«Ancora luce!»

Tutte le benedizioni su quel Pane

«Ancora luce! Dalla luce misteriosa di Betlem alla luce universale dell’Epifania: luce che promana da Gesù, sempre presente». Con queste parole cariche di luce, nei primi giorni del 2024, il Vescovo Andrea ha invitato le comunità e ogni fedele a prepararsi alla Seconda Giornata Eucaristica, in cui «godere della “presenza” di Gesù, dinamica e autodonantesi». Nella Prima Giornata sono stati raccolti gli appelli per «una liturgia che favorisce la partecipazione consapevole, attiva, piena e fruttuosa». Ma «aggiornamenti, riforme, adattamenti – manifesta il Vescovo – a nulla valgono senza adeguata formazione e preparazione spirituale». È stato proprio questo il tema dell’assemblea diocesana «attorno al gesto di Gesù che “benedisse il pane…”». Dopo aver richiamato «la storia del pane: la fatica, la seminagione, il marcire nella terra, lo spuntare, il crescere, il maturare, il macinare, l’impastare» il Vescovo si è soffermato sul significato della benedizione. Spesso si intende la benedizione come discendente – la benedizione di Dio sull’uomo e sul creato –, ma c’è anche una benedizione ascendente, «il nostro dire-bene di Dio, rendere grazie a Dio». «Su quel Pane si concentrano tutte le benedizioni, quella di Dio e le nostre», osserva. Durante la celebrazione eucaristica che ha concluso la Giornata, mons. Andrea ha spiegato l’invito di Gesù – siamo nel primo capitolo del Vangelo di Marco – a convertirsi e a credere al Vangelo. «Si tratta di un’endiadi (figura retorica per dire con due parole lo stesso concetto)», precisa il Vescovo. «Convertirsi e credere coincidono: ti converti, credendo a Gesù. Se credi a Gesù, allora avviene la conversione». Evidenzia, poi, una conversione necessaria quando si celebra l’Eucaristia, per unificare le «due identificazioni»: da una parte ci impegniamo a credere, «superando il limite dei nostri sensi che continuano a farci vedere gli “accidenti” del pane», che «il pane che viene spezzato, il calice della benedizione che si condivide, per opera dei sacerdoti diventi sull’altare corpo, sangue, anima e divinità di Nostro Signore Gesù Cristo», dall’altra occorre «mettere tutta la nostra fede anche nel credere che noi siamo il suo Corpo mistico, come osserva san Paolo: «Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo. Tutti, infatti, partecipiamo dell’unico pane» (1Cor 10,17). Pertanto, «mentre la prima identificazione è opera del Signore, opera della sua Parola, questa seconda identificazione, noi Corpo del Signore, richiede la nostra corrispondenza, la nostra responsabilità, esige l’unità e la comunione tra noi come fratelli, l’uscita dal nostro io, il superamento di ogni egoismo e individualismo». Mons. Andrea sottolinea con forza che «l’incorporazione a Cristo non può essere, non può ridursi, non può immiserirsi ad un fatto individuale o individualistico, emotivamente gratificante. E l’Eucaristia non può essere soltanto fonte di belle riflessioni, di belle parole». Infine, conclude collegando l’Eucaristia a tre sostantivi con sfumature diverse: incentivo, spinta e slancio all’azione». Con queste parole il Vescovo ha inteso dire che «l’Eucaristia è programma, via, imperativo, oltre che grazia che ci è donata». In sostanza, «Cristo si è fatto Eucaristia per noi, perché noi ci facciamo Eucaristia, dono agli altri, sacramento di unità, di pace, per quanti sono accanto e per quanti sono lontani» (Omelia nella III domenica del Tempo Ordinario, Valdragone RSM, 21.1.2024).
In più occasioni mons. Andrea ha coinvolto le comunità nella preghiera per le vocazioni e, in particolare, per le vocazioni al sacerdozio: «Senza presbiteri, non ci può essere l’Eucaristia!». «Sono da lodare la dedizione del volontario, la dedizione al servizio dei poveri e alla promozione umana, ma chi pensa all’anima, chi pensa alle anime?», fa notare. «Chi si fa prete e abbraccia, per amore, il sacro celibato – constata – non è solo… ha una famiglia, ha e riceve tanto amore, vive paternità vera e gode dell’affetto filiale» (Omelia nella S. Messa esequiale per don Marino Gatti, Mercatino Conca, 27.12.2023).
Come ogni anno, il Vescovo ha consegnato con solennità alle autorità pubbliche sammarinesi e feretrane il Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale della Pace; si tratta di «una tradizione e di una preziosa occasione di dialogo e di collaborazione, ognuno per la sua parte, a servizio del bene comune». Citando la celebre profezia del profeta Isaia, «il vitello e il leoncello pascoleranno insieme» (cfr. Is 11,6), mons. Andrea invita a tenere viva la speranza, che «ci è data per alimentare la nostra responsabilità e il nostro impegno di “artigiani della pace”», «sia pure – per tanti – in spazi e rapporti ravvicinati e quotidiani». Il Vescovo sottolinea alcuni passaggi del Messaggio incentrato, quest’anno, sul rapporto fra l’intelligenza artificiale e la pace. Innanzitutto, concorda con il Papa che esorta a fondare lo sviluppo delle nuove tecnologie «sulla dignità intrinseca di ogni persona e sulla fraternità che ci lega come membra dell’unica famiglia umana». Poi, l’invito a riscoprire il “senso del limite”. «È un richiamo lucidissimo – commenta mons. Andrea – alla nostra umanità più profonda: da una parte il limite, nel suo senso positivo, spinge ad esplorare, a varcare orizzonti, a misurarsi con sfide e con problemi insoluti; dall’altra il limite può generare l’ossessione di voler controllare tutto, la ricerca di una libertà assoluta, cioè “slegata”, la presunzione di autosufficienza, con gravi rischi di una crescita smisurata e di un accumulo nelle mani di pochi». Il Vescovo si unisce a Papa Francesco nella preghiera affinché «l’intelligenza artificiale sia strumento di giustizia e di pace» (Omelia nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, San Marino Città, 1.1.2024).

Paola Galvani, febbraio 2024