«Un po’ di cenere per ricordare chi siamo»

L’opposto del peccato non è la virtù, ma la fede

Cosa passa nella mente e nel cuore di un vescovo, dopo la nomina del suo successore? «La prima mattina da Vescovo emerito sono stato in cappella più del solito, davanti a Gesù Eucaristia. Ho esordito così: “A noi due!”. Non che l’apostolato e l’incontro con le persone sia altro… il Signore è il nostro tutto, sempre e comunque». Con queste parole, rivolte ai sacerdoti della Diocesi, il Vescovo Andrea ha descritto i primi attimi di silenzio dopo il rincorrersi di comunicazioni e immagini che il 3 febbraio scorso hanno attraversato la Chiesa di San Marino-Montefeltro. «Senza che la cercassi – prosegue – mi è risuonata in cuore un’espressione forte di sant’Agostino a proposito dell’incontro di Cristo con la peccatrice: “Relicti sunt duo, misera et Misericordia”. Mi è scesa nell’anima una grande pace. Con gratitudine guardo alla fede ed alla generosità di tante persone della mia Diocesi dimentico dei miei limiti e delle mie inadempienze: sono contento di loro!» (Lettera ai presbiteri per la Quaresima, 12.2.2024).
Qualche giorno dopo il Vescovo ha aperto la Quaresima «con un gesto semplice e austero, ma assolutamente eloquente»: l’imposizione delle ceneri. «Un po’ di cenere per ricordare chi siamo», commenta. «Un invito – prosegue – alla verità su noi stessi: siamo polvere e cenere. Un’esortazione al pentimento per i nostri peccati. Una ripresa del cammino verso il Signore». Mons. Turazzi paragona il tempo della Quaresima «ai riti e ai tempi di austerità, di purificazione, di penitenza che anche altre religioni prevedono». Ad esempio, tra il Ramadan dei musulmani e la Quaresima c’è qualche somiglianza, ma solo “esterna”. «Anche per noi cristiani – osserva – fare Quaresima comporta penitenze, elemosine, preghiere, ma sono tutte realtà nell’ordine dei mezzi, il fine è altro: rimettere Gesù al centro, fare la scelta di Dio». Come? «A volte – fa notare monsignor Andrea – pensiamo di cavarcela con un po’ più di impegno, con la forza della volontà, col dominio di noi stessi, con una maggiore attenzione ai nostri atti, salvo poi cadere nei medesimi difetti, restare impigliati nei nostri vizi, constatare la nostra inconsistenza. Per questo c’è chi si affligge, si abbatte, è deluso. E si conclude, con amarezza, che non fa per noi: “Lasciamolo fare ai santi, a quelli che sono straordinari…”». Si evince che «l’opposto del peccato non è tanto la virtù, che pur ci vuole insieme all’impegno e all’attenzione, ma la fede: credere al Signore Gesù, affidarsi alla sua grazia». La conversione è possibile come «dono da chiedere e da ricevere attraverso i sacramenti». Tuttavia, precisa, non bisogna «essere passivi, considerando la santità come una grazia che piove dal Cielo, come una magia; al contrario l’impegno penitenziale è teso ad esprimere la nostra fede». «Proprio perché il Signore è così importante nella mia vita – spiega il Vescovo – pongo dei segni che lo esprimano, che proclamano che veramente è più importante del cibo, più importante della carriera, più importante di tutto» (Omelia nella Solennità del Mercoledì delle Ceneri, Pennabilli, 14.2.2024).
Una pratica della conversione è la preghiera, messa a tema da papa Francesco in questo “anno della preghiera” in preparazione al Giubileo del 2025. «Tutti possiamo pregare. Tutti siamo benedetti dal Signore, tutti possiamo benedire il Signore». Il Vescovo Andrea sottolinea tre caratteristiche della preghiera. La preghiera è necessaria alla vita umana «perché è il respiro dell’anima». Anche chi non è credente «avverte che siamo fatti per l’infinito, anche se non gli dà il nome di Gesù Cristo; basta guardare un tramonto o salire sulla cima di un monte: il cuore si apre al mistero». La preghiera è necessaria anche perché, così ha detto il Signore, «senza di me non potete far nulla». La preghiera è utile perché, guardando l’umanità attorno a noi e lontano da noi, con le guerre che non finiscono mai, ci consente di intervenire. «La nostra preghiera – chiarisce il Vescovo – può dare forza ad una mamma che sta piangendo per il suo bambino, può guidare un soldato a non essere senza pietà o esortare un diplomatico a non arrendersi». E aggiunge: «La preghiera è utile anche per noi, per le nostre famiglie».
La preghiera è bella. Il Vescovo si sofferma sul brano della Trasfigurazione, quando Pietro, di fronte allo splendore di Gesù Trasfigurato, propone di costruire una tenda per Gesù, una per Elia e una per Mosè, e mette in guardia da due equivoci. «Per fare una tenda servono il telo, i picchetti, il palo di legno che la sostiene – osserva –, pertanto Pietro scappa davanti “a Gesù che si autodona”, invece di stare con lui». Quante volte capita anche a noi! Il secondo equivoco è quello di «rinchiudere Gesù sotto una tenda per custodirlo, ma, in fondo, per incasellarlo». Mons. Andrea sottolinea, al contrario, che Gesù «non sta nella teca che noi gli prepariamo, anzi è lui che ci avvolge con la sua nube, segno di tenerezza, simbolo del suo abbraccio» (Omelia nella II domenica di Quaresima, Pennabilli, 25.2.2024).
All’inizio di febbraio la Regione Emilia-Romagna ha deliberato (evitando un più approfondito confronto legislativo e attribuendosi competenze che non spettano, di per sé, alle singole regioni) a proposito del suicidio assistito. «Una forzatura istituzionale e giuridica», commenta mons. Andrea rivolgendosi ai presbiteri riuniti per l’incontro mensile di spiritualità. «Come Chiesa – prosegue – abbiamo doverosamente una parola da dire e non ci mancano gli strumenti e la competenza dei collaboratori; oggi è più che mai necessario in tutti un supplemento di sapienza che sappia vedere sempre qual è il bene intangibile della persona, individuando correttamente ciò che deve essere assicurato ad ognuno». E conclude rilanciando le parole di papa Francesco: «La vita è un diritto, non la morte», che «va accolta, non somministrata» (Incontro di spiritualità per i presbiteri, Pennabilli, 16.2.2024).

Paola Galvani, marzo 2024