«Chi va nella stanza nuziale?»

Ad amare siamo tutti capaci

Domenica 12 novembre, Prima Giornata Eucaristica: una data evidenziata in giallo sull’agenda diocesana fresca di stampa. Finalmente è arrivata! Dopo il lavoro preparatorio nelle parrocchie e nei gruppi, il Vescovo ha invitato con fervore la Diocesi tutta, a partire dai catechisti, dai ministri istituiti e straordinari, dagli operatori pastorali, coinvolgendo sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi. Tutti «attirati dall’Eucaristia», già questo è un primo frutto. L’obiettivo dichiarato di questa Prima Giornata Eucaristica era quello di «arrivare ad una maggiore consapevolezza», nel senso che «tutta la nostra persona sia coinvolta nella conoscenza, nell’esperienza, nell’adorazione dell’Eucaristia», ma anche nel senso di capire cos’ha voluto dirci Gesù con «la sua presenza, azione e auto-donazione nell’Eucaristia», come ama ripetere il Vescovo dall’inizio di questo anno incentrato sull’Eucaristia. Al piano di sopra della Casa di spiritualità che ha ospitato il Convegno, alcuni monaci e monache si sono alternati nell’adorazione eucaristica: un segno per dire che «non si vuole solo “parlare di” Gesù Eucaristia, ma anche “parlare con”».
Mons. Andrea raccomanda di «non considerare solo intimisticamente l’Eucaristia». «L’intimità con Gesù Eucaristia è cosa bellissima e necessaria – precisa subito – ma l’Eucaristia ci fa Corpo di Gesù; quando partecipiamo all’Eucaristia facciamo una grande esperienza di Chiesa». Dal luogo del Convegno è partita la peregrinatio dell’icona di Emmaus, icona-guida dell’anno pastorale, per dire ad ogni comunità: «Emmaus è qui!». «È qui, perché c’è Gesù», esclama.
Le “Giornate Eucaristiche” diocesane sono quattro. «Se qualcuno pensasse – commenta il Vescovo rivolgendosi ai presenti – che quattro giornate unitarie per la Diocesi tolgano spazio e tempo alle parrocchie, rispondo che il Vescovo non vi chiama “fuori”, al contrario: fa tutto questo “per dare linfa”, perché possiate vivere con pienezza nelle comunità, nei gruppi e nelle associazioni». Si tratta di una sorta di «Congresso eucaristico diffuso» in tutta la Diocesi per costruire la comunità attorno alla Comunione (Saluto ai partecipanti alla Prima Giornata Eucaristica, Valdragone RSM, 12.11.2023).
Ai partecipanti alla Prima Giornata Eucaristica, il Vescovo Andrea mette davanti, come su un caricatore, le tre immagini che chiudono l’anno liturgico di Matteo. L’evangelista Matteo ci sta preparando all’incontro, «l’incontro tanto desiderato, soprattutto da colui che vogliamo incontrare, il Signore Gesù, lo Sposo». Un incontro che avviene con «il grido che squarcia la notte», nella parabola delle dieci vergini; nella parabola dei talenti, con l’invito dell’imprenditore «che chiama collaboratori e chiede di trafficare i talenti e poi, alla fine, dice: “Prendi parte alla gioia del tuo Signore”»; «con la benedizione del re seduto sul trono, il Figlio dell’uomo, che dirà: “Benedetti, voi appartenete al Padre mio…”», nella parabola del giudizio finale. Mons. Andrea fa notare che «in ciascuno di questi quadri c’è una dualità: ci sono le vergini sagge e le vergini stolte; ci sono i collaboratori affidabili, che trafficano i talenti, e c’è il collaboratore inaffidabile, che sotterra piuttosto; ci sono quelli che stanno alla sua destra e quelli che stanno alla sua sinistra». «Una dualità che è dentro di me!», attesta. Nella meditazione sulla parabola delle dieci vergini il Vescovo si sofferma sulla lampada da tenere accesa per andare incontro allo Sposo. «È dentro di noi che accade il giudizio – sottolinea mons. Andrea –, per il Signore, invece, le porte sono assolutamente spalancate». Nella lampada c’è un fuoco, un olio che brucia. Si può intendere «come metafora del Mistero pasquale», passaggio «da morte a vita», che avviene «perché amiamo» (cfr. 1Gv 3,14). «Amare comporta bruciare, consumarsi» – commenta – nel compiere la volontà di Dio, «che a volte ci chiede decisioni che appaiono ardue», e nella cura delle relazioni, argomento tornato molte volte nel Cammino Sinodale. «Quando incontriamo l’altro – osserva il Vescovo – ci rendiamo conto che ascoltare è molto impegnativo: mentre l’altro parla fioriscono pensieri, incalza il desiderio della replica, vengono intuizioni; occorre imparare a metterli da parte per ascoltare fino in fondo e poi iniziare un dialogo». Mons. Andrea aggiunge che, per instaurare un dialogo, occorre essere disposti a «mettersi in cammino per primi» e invita ad offrire la propria vita come olio che tiene accesa la lampada per andare incontro al Signore. «Chi va nella stanza nuziale?», domanda a bruciapelo. «Chi è disposto a fare l’amore». Ma non bisogna spaventarsi: «Ad amare si comincia in ogni momento e ad amare siamo tutti capaci». Nella parabola del giudizio finale Gesù rivolgerà domande molto semplici: «Hai dato da mangiare? Hai preparato una buona cena per tuo marito quando è tornato dal lavoro? Ai bambini hai dato tempo? Ti sei preso cura dei nonni?». Si tratta di «domande elementari – rassicura il Vescovo –, l’amore si gioca nel quotidiano» (Omelia nella XXXII domenica del Tempo Ordinario, Valdragone RSM, 12.11.2023).

Paola Galvani, dicembre 2023