltare, custodire, vivere la Parola», a «credere alla Parola, accettandone le sfide, senza indietreggiare di fronte alle sue proposte» e a «studiare la Parola» nei diversi momenti formativi che la parrocchia offre. «La Parola di Dio – prosegue il Vescovo – scende su ciascuno anche nella celebrazione dei Sacramenti. Penso al sacramento della Confessione. La Parola di Dio ci offre uno sfondo sul quale distendere la Confessione, uno sfondo di speranza, di amore, di misericordia del Signore. La Parola di Dio ci dice di non temere e ci dà una griglia per fare la revisione di vita o esame di coscienza» (Omelia nella II domenica di Avvento, Mercatale, 9.XII.2018).

La Visita Pastorale è anche occasione per riflettere sulla missione del Vescovo. Una catechista racconta che un bambino ha detto con i suoi a casa: «Oggi ho capito chi è il vescovo: è l’amico di Gesù». «Quel bambino mi ha molto incoraggiato», confida il Vescovo Andrea. «È vero – prosegue – il vescovo ha una particolare intimità con Gesù. E cosa deve dire quando gira per il Montefeltro? Siate più buoni? Deve dire solo questo: Gesù è risorto ed è vivo in mezzo a noi» (Omelia nella I domenica di Avvento, Lunano, 2.XII.2018).

Paola Galvani, gennaio 2019

Risurrezione. Servizio. Santità

Mons. Vescovo prende spunto dalla richiesta rivolta a Gesù da Giacomo e da Giovanni (cfr. Mc 10,37) per spiegare l’autorità: «Autorità come servizio. Dio si pone non sopra, ma davanti. Gesù si pone ai nostri piedi e li lava. Il padrone fa paura, il servo no. Il padrone esige e pretende per sé, il servo si impegna e vive per un altro. Il padrone si serve degli altri, Gesù fa sua la nostra causa. Il padrone giudica e castiga, Gesù perdona e soccorre. Il padrone vuol vedere i frutti, il Signore è seminatore. Autorità che fa crescere. Fa sì che ognuno dia il meglio di sé, sa vedere il positivo e promuove. Autorità come dono di sé. “Il figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la sua vita”». Così conclude il Vescovo: «Ora comprendiamo il senso evangelico del “potere”: il potere di amare» (Omelia nella XXIX domenica del Tempo Ordinario, 21 ottobre 2018).

È con questo “potere” che si va incontro ai fratelli. «Le analisi, le precauzioni, i “distinguo” non indeboliscano l’attenzione verso le persone concrete in povertà»: con queste parole il Vescovo Andrea si rivolge alle comunità durante la II Giornata Mondiale dei Poveri. Il Vescovo chiede che «l’approccio politico alle varie forme di povertà sia accompagnato anche da un serio discernimento personale», in modo che «l’attenzione ai poveri diventi una dimensione costante del cammino di fede e un tema severo per l’esame di coscienza: “Che posto occupa il grido del povero nella mia vita?”». Domanda ripresa dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata sintetizzato con il versetto del Salmo 34: «Questo povero grida e il Signore lo ascolta». L’augurio di mons. Andrea è che «tutti i giorni siano sempre più ascolto e sempre più risposta a quel grido» (Messaggio del Vescovo per la Giornata Mondiale dei Poveri, 18 novembre 2018).

Il tema del grido ritorna nell’omelia per le Esequie del sacerdote diocesano don Pietro Brisigotti: «Nella Lettera ai Romani – commenta mons. Andrea – sono presentati tre gridi: il grido della natura sottoposta alla caducità; il grido degli uomini che aspettano l’adozione a figli e il grido dello Spirito Santo, con gemiti inesprimibili, che viene in aiuto alla nostra debolezza». Ma c’è un grido che «li riassume tutti e tutti li raccoglie: il grido di Gesù sulla croce. In lui è risucchiata ogni povertà, ma il Signore lo ascolta, accetta il suo sacrificio e lo fa risorgere». «La risurrezione – ritorna il tema del programma pastorale 2018/19 – è conseguenza del fiducioso abbandono di Gesù al Padre. Proprio in quello che sembrava il momento della sconfitta, della dissoluzione, della morte totale, ci fu un’irruzione straordinaria di forza creatrice. Nella risurrezione Gesù è diventato “il vivente” (cfr. Lc 24,5); da lui promana la vita nuova per tutta la creazione, per tutta l’umanità!» (Omelia nelle Esequie di don Pietro Brisigotti, 8 novembre 2018).

Come non ricordare il grido del cieco di Gerico, un povero «ai margini della strada, ai margini della società, ai margini della vita». «La gente attorno a lui ha tre reazioni», così esemplifica Mons. Vescovo. «La prima è la reazione di quelli che gli passano davanti indifferenti. Tra loro ci sono gli apostoli, i discepoli, le donne e tanta gente affascinata da Gesù, ma incapace di stupirsi, di commuoversi per quel cieco che sta ai margini della strada e che grida». La seconda reazione è quella di chi si accorge che il cieco grida, ma gli ingiunge di tacere per non disturbare. «Il cieco ai margini della strada è l’uomo di oggi», spiega mons. Turazzi. Non dobbiamo impedire che sbocci e si apra. C’è una gradualità nella vita cristiana, un cammino da compiere. Chi va dietro a Gesù sia persona che non giudica, che non condanna, che non mette subito davanti regole, ma che incoraggia». Il terzo tipo di reazione è quello di chi va dal cieco e dice: «Coraggio, alzati, ti chiama! (Mc 10,49)» (Omelia nella XXX domenica del Tempo Ordinario, Frontino, 28 ottobre 2018).

La festa di Tutti i Santi è stata occasione per riflettere sulla santità: «Possiamo tutti diventare santi e dobbiamo coltivare questo desiderio», questo l’incoraggiamento del Vescovo Andrea. «La santità – prosegue – non va cercata in modelli ideali, astratti, sovrumani. Ci sono santi difficilmente imitabili, come San Francesco d’Assisi o come San Pietro d’Alcantara; essi sono icone, modelli di cui dobbiamo imitare lo spirito, più che modi di fare. […] I santi sono persone che, anche tra imperfezioni e cadute, hanno continuato a credere e a fidarsi. Per questo sono piaciuti al Signore». Riferendosi all’urna esposta nella Cattedrale di Pennabilli, contenente le reliquie dei santi e dei martiri, afferma che «tanti sono i santi canonizzati. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco ne hanno canonizzati molti: bisogna aggiungere pagine al Messale! Questo è un segno fortissimo in un momento in cui la Chiesa sta soffrendo per scandali ed esempi cattivi. Poi ci sono milioni di santi che non vengono canonizzati, non diventano famosi» (Omelia nella Solennità di Tutti i Santi, Pennabilli, 1 novembre 2018).

Domenica 21 ottobre, nella parrocchia dei Santi Pietro, Marino e Leone in San Marino Città, il Vescovo ha consegnato solennemente a don Marco Mazzanti, nuovo parroco, due chiavi. «Le chiavi sono simbolo di potere. Ma si tratta del potere come lo intende Gesù: servizio e dono di sé». «La prima chiave è quella della vostra chiesa – così il Vescovo si rivolge alla comunità – il luogo a voi più caro, la casa che tutti raduna». «Abbi cura di tutti – prosegue rivolgendosi a don Marco – facendoti aiutare dai Consigli Pastorale e degli Affari Economici per il discernimento comunitario». La seconda chiave è «quella del Tabernacolo. Insieme con la Parola, l’Eucaristia vi fa comunità, vi fa famiglia. Il parroco custodisce il Tabernacolo come il cuore della Chiesa. L’Eucaristia è tutto per la Chiesa, tutto per il cristiano, perché è Gesù. Adoratela, onoratela, contemplatela insieme al vostro parroco». Infine, rivolgendosi a don Marco: «C’è una terza chiave. Non posso dartela: è la chiave che possono darti solo i tuoi parrocchiani: la chiave dei loro cuori» (Omelia nel conferimento della cura pastorale della parrocchia di San Marino Città a don Marco Mazzanti, 21 ottobre 2018).

Paola Galvani, dicembre 2018

Testimoni della Risurrezione

Anche nel mese scorso sono tornati alcuni temi cari al Vescovo Andrea. Anzitutto il tema fondamentale del programma pastorale incentrato sul “Big Bang” della fede cristiana: la risurrezione di Gesù. Sabato 29 settembre: la Chiesa di San Marino-Montefeltro è in festa per l’ordinazione diaconale di Luca Bernardi e di Vittorio Fiumana; «la Chiesa sente, gode e proclama che il conferimento dell’Ordine Sacro del Diaconato è un frutto della risurrezione di Gesù». Con queste parole il Vescovo Andrea ha aperto la celebrazione eucaristica, spalancando i riflettori non sui candidati al Diaconato ma sul Risorto: «È lui che comunica la grazia che il sacramento significa», mediante l’imposizione delle mani del Vescovo. Il servizio principale richiesto al diacono, insieme alla carità e alla liturgia, è «il servizio di cui ha più bisogno il nostro popolo: annunciare Gesù». «Il sacramento che vi costituisce diaconi per sempre – prosegue il Vescovo rivolgendosi agli ordinandi – non si aggiunge come un optional, non è una semplice funzione esteriore, ma si identifica come una consacrazione pasquale». Conclude poi con una raccomandazione: «Attenzione, Gesù non è vivo perché voi lo annunciate, ma lo annunciate perché è vivo! Voi siete le mani, i piedi, il cuore del suo incontro con gli uomini. Allora “comportatevi in maniera degna della chiamata che avere ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità”» (Omelia nella S. Messa per le Ordinazioni diaconali, Pennabilli, 29.09.18).

Il mese di ottobre è da alcuni anni dedicato al mondo dell’educazione. Il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, agli studenti nelle scuole di ogni ordine e grado è stato distribuito un segnalibro contenente una preghiera del Santo Padre ed è stato comunicato un messaggio del Vescovo, insieme all’augurio per un proficuo anno scolastico. Questo lo slogan pensato dal Vescovo per l’anno appena iniziato: «Comunicare: verbo infinito! Una possibilità fantastica, un diritto per tutti, una responsabilità». Ma – precisa il Vescovo – «la prima e fondamentale legge della comunicazione rimane il “rapporto”, con le sue regole di verità, di accoglienza, di benevolenza. Saper guardare l’altro negli occhi è la forma più alta di comunicazione. Non serve sprecar parole. Chi raggiunge questa capacità sa destreggiarsi fra mille messaggi e orientarsi nella selva delle informazioni» (Messaggio del Vescovo agli studenti, 4 ottobre 2018).

Dall’educazione all’etica pubblica: l’occasione è data dalla cerimonia di Investitura dei Capitani Reggenti nella Repubblica di San Marino. Commentando un passo della Lettera dell’apostolo Giacomo, il Vescovo invita a mettere a confronto «una sapienza che non viene dall’alto, terrestre e materiale, con una sapienza che viene dall’alto (cfr. Gc 3,15-17)». La “sapienza che viene dall’alto” è piena di virtù. Come educare se stessi alla virtù? «Ci si educa anzitutto coltivando pensieri di bene», risponde Mons. Turazzi. «Tutto, in fondo, si gioca laddove uno è solo con se stesso. […] La virtù autentica è un progetto di vita, è il costante, personale impegno ad imprimere una direzione al proprio agire, fino alla fedeltà alle piccole cose. Ci sono virtù indispensabili e fondamentali che la tradizione chiama cardinali in quanto sono i “cardini” che sostengono l’impianto della nostra vita e delle nostre relazioni: la giustizia, la fortezza, la prudenza, la temperanza» (Omelia nella celebrazione eucaristica in occasione dell’Investitura dei Capitani Reggenti, San Marino 1 ottobre 2018).

Dopo la pausa estiva il Vescovo Andrea ha ripreso le Visite Pastorali. È il momento della Val Foglia e della Val Conca. «Quelli che vengono a Messa conoscono il mio nome, che viene incastonato nel Canone, la grande preghiera della Chiesa, dove accade la consacrazione del pane e del vino». Così si rivolge ai partecipanti alla celebrazione di apertura della Visita a Macerata Feltria. «Il vescovo viene nominato – prosegue mons. Andrea – perché, fin dall’antichità, i cristiani hanno avuto coscienza che il vescovo è successore degli apostoli: è colui che testimonia la risurrezione di Gesù». E con sempre maggiore entusiasmo afferma: «Siamo qui, cari amici, questa domenica, non per ricordare un morto, ma perché siamo appassionati di un vivo: Gesù è vivo in mezzo a noi!» (Omelia nella XXVI domenica del Tempo Ordinario, Macerata Feltria 30 settembre 2018).

Parole forti, che scuotono e danno nuova energia, di fronte alle croci che «l’umanità sta vivendo nelle guerre, nei profughi, nei tanti poveri nel mondo, nelle difficoltà e nelle disunità che patisce la Chiesa». Il ricordo va in modo speciale a Papa Francesco affinché sia «bussola che nella verità del Vangelo sine glossa porta ad accogliere, sprona al coraggio di affrontare le sfide, si alza per difendere la vita fin dal primo concepimento» (Omelia nella S. Messa di Chiusura della Settimana in onore della Madonna delle Grazie, Ferrara 14 ottobre 2018).

Paola Galvani, novembre 2018

La risurrezione di Gesù: il big bang della fede cristiana

Il Vescovo Andrea apre il mese di settembre con la lode «al Signore per il dono della “casa comune” che è la terra» ed il ringraziamento «agli “uomini di buona volontà”, che si impegnano a custodirla, a farla vivere, a promuovere progetti di studio e di tutela degli ecosistemi», parole pronunciate nella cornice del Castello di Montegiardino (13a Giornata per la Custodia del Creato, 1° settembre).
Il Vescovo ha parlato di «una vera e propria “alleanza con la terra”, di un patto fra gli umani, così fragili, e la terra, tanto grande ed esigente nei suoi tempi e nei suoi spazi». Perché fare alleanza? «Perché si ha bisogno di un sostegno reciproco e della consapevolezza dell’inevitabile interdipendenza». Sua Eccellenza ha evidenziato tre caratteristiche dell’alleanza fra gli umani e la terra: l’unità, l’indissolubilità e la fecondità. Questo il compimento: «Unità, indissolubilità e fecondità sono state pensate dal Creatore, perché l’uomo, coltivando la terra, la indirizzi ad un futuro di risurrezione». Proprio la risurrezione è stata indicata da Mons. Vescovo come centro del programma pastorale diocesano 2018/19: «Riguardo al contenuto, sentiamo di doverci riproporre il cuore stesso del Vangelo, cioè il mistero pasquale: Gesù morto e risorto. […] Si tratta di rendere questo messaggio concreto ed esperienziale: “Come vivi Gesù morto e risorto? Che cosa c’entra con la tua vita?”» (Noi siamo di quelli che il rientro entusiasma, Montefeltro n.9/18). Da notare che il Vescovo usa la prima persona plurale nell’annunciare il tema del nuovo programma. Il cammino della Diocesi, infatti, si propone di essere sinodale (dal greco syn odos: fare cammino insieme) «nel metodo e nello stile: si incoraggia la creatività e l’originalità di ogni comunità, tenendo conto della specificità e dei carismi di ogni associazione, gruppo e movimento» (Noi siamo di quelli che il rientro entusiasma, Montefeltro n.9/18). Perché camminare tutti insieme? Per quattro motivi: «Insieme, perché si è più incisivi sulla realtà. Insieme, perché siamo un solo popolo che ha per legge il comandamento dell’amore, per statuto la libertà e la dignità dei figli di Dio, per fine il Regno di Dio. Insieme, perché ci si aiuta, se si cade c’è chi rialza, se si è infreddoliti ci si scalda… (cfr. Qo 4,9-12). Insieme, perché Gesù in persona ha assicurato di essere presente fra due o più uniti nel suo nome (cfr. Mt 18,20)» (Veglia con i giovani per San Marino, 2 settembre).
«La risurrezione di Gesù è il big bang della fede cristiana: nei primi istanti ha messo in moto poche persone, ma una quantità enorme di energia. I primi testimoni capivano che era successo qualcosa di incredibile. Poi, di anno in anno, di secolo in secolo fino ad oggi, tante persone sono state coinvolte in questo annuncio di fede. La risurrezione di Gesù è un messaggio in espansione, è una notizia che vuole raggiungere tutti». E ai giovani riuniti nella Basilica di San Marino nella Veglia per la festa del Santo rivela con fierezza che «il luogo “normale” dell’incontro con Gesù Risorto è la Chiesa. La Chiesa ha alcuni segni ai quali Gesù ha consegnato la sua forza – li chiamiamo sacramenti – in cui lui opera. […] La risurrezione di Gesù sfocia nelle acque del Battesimo. Nel Battesimo la potenza della risurrezione di Gesù ci avvolge, ci pervade e ci fa nuovi».

Nella solennità di San Marino, il 3 settembre, il Vescovo Andrea si è rivolto così ai sammarinesi convenuti nella Basilica, insieme agli Ecc.mi Capitani Reggenti e a molte autorità civili e militari, per la celebrazione eucaristica: «Noi amiamo la nostra Repubblica. Ed è l’amore che ci spinge a conoscerla più profondamente, ad interpretare le diverse realtà in essa presenti e a denunciarne le debolezze. Tutti siamo responsabilmente coinvolti e consapevoli che diritti e doveri sono i mattoni della comune cittadinanza». «Abbiamo presenti – prosegue il Vescovo – le questioni più delicate della nostra epoca, quelle legate alle migrazioni, al diritto per tutti ai beni della terra, alla subordinazione della finanza alla dignità della persona, alla permanente minaccia della guerra… Questioni che investono chi svolge l’alto servizio della politica, ma che toccano le nostre coscienze, questioni da affrontare guardando al domani con generosità e spirito di collaborazione». Tra le fragilità umane che riguardano tutti, Mons. Vescovo si è soffermato sull’invidia, «inevitabile tentazione in una comunità piccola, dove ci si conosce tutti e si fanno confronti. […] L’invidia, se non viene ridimensionata per tempo, può diventare sorgente di decisioni cattive. Oggi ci sono mezzi di comunicazione che possono diventare feroci tanto sono incontrollabili». Per sconfiggere nel cuore questo sentimento occorre «convincersi che formiamo insieme un solo corpo e siamo membra gli uni degli altri. Se un membro del corpo “fa bene”, ha buoni pensieri, è un vantaggio per tutti e per la causa che ci vede tutti schierati» (Omelia nella Solennità di San Marino, 3 settembre).

Nella lettura breve proclamata durante la solenne apertura dell’anno pastorale Maria di Magdala si reca alla tomba «alle prime luci dell’alba», ma non vede il Signore. «Qualcuno pensa che la nostra condizione rispetto a quella dei primi discepoli sia di svantaggio – precisa il Vescovo –, poiché loro hanno visto il Risorto. In realtà, nei racconti pasquali c’è un dato ricorrente: i discepoli non riconoscono Gesù. Sarà la parola pronunciata da Gesù ad aprire i loro occhi. […] Non è diverso il nostro punto di partenza: anche noi riconosciamo il Risorto quando ascoltiamo e viviamo la sua Parola» (Omelia in occasione del Mandato agli operatori pastorali, 23 settembre).
Il Vescovo Andrea confida il sogno che porta in cuore: «All’inizio di questo nuovo anno pastorale darei a tutti il biglietto per andare a Gerusalemme, perché vorrei salissimo insieme al sepolcro, dove era deposto Gesù, per rivivere lo stupore e la gioia delle donne e dei primi discepoli e per sentir risuonare, come la prima volta, l’annuncio: “Gesù è risorto. Non è qui. È vivo!” (Omelia in occasione del Mandato agli operatori pastorali, 23 settembre).

Paola Galvani, ottobre 2018