Sacerdoti, Re e Profeti (seconda parte)

Scopriamone il significato

Domanda: A volte sento qualche prete dire con enfasi che noi laici siamo re (un titolo onorifico?), profeti (forse qualcuno lo è con la testimonianza), sacerdoti: ma in che senso? (Nino)

Nel numero precedente ne abbiamo compreso il senso cioè è una partecipazione a ciò che è proprio di Cristo. Cerchiamo ora di ricuperare il significato dei tre doni e compiti di tutto il Popolo di Dio.

Funzione sacerdotale e cultuale
Il sacerdote è il ministro del culto a Dio e della “casa” di Dio. Nel Nuovo Testamento la vera casa o tempio di Dio è Gesù Cristo e con/in Lui anche tutto il popolo cristiano, suo corpo mistico (cf. Gv 2,19-21; 1Cor 3,16-17). Infatti, “per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo” (Lumen gentium, 10).
Lumen gentium 34 estende questa funzione sacerdotale e cultuale a tutti gli aspetti della vita, perché ricevano la loro definitiva destinazione ed orientamento a Dio nella celebrazione eucaristica. Si realizza qui quella unione più volte desiderata ed auspicata, anche dai gruppi sinodali nella nostra Diocesi, tra la liturgia celebrata e la vita vissuta.

Funzione profetica
Il battezzato è profeta nella misura in cui legge in ogni momento di vita la traccia del regno di Dio che viene e il disegno del Padre nella storia. Il profeta non è colui che prevede il futuro, ma colui che vede il presente con lo sguardo di Dio, annunciando al mondo la presenza del Signore con la sua stessa vita. Inseriti nel Figlio partecipiamo pienamente della sua resurrezione. Per questo nel Battesimo riceviamo la veste bianca, che significa che il battezzato si è “rivestito di Cristo” (Gal 3,27): egli è già risorto con Cristo. Inoltre, si accende una candela attingendo la luce al cero pasquale: Cristo illumina il battezzato in modo che in Lui, il battezzato sia “la luce del mondo” (Mt 5,14), con la testimonianza delle proprie scelte di vita. Nel rito dell’effatà il celebrante ripete il gesto di Gesù toccando le orecchie e la bocca del battezzato, perché egli si possa “aprire” (effatà significa “apriti”) all’ascolto e alla proclamazione del vangelo con la parola e con la vita.

Funzione regale
Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica 786, il popolo di Dio partecipa alla funzione regaledi Cristo come Lui che esercita la sua regalità attirando a sé tutti gli uomini mediante la sua morte e la sua risurrezione (Cf Gv 12,32). Cristo, Re e Signore dell’universo, si è fatto il servo di tutti, non essendo «venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Per il cristiano «regnare» è «servire» Cristo (Lumen gentium, 36),soprattutto «nei poveri e nei sofferenti», nei quali la Chiesa riconosce «l’immagine del suo Fondatore, povero e sofferente» (Lumen gentium, 8, cf. anche Mt 25,31-46). Il popolo di Dio realizza la sua «dignità regale» vivendo conformemente a questa vocazione di servire Cristo e con Cristo. Questa azione regale riguarda la vita nella sua realtà e concretezza, inserendosi nella società civile, nella politica, nell’economica e nella culturale con una sua precisa ispirazione alla dottrina sociale della Chiesa (cf. Lumen gentium 36).
Il cristiano esercita queste funzioni anche verso la propria vita. «Non è forse funzione regale il fatto che un’anima governi il suo corpo in sottomissione a Dio? Non è forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza pura e offrirgli sull’altare del proprio cuore i sacrifici immacolati del nostro culto?» (San Leone Magno, Sermo 4,1).

don Raymond Nkindji Samuangala, dicembre 2023
 Assistente collaboratore Ufficio diocesano
per la Liturgia e i Ministri Istituiti