«Non vi ritengo ospiti, ma corresponsabili»

I giovani annunciano la profezia di un mondo unito

«Non bastano i nomi per definirla, perché poche parole, come questa, hanno il potere di riportarci con tanta forza alla nostra condizione umana, alla nostra fragilità, come alla nostra capacità creatrice, trasformatrice, imprenditoriale…». È la terra, argomento attorno a cui il Vescovo Andrea ha imperniato il suo intervento al Festival Francesco 4.0 tenutosi a Chiusi della Verna, dall’11 al 20 agosto, a ottocento anni dall’approvazione della Regola Francescana e del primo presepe di san Francesco a Greccio. Monsignor Andrea inizia raccontando il suo rapporto speciale con la terra attraverso un simpatico e significativo aneddoto familiare: «Prima di entrare in casa dopo il lavoro, mio padre – ha potuto crescere ben cinque figli con meno di un ettaro di orto! – si lavava accuratamente i piedi, poi, a piedi scalzi, attraversava il cortile ed entrava. Mamma aveva molta cura della casa e, vedendo papà entrare con i piedi coperti di terra, aveva da ridire. Lui replicava: “Ma la terra è pulita!”». La terra è dono, «l’abbiamo ricevuta dal Creatore», e dalla terra, «l’elemento del pianeta che è anche nelle stelle», è tratto l’uomo. La terra è anche responsabilità: «Come la trasmetteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti?», chiede ai partecipanti al Festival.
Il Vescovo osserva che è necessaria «una rinnovata e sana relazione tra l’umanità e la terra», una vera e propria alleanza con la terra. Ne indica tre caratteristiche. Innanzitutto, l’unità: «Uomo e terra si appartengono reciprocamente. L’uomo non può ignorare le esigenze della terra, non può sottoporla al suo capriccio o al suo arbitrio, non può recidersi dalla terra. La terra, dal canto suo, se rispettata nei suoi cicli, nei suoi ritmi e nella sua natura, offrirà ospitalità, nutrimento e bellezza. Diversi, noi e la terra, ma uniti». Poi, l’indissolubilità: «I destini della terra e dell’uomo non sono pensabili separatamente. La perdita dell’uomo sarebbe per la terra un ritorno all’indietro, al caos. L’uomo trae profitto dalla terra, ma sarà attento a non impoverirla, a non manipolarla scriteriatamente». Infine, la generatività: «La terra e l’uomo, alleati, possono portare frutti di vita, hanno la vocazione a dare il meglio: pane quotidiano per tutti, acqua assicurata ad ogni uomo (purtroppo oggi non è così…), ma occorre una paziente opera, quasi una gestazione».
«Unità, indissolubilità e generatività – conclude il Vescovo – sono pensate dal Creatore, perché l’uomo, coltivando la terra, la indirizzi ad un futuro di risurrezione: compimento della creazione». L’uomo è tratto dalla terra e alla terra ritorna, ma «il tornare alla terra non è un marcire che dice fine, scomparsa, polvere. La fede ci assicura che l’uomo Gesù, entrato nelle viscere della terra, prepara la risurrezione ed è come un chicco di grano che porta frutto» (Intervento al Festival Francesco 4.0, Chiusi della Verna, 12.8.2023).
La parola “terra” è evocativa: il grido “terra!” di chi è arrivato alla fine di un lungo viaggio per mare fa pensare ai tanti naufraghi di oggi… L’estate, con l’aumento degli sbarchi, ha costretto ad una riflessione sempre più seria. «C’è chi è preoccupato della scarsa sostenibilità per una adeguata integrazione: poche possibilità di lavoro, fragilità delle strutture e dei servizi in un territorio disagiato. C’è chi sente la spinta a partecipare allo sforzo collettivo di aiuto concreto a fratelli e sorelle che portano i segni di una grande sofferenza e il peso dell’ingiustizia». «La Diocesi è da tempo impegnata nell’accoglienza – testimonia monsignor Andrea –, solidarietà e accoglienza sono considerate evangelicamente una promessa di benedizione». Il Vescovo rilancia l’appello di papa Francesco a pensarci tutti fratelli, ribadito con forza alla recente Giornata Mondiale della Gioventù a Lisbona, a cui ha partecipato insieme ad una sessantina di giovani di San Marino e del Montefeltro: «Todos, todos, todos, conosciuti e amati dall’unico Padre» (Articolo per il Corriere di Romagna, 19.8.2023).
L’esperienza della GMG ha fatto «toccare con mano la vocazione dell’umanità ad essere famiglia»: incontri, scambi di bandiere, abbracci… «Un’esperienza formidabile: la profezia di un mondo unito. Non un sentimentalismo, ma strada concreta da percorrere, mettendoci la faccia e pagando di persona». Durante il viaggio di ritorno dalla GMG, il Vescovo Andrea ha lasciato ai giovani un messaggio a più livelli. A livello intimo ha visto i giovani «come la più bella esegesi della parabola del tesoro nascosto nel campo (cf. Mt 13, 44)». «La GMG – confida – è stata la verifica della scoperta di un tesoro». Non mancano le difficoltà e i limiti umani, le “erbacce” presenti in ogni “campo”, «eppure – prosegue rivolgendosi ai ragazzi – voi siete la testimonianza della verità del Vangelo!». A livello ecclesiale ha invitato a non strumentalizzare i giovani, ma a coinvolgerli attivamente nelle iniziative, accogliendo le intuizioni, i sogni, le proposte di cambiamento: «Non vi ritengo ospiti, ma corresponsabili!». A livello “politico” in senso ampio ha scoperto che «i giovani di oggi sono ragazzi e ragazze che, se necessario, si “accontentano di un’ombra”, si immaginano la pace, l’unità e l’internazionalità». Infine, il Vescovo ha affidato ai giovani tre parole per custodire nel cuore i frutti di quei giorni insieme: «Grazie, perdono, “eccomi”, l’“eccomi” di Maria che si “alzò e andò in fretta”» (Report dalla GMG, 8.8.2023).

Paola Galvani, settembre 2023