«Può il nostro Natale essere felice?»

Riflessione, impegno, preghiera

«Può il nostro Natale essere felice di fronte all’infelicità del nostro prossimo che è infelicità di fratelli nostri?». Con questa domanda, che scuote le coscienze, il Vescovo Andrea inizia l’omelia della S. Messa nella Notte di Natale nella Cattedrale di Pennabilli. Il suo messaggio, «con gli agghiaccianti avvenimenti che si susseguono», si articola in tre inviti: alla riflessione, all’impegno e alla preghiera. La riflessione è incentrata sui motivi della nascita di Gesù, «Figlio di Dio divenuto figlio di Maria». Si tratta di un’iniziativa di Dio «per distruggere alla radice la causa di ogni discordia, inimicizia, opposizione, odio e morte e per ristabilire rapporti di comunione, di perdono, di riconciliazione tra Dio e gli uomini, degli uomini tra loro, degli uomini con tutto il creato». In definitiva, conclude mons. Andrea, «Gesù è nato per la vita!». Del resto, il Natale non è festa solo per i cristiani, «ha anche un valore antropologico, riconosciuto da tutti, indipendentemente dalla fede: è festa del nascere». «Gesù è nato per la vita – ribadisce a più riprese – per dire che la vita è buona e per fare resistenza a tutti i tentativi di sopprimerla». Oltre alle guerre, quelle che ci vengono mostrate nei telegiornali natalizi e quelle nascoste in tanti angoli della terra, assistiamo a «tanti altri modi di negare la vita, fino all’interruzione volontaria della gravidanza». Non manca un accenno anche alla guerra nella terra di Gesù, in cui due popoli non riescono a convivere… La speranza della pace si fonda sulle parole di san Paolo agli Efesini: «In Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati i vicini… Egli, infatti, è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo». Ma allora perché «sulla terra continuano a regnare l’odio, la violenza, la guerra?», replica il Vescovo. Azzarda, poi, questa risposta che interpella tutti, in un modo o nell’altro: «Molti non hanno accolto il messaggio di Gesù; molti non hanno voluto continuare la sua opera e la sua missione; molti si sono allontanati da lui; molti ancora portano il suo nome (“cristiano”), ma senza la passione e lo slancio necessari».
Da questa riflessione scaturisce l’invito all’impegno, a partire dall’aderire a Gesù, dal riconciliarsi con Lui e tra fratelli che «si ritrovano sul piano della comune dignità, della comune origine e del comune traguardo, fratelli bisognosi l’uno dell’altro». Un impegno «autenticamente umano» per collaborare con Gesù nel costruire la pace. Il Vescovo esorta ad incominciare «con l’educarci a sentimenti di generosità dentro di noi e a manifestarli attorno a noi nell’ambito del nostro quotidiano», introducendo «nella famiglia, nella società e nell’umanità tutta uno stile umano di vedere, giudicare e agire per fare della società un organismo convergente al bene, per una superiore qualità della vita e per una civiltà dell’amore». La nascita di Gesù invita alla preghiera, perché solo «se accogliamo Gesù, quella “stalla” che è talvolta il cuore umano, diventa “presepio”». Il Vescovo incoraggia a pregare «perché il dono della gioia e della grazia del Natale sia dato alle famiglie, ai piccoli, agli anziani, agli ammalati, ai poveri, a tutti senza distinzione», per far posto nel cuore «all’ospitalità, alla cura vicendevole» e per unirci a Gesù nel «dar gloria a Dio e dare pace agli uomini che Egli ama» (Omelia nella Messa di Natale, San Leo, 25.12.2023).
Qualche giorno prima di Natale il Vescovo ha incontrato, presso l’Ospedale di Stato di San Marino, il mondo della sanità. Un incontro per esprimere riconoscenza a chi si dedica al servizio della salute dei cittadini e per porgere un cordiale saluto con gli auguri per il Santo Natale. Nel mondo della sanità si incontrano due realtà: «Da una parte il mondo della cura – spiega mons. Andrea sottolineando che tutti sono curabili, anche se non tutti guaribili – e dall’altra parte il mondo della sofferenza». Si pensa spesso che «il mondo della cura sia il più importante», ma anche «chi soffre ha un talento che può mettere a disposizione della comunità». «La sofferenza – aggiunge –, anche se apparentemente disumanizza (quando è molto forte), crea solidarietà, attenzione e cava fuori il meglio da ognuno».
Il Vescovo Andrea invita alla riflessione le autorità pubbliche, i medici e gli operatori sanitari sulle tre “nascite” che si celebrano nel Natale: la nascita del Verbo, «una nascita che è eterna, perché il Padre è eterno, il Figlio è il “tu” del Padre e lo Spirito li avvolge: Trinità d’Amore»; la nascita nel tempo, nella storia, del Verbo che si fa uomo nel grembo di Maria Santissima «per vivere con noi, quello che viviamo noi»; «quella del Signore che chiede di abitare la nostra persona: una nascita che responsabilizza».
Al termine dell’incontro il Vescovo è stato accompagnato nella visita di alcuni reparti ospedalieri. L’ultimo è stato la sala parto. Un momento commovente «nel vedere il luogo in cui tanti bambini sammarinesi vengono alla luce». Sulla parete «di fronte alla mamma che partorisce c’è un grande pannello con un’alba sul mare: uno scenario promettente». Gesù è nato per la vita! (Incontro con il mondo della sanità, Ospedale di Stato RSM, 22.12.2023).

Paola Galvani, gennaio 2024